Archive for the ‘Vescovi Cattolici’ Category

Luigi Negri, un vescovo senza pietà per i bimbi

Luigi Negri, già vescovo di Ferrara, sulla rivista on-line “lanuovabq.it” pubblica una lettera
contro le bimbe e ragazze vittime della strage di Manchester al concerto di Ariana Grande.


Bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, che per Mons. Negri,
persino indesiderati,
sono vissuti senza ragioni,
hanno vissuto una vita sprecata
e sprecati sono morti.

Negri: avete vissuto senza ragioni

Stamani su Radio24, un fan di Mons. Negri, incazzato telefona dicendo che su Negri si dicono falsità su questa lettera.

Eppure la lettera è sul sito di laNuovaBussolaQuotidiana, la rivista on-line dei cattolici fondamentalisti e integralisti.


E’ una summa di attacchi contro le bimbe, bimbi, ragazze e ragazzi,
ma anche contro i genitori delle vittime,
e ancora contro l’uso della psicanalisi,
ritrovando le sue ragioni, e stringendolo a sé persino citandolo, anche nel cardinale conservatore Robert Sarah,
quello elogiato dal papa Ratzinger
il “monaco” “nascosto” “silenzioso” (!) in Vaticano.

Ecco cosa scrive il vescovo Luigi Negri alle vittime:

“anche se non vi conosco
[…]

Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere»,
[…]

siete morti così,
quasi senza ragioni come avevate vissuto.
[…]

vi faranno un “ottimo” funerale in cui si esprimerà al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti – purtroppo anche quelle religiose – in piedi, silenziose.
Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all’aria aperta, anche per quelli che credono, perché ormai l’unico tempio è la natura.
[…]

celebrerò la messa per tutti voi il giorno del vostro funerale perché dall’altra parte
incontriate il volto carissimo della Madonna che, stringendovi nel suo abbraccio,
vi consolerà di questa vita sprecata,”
[…]

ingrandire

Vedi: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-poveri-figli-della-societa-che-non-riconosce-il-male-19937.htm


Mi domando se questo uso strumentale e terroristico della religione da parte di mons. Luigi Negri,
non sia speculare all’uso che ne fa l’ISIS o il DAESH con l’Islam. ???

____________

Come far quadrare il cerchio?

“ma daiii! È solo un attacco contro gli adulti, i genitori incapaci… deficienti…. ”

.

Meglio mi sento,
attaccare adulti e genitori mentre piangono i propri figli…

.
ma perché non leggere

TUTTE le parole del vescovo Negri

scritte con la massima chiarezza
e
che suonano come una irrisione nei confronti di vite inutili come quelle di questi ragazzini ?

Dove mi sono trovato a distorcere il testo di Negri, sempre così chiaro?

.

Perché irridere ai genitori dei ragazzini morti ?

Come prendere a calci un genitore che piange sul cadavere del figlio morto !

.

Negri non conosce tempi più opportuni per analisi sociologiche
che sbavare su cadaveri caldi e sbudellati dalla bomba stragista?

.

Anche taluni vescovi sanno mostrare il peggio sul dolore degli altri,

mostrandosi degni eredi di Caifa.

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PLAUDONO a Mons. Nergri

– Il Blog cattolico-reazionario “MessaInLatino


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COSA SCRIVE LA STAMPA sulla lettera del vescovo Negri:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/05/23/news/negri_vittime_manchester-166228284/

http://www.giornalettismo.com/archives/2217777/attentato-manchester-vescovo-ferrara-luigi-negri/

http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/manchester-attentato-negri-1.3144049

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2017/24-maggio-2017/gli-islamici-vescovo-ferrara-siamo-prime-vittime-terrorismo-2401612859088.shtml

“Negri su Manchester peggio di Salvini” di Raffaele Rinaldi

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I Vescovi davanti alle elezioni europee….

Il 25 maggio in Europa si votano i parlamentari europei.


In Italia, i politici stanno conducendo una lotta tra loro in cui l’Europa non ha spazio.


Ogni giorno TV e stampa, in Italia, riversano nelle case, nelle famiglie, tra i cittadini,
una immagine della lotta politica
in cui l’Europa appare solo un terzo incomodo.


I cittadini vivono sulla propria pelle un senso profondo di confusione.


I vescovi cattolici sono guide spirituali per i cittadini cattolici, nelle Chiese locali dell’Europa devono accompagnare al discernimento, senza imporre moralmente loro scelte personali.

VESCOVO DI IMOLA - Tommaso Ghirelli
Il vescovo di Imola, Tommaso Ghirelli , ricorda:
è mio dovere ricordare la rilevanza del voto,
che richiede preghiera,
preparazione e va esercitato con senso di responsabilità.


Con riferimento alla Evangelii Gaudium
raccomando
la conoscenza sempre più approfondita
della dottrina sociale cristiana, su cui ogni credente deve fondare le sue scelte anche in ambito politico e amministrativo.


raccomando
la preghiera,
perché lo Spirito Santo illumini efficacemente elettori ed eletti.

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VESCOVO DI FERRARRA - LUIGI NEGRI
Il vescovo di Ferrara, Luigi Negri , ricorda:
Come Vescovo la mia prima missione è l’annuncio del Vangelo …


Nel Vangelo che vi debbo annunciare …


sono contenuti i “principi non negoziabili” …


che elenco….


Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele



Poi magari, se si va a cercare la citazione di questi “principi non negoziabili”,
nel vangelo,
non si riesce a trovarne traccia.

 

BISHOPS
La Commissione dei Vescovi Europei ricorda:
Sentiamo come nostro dovere,
quali Vescovi,
di offrire orientamenti all’elettore UE
formandone la coscienza,
e desideriamo farlo sottolineando le questioni di rilievo,
valutandole
attraverso il prisma della dottrina sociale Cattolica.


Più elevata sarà l’affluenza, più forte sarà la nuova legislatura


Ma i vescovi ricordano i giovani e la precarietà,
ricordano il dovere dei politici che arriveranno al Parlamento europeo,


siano coscienti del danno collaterale causato dalla crisi bancaria/economica iniziata nel 2008.


…l’attenzione pubblica sulla difficile situazione di coloro che sono già poveri e vulnerabili, dei giovani e dei disabili, senza dimenticare coloro che sono stati spinti nella povertà di recente dalla crisi.
I numeri dei “nuovi poveri” stanno crescendo ad un ritmo allarmante.


Un altro pilastro dell’Unione
ma anche un principio posto alla base della dottrina sociale Cattolica è quello di solidarietà.
Occorre fare in modo che esso guidi le politiche ad ogni livello all’interno dell’UE, tra le nazioni, le regioni e i gruppi della popolazione.
Dobbiamo costruire un mondo differente, con la solidarietà al suo cuore.


Il trattamento dei migranti al punto d’accesso al territorio sia umano…


La libertà religiosa è una caratteristica fondamentale di una società tollerante e aperta…


proteggere il giorno di riposo settimanale comunemente condiviso, che è la Domenica….


a nome dei nostri cittadini anziani il livello e la qualità delle cure alle quali essi hanno diritto, ma invocheremmo anche politiche che creino nuove opportunità per i giovani. …


L’Unione Europea è a un punto di svolta.
La crisi economica, provocata dal collasso bancario del 2008,
ha messo alla prova le relazioni tra gli stati membri,
ha messo in discussione il principio fondante della solidarietà all’interno dell’Unione,
e ha portato con sé un incremento della povertà per un grande numero di cittadini,
oltre ad aver compromesso le future prospettive di molti tra i nostri giovani.
La situazione è drammatica, per molti addirittura tragica.


Noi, Vescovi Cattolici, chiederemmo che il progetto Europeo
non venga messo a rischio o abbandonato sotto le attuali costrizioni.


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La Commissione dei Vescovi Europei:
Dichiarazione dei vescovi della “commissione dei vescovi europei” per le elezioni parlamentari europee 2014


Il Vescovo di Imola, Tommaso Ghirelli :
http://www.pavaglionelugo.net/2014/04/una-notificazione-del-vescovo-di-imola.html


Il Vescovo di Ferrara:
http://www.telestense.it/arcivescovo-negri-n-vista-delle-prossime-elezioni-0506.html#gsc.tab=0

Assassinato all’Eucarestia da altri cattolici (l’uccisione del vescovo Oscar Romero)

oscar romero


Gli spararono mentre celebrava messa:
e da quel 24 marzo 1980,
quando monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador,
fu assassinato,
il ricordo di quel generoso pastore continua a dividere la Chiesa cattolica romana,
nei suoi vertici.


Quando Romero, nel 1977, fu nominato da Paolo VI
arcivescovo della capitale salvadoregna,
l’oligarchia al potere brindò, perché quel prelato era, per dir così, un «conservatore».

Ma, poche settimane dopo il suo insediamento,
vegliando sul corpo di padre Rutilio Grande,

un prete assassinato dagli “squadroni della morte”
– legati ai latifondisti che sfruttavano la povera gente che quel prete cercava di coscientizzare –

il vescovo comprese
di non poter lasciare disperdere la voce di quella vittima e di tutte le vittime;

e, quasi per una interiore “conversione”,
cominciò da quel giorno a denunciare i soprusi del regime,
senza tacere
anche delle violenze dei guerriglieri
che si opponevano ad esso.

Ma – egli riteneva –
la guerra civile in corso in El Salvador era originata dalle ingiustizie sociali;

e dunque il prelato
puntava il dito soprattutto contro il governo
che non interveniva per stroncare alla radice le cause strutturali di quelle oppressioni.


La “conversione” di Romero turbò l’establishment ecclesiastico,
e anche molta parte della Curia romana, ai tempi di papa Wojtyla.

Si riteneva insopportabile
che, durante la predica domenicale in cattedrale,
Romero leggesse i nomi delle persone che, la settimana precedente, erano state torturate, ammazzate, o rese “desaparecidos”.

E la domenica 23 marzo 1980, nella sua omelia,
si rivolse all’esercito:
“Vi chiedo, vi imploro, vi ordino: in nome di Dio cessi la repressione”.

Era troppo,
per la giunta militare e per gli “squadroni della morte”;
e così l’indomani
un killer da essi prezzolato
sparò all’arcivescovo mentre celebrava messa.

Tanto era il fastidio per l’opera pastorale di Romero
che, ai suoi funerali, solo un vescovo salvadoregno ebbe il coraggio di partecipare.

Molte persone, in America latina,
subito considerarono Romero,
e tuttora lo considerano, un “martire”;

anche a Roma, o in alcuni settori dell’episcopato latinoamericano,
si conviene su quella definizione.

Epperò… martire di che?

Della “fede”, dicono quanti vogliono spogliare la sua figura della sua carica profetica;

della “giustizia”, ribattono quanti sottolineano
che egli – ucciso da un killer e da mandanti cattolici, non da atei! – sia stato eliminato perché difendeva i poveri sfruttati dai ricchi.

Questo contrasto
interpretativo,
lacerante
anche le alte gerarchie ecclesiastiche,
ha impedito, sotto Giovanni Paolo II e sotto Benedetto XVI, di beatificare e canonizzare Romero.

Una dilazione scandalosa.

Ma vi sono molti motivi per ritenere
che, sotto papa Francesco, sarà riparata questa penosa omissione,

e Romero sarà infine posto sul candelabro,
quale esempio di un vescovo

che, come ha detto pochi mesi fa il vescovo di Roma a proposito del compito dei pastori,
ha dato la vita “per conoscere l’odore delle pecore”.

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Tratto da:
Romero e la santità ostacolata
di Luigi Sandri
in “Tirreno” del 24 marzo 2014
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140324sandri.pdf

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Un Papa alla Oscar Romero ?
https://incompiutezza.wordpress.com/2013/08/30/un-papa-alla-oscar-romero/

Padre Oscar Arnulfo Romero assassinato il 24 marzo 1980

Romero - Pellegrinaggio in El Salvador

Migliaia di salvadoregni oggi ricordano l’omicidio 34 anni fa.

Migliaia di salvadoregni oggi hanno commemorato con un pellegrinaggio i 34 anni che si compiranno lunedi, dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Arnulfo Romero, la cui beatificazione, la Chiesa cattolica locale, grazie a Papa Francesco vede “molto vicina”.

Il processo di beatificazione di Romero si è aperto in Vaticano nel 1994 e, dopo un periodo di stagnazione, è stato riattivato nel 2013 da Papa Francesco.

Romero è stato ucciso da un cecchino sconosciuto mentre celebrava la messa nella cappella dell’ospedale per i malati di cancro La Divina Provvidenza di San Salvador il 24 marzo 1980, poco prima dello scoppio della guerra civile che è durato fino al 1992.

Il presidente salvadoregno Mauricio Funes,
ha annunciato oggi,
che Lunedi l’Aeroporto Internazionale di El Salvador
prenderà il nome di monsignor Romero.

Indissolubilità – Cosa intendeva Gesù? uscire dalla costruzione storica del dogma?

Indissolubilità o affetto o religione

La discussione interna alla Chiesa sull’atteggiamento verso i divorziati risposati
procede.

È una situazione inconsueta per la Chiesa
che i vescovi si lascino coinvolgere in un dibattito condotto pubblicamente.

(…)

Ma sicuramente non cambia nulla il fatto che i vescovi si trovino già nel cuore di quel dibattito che
presumibilmente si troverà anche al centro del sinodo dei vescovi:
che cosa significa indissolubilità?

“L’uomo non divida ciò che Dio ha unito” (Matteo 19, 6).

Questa parola di Gesù è il fondamento di ciò che più tardi è stato inteso con indissolubilità.

Ciò ha condotto all’opinione della Chiesa,
secondo cui colui che si sposa per la seconda volta persiste nel peccato di adulterio.

Il cardinal Kasper
ha proposto che le persone coinvolte facciano un cammino di espiazione.

Per ognuno che si pente e cambia vita,
deve essere possibile il perdono.

In questo non si contraddice la parola di Gesù “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito”.

Ma Kasper si rende conto che
– siccome siamo uomini peccatori –
dei legami coniugali
possono di fatto essere distrutti irreparabilmente.

Se quindi un partner abbandonato si risposa,
non gli può essere di per sé contestata la persistenza nel peccato di adulterio.

Nei prossimi mesi
si arriverà anche al modo in cui la Chiesa possa affrontare la discussione su questo tema.

A nessuno che proponga un cambiamento
dovrebbe comunque essere detto
che sta relativizzando
l’osservanza delle suddette parole di Gesù.

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Tratto da:

Indissolubilità
di Klaus Nientiedt
in “www.konradsblatt-online.de” del 17 marzo 2014 (traduzione: http://www.finesettimana.org)
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140318nientiedt.pdf

I Vescovi. Quando noi cattolici ritorneremo alle origini ?

.Ambrogio mosaico Basilica di S A Milano

(…)
pochi giorni fa papa Francesco ha fatto un impegnativo discorso sull’identikit del pastore,

(…)

E, a proposito di chi scelga il vescovo,
ha parlato del “complesso lavoro”
delle Nunziature e
della Congregazione per i vescovi
(…)

ma

ha lasciato in ombra il ruolo del “popolo di Dio”.

La prassi in vigore …
prevede
che il nunzio della nazione in cui si trova la diocesi interessata
interpelli, riservatamente,
un gruppo ristrettissimo di persone per preparare una terna di candidati;

la Congregazione curiale li esamina e
poi invia le sue conclusioni al papa,
che rimane sempre liberissimo di accettarle o meno.

Rarissime sono le eccezioni,
nella Chiesa latina, a questa procedura:
così in un paio di diocesi svizzere è il capitolo della cattedrale che decide la terna.

(…)
una questione molto spesso affiorata dopo il Vaticano II:

quale è il ruolo del “popolo di Dio”,
cioè dei fedeli di una diocesi,
nella scelta del proprio pastore?

Vi è, …
un’impressionante distonia
tra le solenni proclamazioni del Concilio
e la realtà:

infatti, mentre contano la diplomazia pontificia e la Curia romana,

il «popolo di Dio» è silenziato.

Eppure,
nei primi secoli della Chiesa
erano clero e fedeli a scegliere il loro pastore;

poi, poco alla volta,

il clero escluse la gente,
e infine la Curia avocò tutto a sé.

(…)

Pur nelle mutate circostanze,
non vi sarà cambiamento sostanziale della strutturazione storica della Chiesa romana
senza lo “spostamento”
da Roma alle Chiese locali
del compito di nomina del loro pastore.

Una transizione che, ovviamente,
esige gradualità,
(…)

Ma “dovrà” avvenire,
altrimenti
evapora la proclamata volontà di riforma della Chiesa romana.

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Tratto da:
I vescovi secondo Francesco
di Luigi Sandri
in “Trentino” del 17 marzo 2014

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140317sandri.pdf

L’incapacità dell’Episcopato italiano

bishops

Piero Stefani,
ne Il pensiero della settimana del 20 ottobre 2013 ha scritto
.

«L’incapacità di parlare in uno stile nuovo
da parte dei vertici della Chiesa italiana in questi mesi
è divenuta tanto palese quanto imbarazzante.

È facile individuarne la ragione principale:
stiamo scontando le conseguenze di una politica di nomine episcopali
per la massima parte unidirezionale
compiuta sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Ciò ha come conseguenza che il potenziale elemento di forza
si è trasformato nel massimo luogo di debolezza.

L’appoggio diretto e indiretto
frutto di uno stile povero assunto da parte dei vescovi e di altre componenti ecclesiali ufficiali
costituirebbe oggi un indispensabile fattore di riequilibrio alle travolgenti aperture del vescovo di Roma.

Invece è proprio questo l’ambito in cui si constata la presenza di sorde resistenze o quanto meno di imbarazzati spaesamenti.

Così, anche sul fronte ecclesiale, per il nostro paese,
gli orizzonti restano tuttora cupi »
.

Quanto scrive Stefani è vero.

Ma mi chiedo:
Ciò che egli scrive non riguarda solo l’episcopato italiano,
ma anche quello di tante altre nazioni (tutte?).

E’ una pesante eredità del passato,
con la quale il papa Francesco dovrà fare i conti nella sua opera riformatrice.

Tratto da:
Solo l’episcopato italiano?
http://www.nicodemo.net/