Incompiutezza

25 dicembre 2009

Trovato neonato in una stalla

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25 dicembre 2009

“Trovato neonato in una stalla – La polizia e i servizi sociali indagano” “Arrestati un falegname ed una minorenne”

L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che aveva scoperto una famiglia di extracomunitari accampata in una stalla.

Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre, in condizioni sanitarie deprecabili, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne. Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi blindati delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H. di Nazareth, ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.

Il Ministero degli Interni e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il Paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero infatti essere degli spacciatori internazionali, dato che erano in possesso di un ingente quantitativo d’oro e di sostanze presumibilmente illecite.

Nel corso del primo interrogatorio in questura gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con Al Quaeda.

Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.

Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due. Nel frattempo, Maria H. è stata ricoverata presso l’ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche.

Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna, che afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio. Il primario del reparto di Igiene mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: “Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio – come in questo caso – la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti non migliora certo il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per un paio di anni, le persone coinvolte – compresi i tre trafficanti di droga – potranno tornare ad inserirsi a pieno titolo nella società.” Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di droghe.

Pare infatti che affermino di essere stati costretti a recarsi nella stalla da un uomo molto alto con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (!), il quale avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Un portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti delle droghe a volte sono imprevedibili, ma si tratta senz’altro della scusa più assurda che io abbia mai sentito da parte di tossicodipendenti. “

Grazie all'autore della mail
che mi è stata girata

13 dicembre 2009

LAICI – Giustificatevi…..

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Adesso ci si deve giustificare di essere laici.
È straordinaria la rapidità con cui è mutato il clima culturale nel nostro paese.

Sino a ieri tutti si dichiaravano laici, con zelo, sia pure con l’aggiunta di «sani» o «positivi».

Adesso è diverso:
se critichi la Conferenza episcopale italiana
o approvi la sentenza di Strasburgo sul crocifisso nella scuola pubblica
devi offrire le credenziali che non sei nemico della religione, della Chiesa, anzi di Dio.

Ci si mettono anche i laici pentiti con le loro raccomandazioni.
Quando rivendicano con enfasi la religione come componente costitutiva del pluralismo democratico (salvo smentirsi immediatamente parlando del cattolicesimo
come irrinunciabile indicatore di identità storica nazionale)
citano Rawls e Habermas.

Credono di essere nell’America di Barack Obama
o nella civile Germania multiconfessionale.

Siamo invece in un paese
dove la semplice proposta del pluralismo nell’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole
e la loro analisi comparata viene respinta come l’equivalente del famigerato relativismo.
Come tradimento della tradizione cattolica del popolo italiano.

A questo punto, anche il più disponibile dei laici perde la pazienza.

È finito il tempo del «dialogo tra laici e cattolici» inteso nel modo tradizionale.

È opportuno prenderci una pausa di silenzio e rimettere a fuoco parametri e argomenti su cui rimisurare le distanze.

Per cominciare, si fa un gran parlare della religione nello spazio pubblico,
dimenticando che la dimensione pubblica è definita proprio dalla laicità.

L’essere laico non è un fatto privato,
riconducibile alle categorie soggettive del «credere/non credere»
- come si pensa comunemente -
ma è una dimensione pubblica che prescinde dalle credenze.
È l’istituzionalizzazione del principio del pluralismo dei convincimenti.
La laicità è parte dello statuto della cittadinanza.

In questo è il fondamento dell’etica pubblica.

Laico è il cittadino che esercita il diritto di decidere autonomamente della propria condotta morale
di vita.

In questo senso tutti sono o dovrebbero essere laici.

Ma allora nasce il grave problema di coerenza per i cattolici-clericali che si riservano di condizionare la loro lealtà allo Stato democratico quando legifera in modo contrario ai loro convincimenti.

Si badi: non contro la loro libertà di fede e di comportamento, ma contro la loro opinione su come gli altri cittadini devono comportarsi.

Qui nasce il contrasto con la dottrina e la strategia della gerarchia della Chiesa
quando mira a determinare in modo autoritativo l’etica pubblica del paese,
in particolare nelle
«questioni che fanno riferimento all’area della soggettività personale».
(Faccio notare che questa sintetica e esplicita espressione è stata coniata dal card. Ruini per qualificare il Progetto culturale cattolico da lui messo in moto).

Detto questo, va chiarito un punto molto importante.
Il concetto di etica pubblica è ampio.
Chi è laico, nel senso che stiamo illustrando,
può avere larghi spazi di convergenza
con le posizioni della gerarchia ecclesiastica su altri temi sociali e culturali.

Penso alla difesa dei diritti degli immigrati, o all’azione di contrasto di ogni forma di razzismo.
Su queste e altre questioni ci può e ci deve essere convergenza.

In questa situazione il laico deve assumersi i seguenti compiti:

(a)
Sostenere con fermezza la legittimità del contrasto di visioni etiche e la illegittimità della
prevaricazione autoritativa, tramite norme di legge, da parte di una maggioranza che non riconosce
la pari dignità etica di chi non la pensa come lei.
In questo modo si concretizza il principio della
laicità come statuto della cittadinanza e non come questione di convincimenti personali e di stili di
vita, da regolamentare secondo i criteri delle convinzioni della maggioranza.

(b)
Contestare gli equivoci che esistono a proposito dello «spazio e del discorso pubblico»,
distinguendo nettamente tra l’accesso alla sfera pubblica, aperto e praticato senza restrizioni dalla
Chiesa, e l’azione strategicamente mirata a influenzare con ogni mezzo la deliberazione politica.

(c)
Combattere le confusioni tra scienza e teologia a proposito dei concetti di natura e di vita che
sono diventati cruciali per l’etica pubblica.
Da anni nel mondo cattolico
si discute di biotecnologie,
di testamento biologico,
di famiglia «naturale»
mescolando in modo arbitrario
argomenti che si pretendono razionali e scientifici, «puramente umani», con assunti di fede.

Il punto culminante è l’idea di vita (anzi di Vita),
potente veicolo di una visione religiosa
che diventa ostinato rifiuto di altre visioni della vita umana,
interpretata in modo diverso nella sua concreta storicità,
con quel che segue per i rapporti procreativi, sessuali, familiari – giù giù sino alla contraccezione.

(d)
Aprire un dibattito culturale qualificato di carattere storico-critico
sulla formazione della dottrina e della dogmatica cristiano-cattolica
(anche in risposta ai discorsi del Pontefice sulla razionalità
della fede,
sul logos,
l’illuminismo,
l’ellenizzazione del cristianesimo ecc.).
In questo senso parlo della necessità che i laici
siano competenti di teologia e della sua storia.

Il disinteresse del pensiero laico per la riflessione teologica
ha portato alla clericalizzazione della teologia stessa
diventata strumento per tenere in minorità intellettuale i credenti.

Naturalmente conosco le seccate repliche dei teologi professionali
che mi accusano di ignorare la loro produzione.

Ma il punto non è il professionismo degli esperti bensì la «teologia pubblica»,
per così dire.
In questo contesto vorrei sollevare alcuni punti problematici.

L’approccio etico-religioso oggi dominante mantiene sfocati (o semplicemente non detti)
i riferimenti ai grandi dogmi teologici
della colpa originale,
della redenzione,
della salvezza che storicamente sono (stati) tutt’uno con la dottrina morale della Chiesa.

Oggi questi temi teologici sono diventati incomunicabili a un pubblico religiosamente de-culturalizzato.

La teologia morale è interamente assorbita dalla tematica della «vita» e della «natura»
con modalità che rischiano di farla cadere in forme di bio-teologismo
o di risacralizzazione naturalistica
carica di risentimento verso le scienze biologiche e le teorie dell’evoluzione.

La teologia diventa sacra biologia.

Nel frattempo però si è verificata una straordinaria mutazione silenziosa:
la Chiesa,
nella sua comunicazione pubblica odierna,
trasmette un’idea tutta positiva di natura/naturalità originaria –
rimuovendo d’un colpo tutti gli aspetti tremendi
che per secoli hanno prodotto e accompagnato l’idea della natura decaduta con il peccato.
E le connesse paure di punizione.
Gran parte della dottrina morale sessuale cattolica
è stata costruita sull’assunto della natura corrotta
e sulla minaccia della punizione.
Ma oggi i teologi morali fanno finta di niente.

Tratto da:
Dobbiamo giustificarci di essere laici?
di Gian Enrico Rusconi
in “La Stampa” dell'11 dicembre 2009

12 dicembre 2009

I gusti dell’uomo gusti di Dio?

I dibattiti che scuotono la Chiesa…..
…La cosa si esprime talvolta in maniera divertente.

 

Ad esempio, leggevo recentemente, sul blog di un amico prete,
questa brusca domanda di una giovane donna:
“Lei è di quella generazione di preti che mescolano il divino e l’umano?”.

 

Ebbene sì, signorina!

 

Permetta che le risponda a nome di quell’amico.
È proprio questo che succede nella messa.
Ascolti questa preghiera, che un tempo era chiamata “segreta”, e che il celebrante pronuncia nel momento in cui versa una goccia d’acqua nel vino:
“Come quest’acqua si mescola al vino per il sacramento dell’Alleanza, possiamo noi essere uniti alla divinità di Colui che ha preso la nostra umanità.”

 

E non è un’invenzione recente: la preghiera figura tale quale, in latino, nel messale antico!
Questa “mescolanza” del Cielo e della Terra risplendette in Cristo, “vero Dio, vero uomo”, e si esprime nel modo più completo nella celebrazione eucaristica, quel meraviglioso gesto nel quale il Cielo viene sulla Terra perché la Terra sia in Cielo. Ne consegue che noi, cristiani, assumiamo alla sequela di Cristo, nella nostra carne, questa doppia identità.

 

(…)
… noi viviamo alternativamente con maggiore insistenza l’uno o l’altro di questi due aspetti. Ci sono periodi di conversione, di deserto, in cui la nostra anima geme presso Dio, in cui vorremmo già, come gli angeli, sederci sugli scalini del trono del Signore e cantare le sue lodi tutto il giorno.
E poi ci sono i momenti in cui ci “rimbocchiamo” le maniche per essere, in mezzo ai nostra fratelli e sorelle umani, coloro che fanno già realizzare la pace, la giustizia e la tenerezza divine. Talvolta, sospiriamo di desiderio per il Signore, e talvolta siamo mediatori del desiderio di Dio, della sua sollecitudine verso ciascuno, e rivolgiamo il nostro sguardo al prossimo.

 

Questa tensione, che abita ciascuno di noi,
attraversa anche la Chiesa.
Servizio di Dio o servizio degli uomini?
La linea da tenere è certamente una linea di cresta che, pur essendo talvolta instabile, è il luogo della migliore luce.
Vi si coglie il primo chiarore dell’alba ad est,
vi si raccolgono gli ultimi fuochi del giorno ad ovest.
Sulla linea di cresta, i due aspetti della vita cristiana sono nella luce… la luce di Dio.
E se tuttavia occorresse scegliere?
Ah, com’è grande la tentazione del Cielo!
Perché sopportare questo mondo di fango e di fatica, mentre abbiamo a portata di mano un azzurro etereo e di beatitudine?
In fin dei conti, che cosa c’entriamo noi con il “mondo”, quel luogo temibile del compromesso, anzi della compromissione, così lontano dai nostri sogni di purezza?
Eppure, tutti i grandi maestri spirituali mettono, senza esitare, la carità prima della lode, e la Terra prima del Cielo.
San Paolo, prima di tutti (“Se non ho la carità…”).
Nella gerarchia delle urgenze,
tutti affermano che Dio ha più bisogno delle nostre braccia che dei nostri inni o della nostra adorazione.

 

E quando Cristo stesso ci lascia intravvedere il tempo del giudizio (Matteo 25),
il problema è proprio di sapere se abbiamo dato dell’acqua o del pane a coloro che ne hanno bisogno e con i quali egli si identifica.

 

Non si parla affatto della bellezza o della regolarità del culto che noi abbiamo reso a Dio.

 

Allora, le bellezze spirituali,
le eleganze liturgiche, sì – alla espressa condizione che abbiano come esclusivo obiettivo di alimentare lo zelo della nostra carità.
Noi non lodiamo Dio perché la sua gloria ha bisogno delle nostre deboli voci.
I profeti per primi si sono fatti interpreti del disinteresse di Dio (del suo disgusto, addirittura) per le nostre ostentate devozioni.
Noi lo lodiamo perché questo canto, anche incerto, è la nostra gioia.
E come i genitori benevoli collezionano i disegni maldestri e le collanine di pasta dei loro bambini,
il Signore accoglie con tenerezza le nostre povere parole e le nostre maldestre gesticolazioni.

Tenere insieme Cielo e Terra
di Pietro de Paoli, scrittore
in “La Croix” del 5 novembre 2009 (traduzione: www.finesettimana.org)

11 dicembre 2009

BAMBINE? lontane dall’altare. Di più…..

Un fenomeno si sta diffondendo all’interno della Chiesa francese:
l’esclusione delle bambine dalla funzione di chierichette.

Parrocchia di Notre Dame de l’Assomption di Bayonne.
Fino al mese d’ottobre, due bambine di 9 e 10 anni svolgevano quella funzione.
Il nuovo parroco François de Mesmay non lo ha apprezzato.
Ha spiegato alle bambine, alla loro mamma e al quotidiano Sud-Ouest che il servizio
all’altare “è riservato ai ragazzi”.
Perché sarebbe “in quel luogo che si preparano le vocazioni ecclesiastiche di cui la Chiesa ha bisogno”.

Secondo Christine Pedotti, questa evoluzione corrisponde allo sviluppo di un discorso “differenzialista” da parte di certi vescovi, che viene evidenziato da una separazione fisica sempre più netta tra ragazze e ragazzi.
Senza ragazze all’altare, i ragazzi sarebbero meno distratti… Le ragazze, da parte loro, devono subito capire che hanno dei compiti “femminili” da svolgere nella Chiesa.

Il vescovo di Le Puy, monsignor Henri Brincard,
ha teorizzato i principi delle “Servitrici della liturgia”.
 …“delle iniziative liturgiche che hanno una grazia propriamente femminile per le ragazze”.
Secondo Christine Pedotti, monsignor Brincard è uno dei principali ideatori
di questa nuova differenziazione sessuale.

Il sito internet della parrocchia Notre Dame du Travail a Parigi:
i compiti delle

“Servitrici dell’assemblea”:
 “Sono incaricate
del ‘clima’ nell’assemblea, durante le celebrazioni.
Come vere padrone di case,
sono attente all’assemblea, e,
con discrezione, fanno in modo che ciascuno sia a proprio agio e trovi il proprio posto nella chiesa.
(…)
Possono accogliere in particolare i bambini più piccoli, distribuendo loro pastelli e matite…”

I ragazzi, invece,
sono dei “servitori di messa”.
Il loro ruolo: “Sono incaricati di intervenire, nel coro della chiesa, accanto ai preti, per i gesti pratici che sono necessari per la messa e la liturgia.”

Tratto da:
Niente bambine all’altare!
di Henrik Lindell
in “Témoignage chrétien” n° 3373 del 3 dicembre 2009
( www.finesettimana.org)

CONSIDERAZIONI PERSONALI:
Almeno in Francia si assiste ad un vivace pluralismo del popolo cattolico,
che si è organizzato per rispondere alle sfide della società,
e allo stesso tempo, questo caso, dimostra come ci siano vescovi con diverse opinioni.

A differenza del vescovo citato nell'articolo,
ce ne sono altri vescovi francesi
che la pensano in maniera diversa ed è positivo,
perché esprime una pluralità che non intacca la fede fondamentale del Cristiano,
ma discute solo su elementi accessori e temporali,
che per alcuni catastrofisti divengono “i fondamentali”.

E' chiaro che taluni Gerarchi pensano, così di arginare la crisi vocazionale... dei maschietti....

Mentre se non ricordo male
in IRLANDA CATTOLICA
codesto problema dei maschiettini con la gerarchia cattolica sta svelando
qualcosa di enorme,
coperto pluridecenalmente da gerarchia e politici "cattolici"
e ora la pentola a pressione è esplosa.....
svelando aberrazioni peggiori di quelle emerse negli anni scorsi in USA....

10 dicembre 2009

EMMAUS (Alessandro Barricco)

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Emmaus   di Alessandro Baricco

Su radio3 ne ho ascoltato l’intervista all’autore qualche giorno fa.
Mi interessa.

Io devo sentire a “a pelle” che un determinato libro mi chiama…

e in questi decenni non ho mai sbagliato.

Poi potrò giudicarlo più o meno interessante, ma è importante che sappia richiamare ad un interesse a farsi leggere.

Titolo:
Emmaus
Autore: Baricco Alessandro
Prezzo:  € 13,00 
2009, 139 p.,
brossura
Editore Feltrinelli  (collana I narratori)
Descrizione di “EMMAUS”

“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”. “Un libro su com’è difficile vedere davvero, in tutti i tempi e in questo nostro tempo.”
 http://www.libreriacoletti.it/product/688505/1/46/5/0/0/emmaus.aspx

Un romanzo fulmineo, che condensa in 140 pagine di eleganza narrativa, la storia paradigmatica di quattro ragazzi d’oggi; diciottenni aggrappati a una normalità soffocante e sconfortante, che si affacciano all’età adulta divisi tra incrollabili certezze e indecisioni paralizzanti, slanci coraggiosi e paure recondite.
Sono Luca, Bobby, il Santo e l’anonimo narratore: ricordano i “quattro amici al bar” della nota canzone di Gino Paoli ma declinati in versione “religiosa”. Al “bar” preferiscono la parrocchia e il volontariato, all’”anarchia e alla libertà” contrappongono un mondo dai “confini fisici molto immediati, e confini mentali fissi come una liturgia”. Nel corredo della loro normalità la fede è un lato irrinunciabile (“siamo cattolici – credenti e cattolici”), ma proprio in questo terreno di ordine, tranquillo e apparente, germoglia il seme di una qualche follia, sconosciuta a tutti, persino a loro stessi. Una follia che rischia di farli sconfinare in un mondo diverso, parallelo al loro ma completamente alieno: è la dimensione popolata da “quegli altri”, quelli per cui la “chimica della vita non produce formule esatte ma spettacolari arabeschi”. Non sono morali, né prudenti, non hanno vergogna, sono naturalmente ricchi e, cosa che li rende davvero diversi, dispongono di destini tragici. Andre appartiene a questa dimensione. Il suo vero nome è Andrea ma è una ragazza: bellissima, senza ostentazione, disinibita, è di tutti e di nessuno, irraggiungibile, segnata irrimediabilmente dalla vita. Come un ciclone si insinuerà tra i componenti del gruppo, dapprima nelle loro menti, poi nei loro cuori e nei loro corpi. In lei si perderanno in più d’uno o tutti e quattro, scoprendo così il vero significato del dolore, del sesso, persino della morte. Tutto quello che è davanti ai loro occhi, ma tuttavia non è visto e capito, potrebbe finalmente rivelarsi nella sua pienezza e verità. Come nell’episodio dei discepoli di Emmaus, il brano del Vangelo preferito dai protagonisti, in cui la natura del Messia si rivela quando lui è ormai svanito.
Parabola di vita, romanzo di formazione, Emmaus segue il percorso di quattro giovani uomini alla scoperta del mondo e di loro stessi, delle loro potenzialità positive e negative, dei labili confini tra perdizione e salvezza. Sullo sfondo gli adulti, i genitori, rimangono figure evanescenti. Solo a tratti escono dal loro torpore per cercare un contatto con i figli, con imbarazzo e quasi con timore. “Non leggono la burrasca in arrivo così li lasciano andare al largo”.
Baricco invece ci spalanca le porte delle loro giovani menti e mette a nudo le loro anime acerbe. Le racconta attraverso le loro stesse parole e ci trascina così vicini ai loro cuori che ci sembra di sentirli battere nelle pagine.
http://www.ibs.it/code/9788807017988/baricco-alessandro/emmaus.html

9 dicembre 2009

APOSTASIA ? – Io, no! (Marco Veilleux)

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http://www.ledevoir.com/non-classe/243250/pourquoi-je-n-apostasie-pas

Pourquoi je n’apostasie pas

Avant le pape,
les cardinaux
et les évêques,
l’Église, c’est l’ensemble des baptisés,
ce «peuple de Dieu» en marche dans l’histoire.

 

À la suite de le concile Vatican II, nous sommes intimement convaincus
que les joies et les espoirs, les tristesses et les angoisses des hommes et des femmes
de ce temps,
des pauvres surtout
et de tous ceux et celles qui souffrent,
sont aussi les joies et les espoirs, les tristesses et les angoisses des disciples du Christ,
et qu’il n’est rien de vraiment humain qui ne trouve écho dans notre coeur.

 

Certes,
plusieurs ne comprendront jamais cette volonté indéfectible de demeurer dans l’Église catholique.
Ils nous jugeront irresponsables, naïfs ou carrément aliénés…

 

Je n’ai rien de mieux à leur rétorquer que ces propos tenus, en 1993,
par Mgr Robert Lebel,
à l’occasion des funérailles de Simonne Monet-Chartrand
(cette grande militante féministe, profondément chrétienne tout en étant profondément critique de l’institution catholique):

 

«Les croyants qui sont d’un incroyable sens critique envers l’Église,
et inébranlables dans leur appartenance à cette même Église,
sont les témoins dont elle a besoin pour progresser.
Ces témoins sont d’autant plus efficaces qu’ils sont de l’intérieur.
Ils sont de l’Église,
ils sont l’Église qui s’autocritique
pour replacer sans cesse sa double fidélité au Christ et au monde dans lequel il s’est incarné.»

 

Voilà le défi qui se pose aujourd’hui à un bon nombre de catholiques:
conjuguer,
dans une tension féconde et jamais résolue,
un incroyable sens critique envers l’Église
et une inébranlable appartenance à cette même Église.
Une telle position est dérangeante et inconfortable,
mal vue autant à «gauche» qu’à «droite», si ce n’est bêtement ridiculisée…

 

Oui, je le confesse:
il m’est impossible de quitter l’Église catholique depuis ce moment
où j’ai saisi qu’au-delà de ses nécessaires — mais souvent défaillantes —
structures visibles,
elle est, pour moi, une «terre natale».

 

Lieu où j’ai été plongé dans la mort et la résurrection du Christ;
lieu qui m’a vu naître à l’Évangile;
lieu où l’Esprit m’appelle continuellement à la liberté du Royaume.
Mémoire vivante de tout un peuple,
le mien,
cette Église est mon héritage inaliénable de baptisé.

 

L’espace à partir duquel j’essaie, avec d’autres,
de bâtir une société meilleure et où,
comme nous l’affirmons à la fin du «Symbole de Nicée-Constantinople»,
j’attends la vie du monde à venir.

 

Lorsque la tentation de la rupture devient forte,
je m’attache à ces vérités fondamentales.
Je me souviens alors de ma responsabilité,
de mon devoir et de mon droit de vivre,
de parler et d’agir en cette Église qui est la mienne.

 

Une Église à l’intérieur de laquelle,
à l’image de la maison du Père,
beaucoup peuvent trouver leur demeure (cf. Jean 14, 2).

 

Voilà pourquoi, malgré tout, je n’apostasie pas.

Tratto da:
Pourquoi je n’apostasie pas
Marco Veilleux
Le devoir.com

8 dicembre 2009

EUTELIA E 9.000 FAMIGLIE VERSO IL DISASTRO

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Cari Amici
scusate se vi chiedo un piccolo aiuto;

  

io a altri 1191 colleghi della ditta Agile ex Eutelia una sede è anche a
Pregnana Milanese (tutti derivanti da aziende come Olivetti e Bull): a fine
anno saremo tutti licenziati probabilmente senza poter usufruire degli
ammortizzatori sociali.

  

Ben presto a noi si uniranno altri 6600 colleghi di Phonomedia uno dei più
grandi call-center in Italia.

  

Tutto ciò grazie a degli imprenditori che qualcuno, con un eufemismo, ha
definito “diversamente onesti”

 

Questo sta accadendo nel silenzio più totale, nonostante varie
manifestazione anche eclatanti
(incatenamenti davanti a Ministeri competenti, salite sui tetti delle sedi,
occupazioni delle sedi),
sembra che nessuno si accorga di noi.

 

Il Governo ci ignora, sembra che il destino di quasi 9000 famiglie non lo
interessi nemmeno!

Non stiamo percependo alcun stipendio nè rimborsi spese ormai da 3 (tre)
mesi !!!!!!!!!!.

  

 

 

Tutto quello che vi chiedo è :
Inviare al più presto una mail con l’allegato al maggior numero di amici
possibile, con la preghiera che loro lo inviino al maggior numero di amici
possibile.

 

In questo modo in pochi giorni migliaia, forse,milioni di persone saranno al
corrente di quanto ci sta succedendo e chissà che la voce non arrivi a chi è
in grado di farsi sentire.

 

Per cortesia, fate capire ai vostri amici che NON è la solita catena di
S.Antonio, NON è uno scherzo si tratta di 9000 famiglie che non sapranno
come arrivare a fine mese !.
Vi ringrazio di cuore fin d’ora

E-mail firmata

p.s.
se qualcuno vuole dei chiarimenti divulgate pure il mio ind.mail e i miei
numeri di telefono, mi fido di voi.

 

7 dicembre 2009

CROCIFISSO: l’ebreo Gesù se ne andrebbe….

Si può dubitare della saggezza di una battaglia contro il crocifisso,
quando ci si dovrebbe unire per rispondere a tanti gravi problemi,
ma se il crocifisso è inviso a tanti,
la colpa è degli abusi che i cristiani ne hanno fatto:
per opprimere,
perseguitare,
affermare sé stessi.

In questione c’è la obbligatorietà della affissione dei crocifissi nelle scuole statali, come ‘complementi d’arredo’.

L’esposizione nelle scuole, dice la Corte, inoltre viola l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre,

anche indirettamente,  credenze,
nei luoghi in cui le persone sono a suo carico
o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili,
come è il caso di menti giovanili in formazione.

Altro è che in singole scuole genitori,
insegnanti, alunni si accordino per esporre un simbolo religioso (o per fare il Presepe).

Né si tratta quindi dello spazio pubblico in genere,
in cui tutte le espressioni religiose e culturali debbono potersi rappresentare.

E i cristiani italiani dovrebbero ricordare altre cose.

Quest’obbligo deriva, con varie tappe e svolte,
dal riconoscimento della religione cattolica come religione di stato (salvo tollerare le altre), ormai non più vigente,
del che i cattolici dovrebbero per primi rallegrarsi, così come, dopo decenni,
hanno riconosciuto come benedizione per la Chiesa la fine del potere temporale.

Quando, con le infami leggi razziali del 1938, ne furono scacciati gli ebrei,

nelle aule scolastiche italiane rimase l’ebreo Gesù,
ma solo perché inchiodato.

Se ne sarebbe andato volentieri.

E certo vorrebbe andarsene da dove, a torto o a ragione,
la sua presenza è vissuta come una imposizione,
soprattutto da parte di chi non lo riconosce in ogni essere umano,
specialmente se povero,
migrante,
rifugiato,
‘diverso’,
oppresso,
perseguitato,
umiliato,
carcerato.

Lasciamolo andare dalle pareti
e ripetiamo invece il suo gesto di inginocchiarsi a lavare i piedi all’umanità sofferente.

Brano da:
A proposito del crocifisso. In gioco non è Gesù, ma la nostra identità
di Maria Cristina Bartolomei
in “Jesus” n. 12 del dicembre 2009

6 dicembre 2009

Ringrazio Dio (Le ali della libertà – C.M.Martini-ott.2009 )

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LE ALI DELLA LIBERTA’ di Carlo Maria MARTINI

Sono due mesi che ho acquistato il libro,

107 pagine

Non lo sto leggendo,
ma lo sto respirando in particolari momenti di silenzio.

propongo questo brano a pag.25:

«…Paolo rende grazie a Dio.
Bisogna sempre prima di tutto ringraziare.

Io ricordo che quando facevo le Visite pastorali di solito il Consiglio pastorale cominciava così:
“Purtroppo siamo pochi,
siamo sempre gli stessi,
non riusciamo a fare quello che ci proponiamo,
ci mancano i giovani,
ecc.”»

e io dicevo:

“Ma non avete niente da ringraziare Dio?
Non capite che il solo fatto di vivere la fede in un contesto così pagano è un dono immenso di Dio?”.

Anzitutto ringraziamo Dio per questa Chiesa,
per questo Papa,
per queste realtà,
anche se poi abbiamo certamente qualcosa da criticare.

Poniamo sempre tutto in un quadro di ringraziamento.

Ringraziamo Dio per ciò che siamo,
per ciò che ci ha dato,
per la nostra Chiesa,
per la nostra Comunità,
per la nostra Parrocchia.

Sarebbe bello
se un prete andasse sul pulpito e dicesse:
“Ringrazio Dio perchè ci siete
ringrazio Dio
per la vostra fede,
pazienza,
perseveranza”.»

 

Titolo:
Le ali della libertà.
L’uomo in ricerca e la scelta della fede
Autore:  Martini Carlo M.
Prezzo: € 15,00
uscita: ott. 2009, 109
p., rilegato
Editore:  Piemme   

Attraverso la ricca filigrana della Lettera ai Romani, Martini riflette sul come usare le parole antiche della Scrittura per comunicare oggi i contenuti eterni e universali del messaggio d’amore di Gesù. Occorre non distanziarsi dal vocabolario biblico ed evangelico, ma ridirlo in maniera comprensibile, quasi colloquiale, affinché l’essenza dell’annuncio arrivi a tutti. È un lavoro lungo e impegnativo, che presuppone di aver interiorizzato tutto il messaggio a cui – con profonda libertà interiore – si è scelto di aderire. È un profondo scavo in se stessi, che richiede di essere talmente penetrati dal Mistero di Gesù da poterlo raccontare in tutte le forme possibili, sia quelle più classiche sia quelle più moderne, senza tradire il pensiero fondamentale.
Una lettura affascinante, in cui trovano finalmente conciliazione Parola e Amore, Ragione e Carità, logos e agape, le ali della libertà per librarsi nell’Assoluto di Dio.
http://www.libreriacoletti.it/product/677060/1/14/28/0/0/ali_della_liberta_le_.aspx

5 dicembre 2009

Dichiarazione Diritti dell’uomo… e Migliore parla….

“Diamo pieno sostegno alla necessità
di proteggere i credenti da discorsi e
azioni ostili alle loro convinzioni.

Riteniamo
tuttavia che tale protezione
possa essere meglio raggiunta
dando piena efficacia al diritto degli individui
e delle comunità
alla libertà religiosa come enunciata
nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo,
nell’Alleanza universale sui diritti civili, culturali e
politici
e nella Dichiarazione sull’eliminazione
di ogni forma d’intolleranza e
discriminazione sulla base della religione
o delle credenze.”

Dalla Relazione alle rappresentanze
delle organizzazioni non
governative (ONG) d’ispirazione
cattolica (16.9.2009),
mons. Celestino Migliore
nel programma
di lavoro della delegazione della
Santa Sede.

Reverendissimo Padre,
in che data il Vaticano ha sottoscritto le sopraindicate dichiarazioni??????

Lo sò…
non avrò mai risposta….

non c’è….

4 dicembre 2009

Messori, Politi, Tornielli. I cattolici al confino

I convertiti possono essere un pericolo?
Non sono per caso passati da un fondamentalismo laico, mutatis mutandis, ad un fondamentalismo cattolico?

E’ la domanda che da una vita mi faccio intorno alla particolarissima figura di Vittorio Messori,
che da vecchio convertito, autorizzato a interviste famose…

si sente sempre autorizzato a dire ogni sorta di stramberie,

cosicchè, sui media italiani,
al posto di ascoltare le comunità cattoliche, il mondo cattolico delle parrocchie, dei popoli delle diocesi,
si ascoltano stramberie di cattolici sulla cresta  dell’onda dei mass-media (sulle dita di una mano)
stramberie di gerarchi della Chiesa Cattolica in vena di onnipotenza,
in questo aiutati da  giornalisti come Politi o Tornielli o La Rocca
che diffondono sui media soltanto le voci dei gerarchi come l’unica voce di tutto il mondo cattolico,
che invece si esprime in ricchi e variegati modi e modalità e persone.

Ma per i giornalisti-giocatori dei media,
fa più gioco lanciare le provocazioni
scrivendo continuamente…
La Chiesa…… (invece di alcuni prelati vaticani)
Benedetto XVI….
Bertone….
Messori…..
la principessa Borghese….

Messori, non ricorda un tubo, di come era il mondo ecclesiale negli anni 30-40-50, come era la formazione dei sacerdoti, eppure discetta dottamente  senza cognizione di causa.

Il 30 nov. 2009 difende le radici cristiane brandendo la croce anche lui, presa dalla bandiera elvetica.
Scrive:
“Anche per questo è significativo l’esito del referendum indetto non tanto contro i luoghi di culto islamici quanto contro il manarah, il «faro» in arabo,
il minareto che contrassegna gli spazi della preghiera musulmana.
Copiato dai cristiani, sostituendo alla cella campanaria il balconcino per il muezzin che cinque volte al giorno salmodia il Corano invitando alla preghiera,
il minareto è parte imprescindibile della moschea. È il segno dell’islamizzazione”…

“Può esserci del positivo, malgrado le rampogne dei vescovi: innanzitutto, la riscoperta della nostra civiltà e cultura,
abbandonando quell’«inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente»,
per usare le parole di Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale e ricordava agli europei che nella loro storia le luci, malgrado tutto, prevalgono sulle ombre.”

Messori!!!!
non dimentichi nulla?
Non abbiamo copiato anche noi dagli islamici qualche atto religioso?????….  prova a ricordare…????
Francesco d’Assisi di ritorno dalla Palestina islamica ed aver incontrato il Saladino….
…..macchè….con l’età…. la memoria……

Ma il cristianesimo, non è cultura,
è incontro con la persona vivente di Gesù il Cristo, il Messia,
e questi intellettuali e giornalisti,
stanno portando Cristo ad essere per gli uomini e le donne del futuro,
un mero simbolo politico, ideologico
una bandiera,un’arma,
un motivo di divisione e di odio,

mentre altri hanno professato la propria adesione a Cristo vivente,
offrendo in martirio la propria vita,
in varie parti del mondo dove si soffre veramente,
in America Latina,
in Africa,
in Asia….
i monaci in Algeria….
don Santoro in Turchia….
E tanti altri laici, catechisti, vescovi minacciati di morte e uccisi….

In Giovanni,
l’Eucarestia di Gesù è il lavare i piedi……..
agli altri….

E qui….
Invece di incoraggiarci a dare la vita per testimoniare Gesù il vivente figlio di Dio,
ne stiamo facendo un’arma da brandire con odio verso chi è di fede, religione, pensiero, filosofia diversi.

Anche Marco Politi,
……ha rotto,
con il papa di qua’ e di là,
con il suo assillare la gerarchia cattolica che deve prendere posizioni….
sulla moralità del Presidente o ………

Il problema in Italia è che grazie agli articoli di Politi & Co.  e alla politica che per ventanni ha portato avanti Ruini,
la vita del popolo cattolico è solo affare della gerarchia,  il popolo cattolico è stato devitalizzato, relativizzato, non ha più parola,
sui mass-media non esiste il popolo cattolico.

In Italia il problema non è la parola del papa (o prelato inviato…)
che passa (e passa soltanto)
tutti i giorni sui mass-media,
ma del popolo cattolico che ai mass-media non ha accesso a dire il proprio vivere la fede di tutti i giorni, una fede che non è “dottrina” ma è vita.

Il problema non è il papa o il vaticano che devono più o meno prendere una possibile inutile posizione
da potenza territtoriale (o virtuale..? sulla miliardata di supposti cattolici),
il problema
è il popolo cattolico che deve uscire dalle catacombe,
a cui lo ha sepolto il centralismo vaticano-ruiniano,
questo popolo deve rendere visibile l’essere Chiesa,
deve prendere posizione anche politica alla bisogna,

non è il vaticano che deve esprimersi al posto del popolo cattolico,
come il popolo cattolico non ha delegato il vaticano
di istanze che sono prettamente italiane presso il Parlamento.

Il popolo cattolico non è un bimbo,
che ha bisogno sempre di essere accompagnato dal papà/vaticano.

 

Il libro “Lo scisma silenzioso”(Cappelli), ma anche “La chiesa dei no”(Politi),
sono approfondimenti interessanti per capire le sofferenze del popolo cattolico ridotto al silenzio nella rumorosità mediatica a cui ci gettano invece con
“les integristes” (un termine con cui il quotidiano La Croix indica con chiarezza un certo gruppo settario nel cattolicesimo e nella gerarchia….)
che fino ad ora è stata l’unica area di riferimento per il recupero di “pecorelle” tanto di tradizione pseudo-cattolica quanto di tradizione pseudo-anglicana
effettuata dalla gerarchia vaticana e da Ratzinger.

Insomma,
ho capito che l’Avvenire non è un quotidiano cattolico o del mondo cattolico,
ma soltanto l’espressione di alcuni vescovi cattolici, a cui basterebbe L’Osservatore Romano, ma vogliono essere presenti nell’agone politico anche con un proprio organo di stampa,
e che se non fosse per l’8 x 1000 avrebbe già chiuso.
Ad una marea di cattolici di quel quotidiano non frega nulla, perché non affronta i problemi reali del popolo cattolico, come ha il coraggio di fare “La Croix” in Francia o “America” in USA.

Ma perché i giornali continuano a dare spazio ai Messori o ai Socci, censurando le tantissime espressioni del mondo cattolico ?

“Audience” politico-ideologico che fa vendere più copie nella stessa logica della cronaca nera……

La Chiesa/Vaticano/Gerarchia assimilata alle battaglie ideologiche del mondo politico italiano…. e  chissenefrega del corpo del popolo dei cattolici…

Le sparate non evangeliche di Ratzinger e di tanti prelati vaticani, ma anche di certi vaticanisti
esistono soltanto perché i mass-media danno loro esistenza,
togliendola alla vera realtà del mondo cattolico.

Risultato?
Non esiste un corpo,
ma soltanto la Gerarchia-Capo.

Qualche cosa non quadra….

Grazie Messori, sei il “Cossiga” di un certo gruppo di riferimento tra vari cattolici,
ma non te la tirare…..

1 dicembre 2009

Libertà per CATERINA SOCCI

Archiviato in: Chiesa Cattolica, Riflessioni personali — Tag:, — incompiutezza @ 08:54

Il dramma di un credente cattolico,
che ha vissuto di successi,
che ha scritto di personalissimi supposti misteri e segreti di santi, di papi, di madonne,
che si è divertito ad aggredire chi non la pensava come lui,
e ora si consuma

a scrivere sul suo blog/diario
preghiere
perchè gli avventori
chiedano
il miracolo della vita per la figliola.

 

Talvolta incurisito mi chiedo a cosa pensava
Maria,
quando è venuta a fare la sua apparizione
nella stanza di ospedale accanto alla figlia.

 
Un blog….
che vuole essere come quella finestra su piazza s.Pietro,
dove c’era un uomo dolorante che voleva comunicare, come suo solito
e non ne aveva più le possibilità….
ma forse non pensava di fare esibizionismo di dolore.

 
Spero per Caterina,
che il Signore,
la liberi presto,
che le ridia il dono di ritornare libera,
perchè ella corre il rischio
di rimanere prigioniera di un corpo.

 

No,
non voglio avere la prova della capacità di sopportazione
di quel giornalista,
per i prossimi 13 – 26 …   anni,
magari invitato ai vari “porta a porta” televisivi….


Ci sono persone…
che hanno drammi simili,
e hanno creato una rete di preghiere e suppliche
senza medializzarle,
che non hanno bisogno di dare spettacolo di una religiosità molto in voga negli USA,
piuttosto una rete silenziosa di preghiere che gira tra amici e conoscenti.


Non si può usare il dolore come prova di forza,
di una supposta forza di fede,
nei confronti di chi è indebolito dallo stesso dolore,
nei confronti di chi non ha conforto dal Dio silenzioso,
nei confronti di chi non vede il logicamente invisibile…..


Signore,
ridona la pienezza di vita alla giovane Caterina,
e
ricordati di Zaccaria,
il padre di Giovanni il battista.

29 novembre 2009

Tonino CANTELMI – votate e fate votare

Lo psicologo (diacono in Roma)
Tonino CANTELMI

il riferimento di tanti bravi preti che ci mandano giovani uomini o donne cattolici……

che pensavano di andarsi a confessare per riconciliarsi con Gesù
e invece
vengono invitati a convertirsi
all’identità dell’italianità, Dio, Patria e famiglia,


insomma,
vuole rendere noto che alcuni giovani psicologi
hanno deciso di scendere in campo
per le elezioni per il rinnovo dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Per “vari motivi”
lui o il suo staff
credono che sia giusto sostenerli

e pertanto con un appello si rivolgono

a tutti coloro che o sono psicologi della Regione Lazio

o conoscono psicologi della Regione Lazio,
 
perché vengano prese in considerazione le proposte di “Psicologi Protagonisti per l’Italia futura”
(
http://psicologiprotagonisti.wordpress.com/
Facebook: http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=168900049014&ref=ts
E-mail: psicoprotagonisti@libero.it ,
responsabile comitato elettorale: Martina Aiello 3470875431)

Mi auguro
che si esercitino tutte quelle azioni importanti
a portare avanti
nell'Ordine degli Psicologi Laziali
quei giovani psicologi
cantelmiani
per avere un futuro
che guardi con serenità e ordine
al proprio Ordine Medico,
alla società,
all'Italia oggi nella deriva relativista, razionalista e illuminista
e alla chiesa benedettiana.

 
VOTATE E FATE VOTARE

 Tonino CANTELMI
nato a ROMA, il 2 agosto 1962
Diacono Permanente della gerarchia cattolica romana
Ordinato Diacono il  23/11/1996 in San Giovanni in Laterano
Diacono Permanente presso Santa Francesca Cabrini
Presidente Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici
L’associazione si apparenta a particolari gruppi di identità sociale, religiosa e politica.

RU486

E’ una fatica enorme, perché
– parlo del mio caso, quello del cattolico Pd –
la base vorrebbe sentirti inneggiare alla libertà di autodeterminazione della donna,
con buona pace dell’etica,
mentre la Chiesa si aspetta una tua dichiarazione pubblica sui valori non negoziabili,
con buona pace della politica.

Per sgombrare il campo dagli equivoci,
allora,
dico subito come la penso:
l’aborto è una sconfitta dell’uomo,
non una vittoria della civiltà…

Andrea SARUBBI
Tutta la riflessione su:
http://andreasarubbi.wordpress.com/2009/11/27/senato-governo-pillola-ru486/

Ad Andrea il mio grazie
per tenerci aggiornati con il suo lucidissimo blog/diario
su quello che lui vive alla Camera dei deputati,
senza fare sconti a nessuno.

Un blog che seguo quasi ogni giorno.

28 novembre 2009

Giornata della Bellezza

Archiviato in: Riflessioni personali — Tag:, , — incompiutezza @ 11:29

Incompiutezza

È il mio angolo della bellezza,
è un luogo sacramentale della presenza di quel Dio che si è fatto conoscere a me,
il Dio dei miei padri,
è uno dei miei Tabernacoli preferiti.

   
Non c’è bisogno di essere credenti,
per gustare la bellezza.

  
A qualche passo da Roma, arrivato,
mi faccio una lunga passeggiata tra questi monti,
e quando arrivo a quest’angolo,
mi fermo a lungo,
per proseguire lungo la salita,
più in alto.

  
La foto è dello scorso 28 ottobre 2009, i colori dell’autunno, il regalo del silenzio, nella memoria di una pausa nella quotidianità dove spesso il cuore è accecato dal respiro della cattiveria…..

Propongo allo stesso tempo
la bellezza di una immagine
che nella purezza del cuore
rappresenta la completezza della Creazione,
nella bellezza dell’uomo e della donna,
messi l’uno affianco all’altra,

“Non è bene che l’uomo sia solo”(Gen. 2,18)

27 novembre 2009

MINISTERI ROMANI, strane coerenze di cittadini……

Archiviato in: Riflessioni personali, Roma — Tag:, , , , — incompiutezza @ 18:51

martedì 25 nov 2009 16:30

sono in attesa,
mi trovo davanti al Ministero dell’Istruzione
della “Cattolicissima” Ministra Gelmini,
quella che dice di fare consequenzialmente quello che dice la gerarchia vaticana,
e poi rimane incinta per una scopata, senza sposarsi…..
Ma da’ lezioni di cattolicesimo agli altri….

Insomma,
davanti al Ministero delle “coerenze”.

A quell’ora stanno uscendo le auto in SERVIZIO DI STATO,

osservo l’auto che scende la rampa sinistra e invece di immettersi sulla destra della strada e andare dritto come indicano i due cartelli con frecce,
svolta a sinistra in divieto e si immette su trastevere verso lungotevere……

Accadrà la stessa con un’altra macchina di Servizio verso le 18:00

 

Insomma,
il Ministero Gelmini de “la cattolica” che scopa come una donna normale innamorata,

che non è proprio secondo le gioie della gerarchia cattolica, che intanto spera nel mercato del contraccambio,

è il Ministero (come tutti i palazzi del potere a Roma)
dove si predica agli altri
ma sul sito del proprio potere il re e suoi paggetti
possono fare quello che vogliono.

La legge è solo per la plebe
mai per chi occupa i palazzi del potere
che dovrebbero essere al servizio ed esempio civico a tutti i cittadini.

A che serve l’educazione civica
se chi detiene potere,
se chi ha diritto di leggi, decreti e normative
fa quello che vuole?

Credo che se si controllasse la vita dei vari Ministeri,
dai vari Brunetta ai Gelmini, passando per i Tremonti,
e dicessimo ad alta voce che ci sono cittadini dirigenti
con migliaia di euro di stipendio,
che non hanno problemi della 4^ settimana……..

 

precedente:http://incompiutezza.wordpress.com/2008/12/18/la-cattolica-ministra-gelmini-vive-nella-castita/

 

26 novembre 2009

Cardinal Kasper: la Chiesa è UNA, vi apparteniamo in diversi modi

Dopo oltre quarant’anni di dialogo ecumenico ufficiale
con la Comunione anglicana
e le Chiese luterane,
riformate
e metodista
ci si può chiedere: a che punto siamo?

Si possono individuare molti risultati positivi….

LA NOSTRA COMUNE FEDE APOSTOLICA.

Diversamente dalle precedenti polemiche e apologetiche,
il dialogo ecumenico contemporaneo parte da ciò che abbiamo in comune piuttosto che da ciò che ci divide.

Abbiamo in comune il Vangelo come parola di Dio e buona novella per tutta l’umanità
e i simboli di fede dei primi secoli che compendiano il messaggio del Vangelo e lo interpretano in modo autentico.

Confessiamo insieme
Dio uno e trino

e che Gesù Cristo,
il nostro comune Signore e salvatore,

è vero uomo e vero Dio,

unico e universale mediatore fra Dio e l’uomo.

Confessiamo insieme la Chiesa
una,
santa,
cattolica
e apostolica,
alla quale apparteniamo in modi diversi,
per cui,
anche nelle nostre differenze, noi siamo fratelli e sorelle in un solo Signore e in un solo Spirito di Cristo.

Perciò i nostri dialoghi possono confermare e approfondire il nostro comune fondamento nell’unica fede apostolica e nella nostra comunione reale,
anche se ancora incompleta.
 

Autore:  W. card. Kasper
Titolo:  Raccogliere i frutti. Alcune conclusioni preliminari
Regno-doc. n.19, 2009
Walter Kasper,
è nato il 5 marzo 1933 ad Heidenheim/Brenz, nella diocesi di Rottenburg-Stuttgart (Germania).
Il 3 marzo 2001 il Papa lo nomina Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Diacono di Ognissanti in Via Appia Nuova.
È Membro:
delle Congregazioni: per la Dottrina della Fede; per le Chiese Orientali;
dei Pontifici Consigli: della Cultura; per il Dialogo Interreligioso; per i Testi Legislativi;
del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica;
dell'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi;
del Consiglio Speciale per il Libano del Sinodo dei Vescovi.

24 novembre 2009

Giornata della Bellezza con tori e toreri

Archiviato in: Riflessioni personali — Tag:, — incompiutezza @ 19:42

La “Giornata della Bellezza”

L’appuntamento è, lo ricordo , per sabato 28 novembre

http://torietoreri.splinder.com/post/21723567#comment

 

la bellezza salverà il mondo ?

23 novembre 2009

GESU’ è un trans nella s. Messa

Archiviato in: Riflessioni personali — Tag:, , , , , — incompiutezza @ 10:19

Che strani noi cattolici,
riusciamo (tutti?)
a credere che nella s. Messa
il pane e il vino
diventano vero corpo e vero sangue di Gesù.

 
Eppure non vediamo un tubo.
Continuiamo a vedere un’ostia di farina e la mangiamo,
e beviamo del vino dal sapore di normale vino.

  
Eppure noi per fede (?)
senza nulla vedere…..
crediamo
che quelli
sono vero corpo,
vero sangue,
di Gesù.

 
Lascio perdere i cosiddetti miracoli eucaristici,
ho passato decenni di vita a guardare la teca di Lanciano,
sempre pieno di curiosità,
ma che non ha mai aggiunto nulla e detto nulla
sulla fede mia o di altri in Cristo Gesù o sulla sua realtà sacrificale nella s. Messa.

 
Ho fatto sempre fatica a pensare e a capire
il corpo di una persona
che si sente femminile,
imprigionato in un corpo maschile.

 
Eppure un corpo umano e la sua psiche,
è un dato molto più toccabile di un’ostia che rimane ostia continuo a vederla ostia
e la tradizione mi ha trasmesso di credere e io per fede credo che è il corpo di Cristo.

 
Posso accettare un mistero imponderabile…….!!
ma non sono capace di accettare un dato di fatto reale, concreto, come appare evidente davanti
ai miei occhi
di una persona che chiede di far rispondere il proprio corpo alla sua sensibilità e psiche femminile?

 
Questo pensiero mi prendeva stamani, dopo che svuotando lo zaino, ne usciva anche un’ opuscoletto di una
bellissima comunità,
in cui un sacerdote si è ritirato a vivere,
in obbedienza leale al proprio vescovo,

per aver sposato
una donna che qualche decennio fa era nel corpo di un uomo
e che convive da moltissimi anni con un uomo,
e che sembra abbiano anche fatto un cammino di fede.

 
Ieri nel nostro ritiro di comunità,
tra le intercessioni, un fratello ha chiesto al Signore il ricordo
di Brenda morta in questi giorni
(che per tanti è soltanto una macchietta, più che una persona….).


Mi commuove Accattoli
che su Brenda scrive:
“La prendo come figlia e piango su di lei e su di me. “


Solo quando  vado oltre la “Religio” (un ferreo mondo di norme),
entro nella dimensione della vita di fede = rapporto personale con Gesù vivo.

20 novembre 2009

LODE per Cristo sul trono della Croce

Preparazione al ritiro di Domenica 22 novembre.
Nella celebrazione delle Lodi
ci saranno due variazioni
- I tre salmi vengono sostituiti da un cantico
- la lettura breve

 

CANTICO

 

Che mi hai messo nell’anima,
come mi hai creato, che io, di te e di me,
so solo che tu sei l’eterno mistero della mia vita?

 

Terribile mistero dell’uomo,
che appartiene a te, mio Dio, che sei l’incomprensibile!
Incomprensibile nel tuo essere
e più ancora nelle tue vie e nei tuoi giudizi.

 

Poiché se quanto fai di me è frutto della tua libertà,
insondabile abisso di grazia che non ha nessun perchè,
se la mia creazione e tutta la mia vita è tua libera elezione
e le mie vie sono in fondo le tue vie, imperscrutabili,

 

allora Signore non ti può comprendere nessun perchè del mio spirito,
allora tu resti l’incomprensibile
anche quando io ti veda faccia a faccia.

Ma se tu
non fossi l’incomprensibile,
mi saresti soggetto;
ti avrei concepito e compreso e tu apparterresti a me, non io a te.

 

Ma è poi possibile che tu sia la mia dimora,
tu che mi liberi dal carcere della mia finitudine?
O non diventi tu il nuovo tormento della mia vita,
quando m’apri l’adito alla tua infinità?

 

La mia insoddisfazione sei tu,
se ogni mia conoscenza non può che finire nella tua incomprensibilità;
l’eterna inquietudine di questo spirito senza pace sei tu.

 

Dovrà cadere davanti a te senza risposta ogni domanda?
sei tu solo il «fatto»muto,
davanti a cui cade impotente ogni tentativo di intelligenza?

———————————————————————————
(Karl Rahner, Tu sei il silenzio)

 

 

LETTURA BREVE    (C.M.Martini)

 

La nostra Comunità oggi è un po’ timorosa nell’aiutare chi si allontana; è precisa nel delimitare i limiti, ma non tanto coraggiosa nell’offrire una mano a chi è fuori dai confini.
Invece, noi dobbiamo passare annunciando il regno di Dio e il messaggio della grazia di Dio, cioè della sua Misericordia a tutti coloro che tornano a Lui.
Il Cuore di Dio è immenso.
Siamo davvero misericordiosi, se impariamo a soffrire con chi soffre, a gioire con chi gioisce.
Porto io in me il messaggio della Misericordia di Dio?
Gesù è amato anche per causa mia?
Oppure ci sono alcuni che si allontanano, che non capiscono perché non riescono a cogliere il volto del Cristo misericordioso.
In Gesù ha sempre prevalso la Misericordia e l’accoglienza.

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