Archive for the ‘Teologia’ Category

Benedetto XVI: La chiesa non deve produrre se stessa

church -

La chiesa non deve produrre se stessa
.

.

Nel Libro “Per mezzo della fede
così afferma il papa emerito Benedetto XVI:

.

«io entro nella Chiesa non già con un atto burocratico,

ma
mediante il sacramento.

E ciò equivale a dire
che
io vengo accolto in una comunità

– che non si è originata da sé,
– che si proietta al di là di se stessa.

.

La pastorale
che intende formare l’esperienza spirituale dei fedeli
deve procedere da questi dati fondamentali.

.

È necessario che essa
abbandoni l’idea di una Chiesa che produce se stessa

e
far risaltare che la Chiesa
diventa comunità nella comunione del corpo di Cristo.

.

Essa deve introdurre all’incontro con Gesù Cristo
e portare alla Sua presenza nel sacramento. … »

(pag.126-127)

.

______________________
Da:
Per mezzo della fede.
Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali
(Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)
A cura di Daniele Libanori
Editore San Paolo Edizioni
Pagine 199
Data marzo 2016
€ 20,00
____________________________
Vedi il testo sul seguente link:
http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-fede-non-e-unidea-ma-la-vita
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Benedetto XVI, fede e comunità perchè ? – (Per mezzo della fede)

community 254

fede e comunità perchè ?

.

Nel Libro “Per mezzo della fede
così afferma il papa emerito Benedetto XVI:

.
«la comunità di fede non si crea da sola.

.

Essa non è un’assemblea di uomini

che hanno delle idee in comune,
che decidono di operare per la diffusione di tali idee.

.

Allora tutto sarebbe basato
su una propria decisione,

in ultima analisi

sul principio di maggioranza,

cioè
alla fin fine sarebbe opinione umana.

.

Una Chiesa così costruita

non può
essere per me garante della vita eterna


esigere da me decisioni che mi fanno soffrire,

che sono in contrasto con i miei desideri.

.

No,

la Chiesa non si è fatta da sé,
essa
è stata creata da Dio e viene continuamente formata da Lui.

.

Ciò trova la sua espressione nei sacramenti,
innanzitutto in quello del battesimo:

io entro nella Chiesa non già con un atto burocratico,
ma
mediante il sacramento.

.

E ciò equivale a dire che
io
vengo accolto in una comunità
che non si è originata da sé,
che si proietta al di là di se stessa.. … »

(pag.126)

.

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Da:
Per mezzo della fede.
Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali
(Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)
A cura di Daniele Libanori
Editore San Paolo Edizioni
Pagine 199
Data marzo 2016
€ 20,00
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Vedi il testo sul seguente link:
http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-fede-non-e-unidea-ma-la-vita
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Per mezzo della fede - (Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)

Benedetto XVI, fede è comunità – (Per mezzo della fede)

Community

La fede ha necessità della comunità.

 

Nel Libro “Per mezzo della fede
così afferma il papa emerito Benedetto XVI:

.

«La fede…

questa realtà massimamente personale

.

ha inseparabilmente a che fare con la comunità:

.

fa parte
dell’essenza della fede il fatto di introdurmi
nel noi dei figli di Dio,

nella comunità peregrinante dei fratelli e delle sorelle.

.

L’incontro con Dio significa

anche, al contempo,

che
io stesso vengo
aperto,
strappato dalla mia chiusa solitudine
e
accolto nella vivente comunità della Chiesa. … »

.

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Da:
Per mezzo della fede.
Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali
(Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)
A cura di Daniele Libanori
Editore San Paolo Edizioni
Pagine 199
Data marzo 2016
€ 20,00
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http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-fede-non-e-unidea-ma-la-vita
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Per mezzo della fede - (Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)

Benedetto XVI, cosa è la fede ? – (Per mezzo della fede)

Faith-and-community

cosa è la fede ?

Nel Libro “Per mezzo della fede
così afferma il papa emerito Benedetto XVI:
.

«Cosa sia la fede e come si arriva a credere.

Per un verso
.

la fede è un contatto profondamente personale con Dio,
che mi tocca nel mio tessuto più intimo,
mi mette di fronte al Dio vivente in assoluta immediatezza in modo cioè che io possa parlargli, amarlo,
entrare in comunione con lui.

Ma
al tempo stesso
questa realtà massimamente personale
ha inseparabilmente a che fare con la comunità:
fa parte dell’essenza della fede il fatto di introdurmi nel noi dei figli di Dio,
nella comunità peregrinante dei fratelli e delle sorelle.
.

L’incontro con Dio significa anche, al contempo,
che
io stesso vengo
aperto,
strappato dalla mia chiusa solitudine
e
accolto nella vivente comunità della Chiesa.

Essa è anche mediatrice del mio incontro con Dio,
che tuttavia arriva al mio cuore in modo del tutto personale.

.

La fede deriva dall’ascolto (fides ex auditu),
ci insegna san Paolo.
L’ascolto a sua volta implica sempre un partner.

La fede non è un prodotto della riflessione
e neppure un cercare di penetrare nelle profondità del mio essere.

.

Entrambe le cose possono essere presenti,
ma
esse restano insufficienti senza l’ascolto mediante il quale Dio dal di fuori,
a partire da una storia da Lui stesso creata,
mi interpella.

.

Perché io possa credere ho bisogno di testimoni che hanno incontrato Dio e me lo rendono accessibile. »

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Da:
Per mezzo della fede.
Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali
(Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)
A cura di Daniele Libanori
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Per mezzo della fede - (Atti del convegno di studio organizzata dalla Rettoria Chiesa del Gesù – Roma – 8-9-10 ottobre 2015)

Per-mezzo-della-fede Benedetto XVI

Alberto Maggi a Roma – 17-18 ottobre 2015

Maggi a Roma 17-18 ottobre 2015

Se la Chiesa entra nella Storia umana come il Divino è diventato uomo

RICOSTRUZIONE di s. Pietro

S. Pietro – Già nella storia passata si è buttato giù per ricostrire la Chiesa, basta CONTINUARE a farlo

(…)
che cosa avverrebbe se le riforme auspicate non andassero in porto
e le attese di una nuova primavera si rivelassero solo illusioni?

Nella relazione al Concistoro straordinario sulla famiglia
Kasper ha affermato che

«dobbiamo essere onesti e
ammettere che
tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia
e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso».
.
.

Quanto affermato per la famiglia
vale a mio avviso per molti altri ambiti della dottrina cattolica,

anzi io penso che
valga per il concetto stesso di dottrina,
intesa
come sistema di verità stabilite che il credente è tenuto a professare e

su cui vigila la Congregazione per la Dottrina della Fede,
che prima del 1965 si chiamava Sacra Congregazione del Sant’Uffizio
e prima del 1908 si chiamava Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione.
.
.

Elencare i molti elementi
che rendono l’insegnamento della Chiesa “lontano dalla realtà e dalla vita” non è difficile.
.

Oltre alla dottrina sul matrimonio
vi sono

  • la regolazione delle nascite con il clamoroso fallimento pratico e teorico dell’Humanae Vitae di Paolo VI, l’identità sessuale e l’omosessualità al cui riguardo occorre cessare di parlare di malattia come ancora spesso si fa,
  • il ginepraio della bioetica da cui non si esce continuando a ripetere solo dei no soprattutto sulla fecondazione assistita,
  • il destino degli embrioni congelati,
  • la diagnosi degli embrioni prima dell’impianto,
  • il principio di autodeterminazione a livello di testamento biologico.

.

Vi sono poi i problemi ecclesiologici
che già nel 1987 Hans Küng definiva “noiose vecchie questioni”,

cioè

  • la scarsità delle vocazioni sacerdotali e religiose,
  • il celibato del clero,
  • i criteri di nomina dei vescovi,
  • la collegialità come metodo di governo,
  • la questione laicale,
  • la questione femminile,
  • la riforma della curia romana,
  • il rispetto dei diritti umani all’interno della Chiesa (di cui “la tratta delle novizie” denunciata dal Papa è solo un aspetto),
  • la libertà di ricerca in ambito teologico.

Qui non accenno neppure ai molti problemi teologici,
sia in sede di teologia fondamentale
sia in sede di teologia sistematica,

che mostrano tutta la fragilità della tanto celebrata dottrina,
se non per dire il problema vero e proprio
concerne l’identità del messaggio cristiano,
al cui riguardo ci si deve chiedere:

qual è oggi la buona notizia di ciò che viene detto vangelo?
.
.

Penso che questo sia il nodo decisivo e
che per scioglierlo occorre alzare la mente e ragionare per secoli.

Se si impara a farlo,

  • si vedrà più lontano,
  • si capirà “che cosa lo Spirito dice alle chiese” e
  • ci sarà meno paura e meno pessimismo.

.
.

Occorre saper vedere infatti non solo quello che muore,
ma anche quello che nasce,

perché a qualcosa che muore
si lega sempre qualcosa che nasce.

Che cosa muore?

Sant’Agostino diceva
che egli non avrebbe potuto credere al vangelo se non l’avesse spinto l’autorità della chiesa cattolica
(Contra ep. Man. 5,6:
“Ego vero evangelio non crederem, nisi me catholicae ecclesiae commoveret auctoritas”),

fondando così il modello della fede che fa del cristiano un ecclesiastico,
cioè un membro di una struttura di cui deve accettare la dottrina.
.
.

Oggi questo modello sta morendo,
l’epoca della fede dogmatico-ecclesiastica c
che implica l’accettazione

  • di una dottrina e
  • di un’autorità

è ormai alla fine

perché il metodo sperimentale della scienza
è entrato anche nella vita spirituale
dove ora il soggetto vuole sperimentare in prima persona,
.

e con ciò la fede di seconda mano mediata dall’autorità ecclesiastica è superata.
.

Al suo posto sta nascendo un cristianesimo non-dogmatico
che dall’esteriorità dottrinale passa all’interiorità esistenziale,
che all’autorità istituzionale preferisce l’autenticità personale.

Il passaggio da Benedetto XVI a Francesco
è una manifestazione di questo movimento epocale,
così come lo sono i risultati del sondaggio mondiale commissionato dal Vaticano
che mostrano una grande distanza tra la dottrina ufficiale e la fede realmente vissuta.

Ne viene
che se il cristianesimo vuole tornare a essere percepito
come una buona notizia che risana e rallegra l’esistenza,
e insieme come verità di quel processo che chiamiamo generalmente mondo,

si deve sottoporre a riforma.
.

La dottrina sulla famiglia è solo il primo inevitabile passo.
.

Se non lo fa,
l’esito è segnato dalle parole di un giovane
riportate nelle Conversazioni notturne a Gerusalemme di Carlo Maria Martini:
Non so che farmene della fede.
Non ho nulla in contrario,
ma cosa dovrebbe darmi la Chiesa?”.
.

È il pensiero della gran parte dei giovani europei.
.

Qualcuno teme che questa riforma possa inquinare l’identità cristiana.
.

Ma per il cristianesimo la rilevanza è parte costituiva dell’identità,
non qualcosa che viene dopo.
.

Un’identità irrilevante
non può essere un’identità cristiana,
tanto meno cattolica cioè universale.

“Voi siete il sale della terra” (Mt 5,13),
“voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14):

l’identità cristiana è da subito relazionale,
è essere-per,
prende senso solo nella relazione,

così come il sale ha senso solo in relazione ai cibi o
il lievito alla farina
(Mt 13,33:
“Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina,
finché non fu tutta lievitata”).

Ne consegue che se viene meno la relazione,
viene meno l’identità.
.

Il cristianesimo vive della logica della relazione con l’alterità
e tale logica lo spinge inevitabilmente verso la riforma,
obbedirle non è una concessione al relativismo,
è semplicemente un dovere verso il Vangelo.
.

Ma se papa Francesco non ce la farà?

Se non riuscirà

  • a sanare lo Ior,
  • a rendere il governo della Chiesa cattolica più conforme al volere del Vaticano II,
  • a incidere sul rapporto con la politica italiana facendo cessare per sempre la compravendita di favori tra cardinali e ministri troppo sensibili agli interessi della Chiesa,
  • a mettere ordine tra i vescovi e i superiori degli ordini religiosi richiamando tutti a uno stile di vita sobrio e conforme ai valori evangelici,
  • a dare il giusto spazio alle donne a livello di condivisione del potere aprendo al diaconato e al cardinalato femminili,
  • a riformare la morale sessuale,
  • a impostare su basi nuove il reclutamento e la formazione del clero,
  • a dare finalmente più libertà alla ricerca teologica?

Se papa Francesco fallisse in tutto ciò?

(…)

Il suo fallimento sarebbe la fine della luce che si è accesa nell’esistenza di tutti gli esseri umani non ancora rassegnati al cinismo e alla crudeltà della lotta per l’esistenza,
e con Roma che tornerebbe a essere periferia del mondo sarebbe la fine per gli ideali della spiritualità in occidente.
Se lo ricordino
i cardinali,
i monsignori
i teologi
che stanno facendo di tutto per bloccare e far fallire l’azione riformatrice di papa Francesco.
.
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Parzialmente riperso da:
COSA SAREBBE LA CHIESA SE FALLISSE FRANCESCO – Vito Mancuso
Repubblica 14 marzo 2014
(finesettimana.org)

Chi sono io per giudicare?

priest gay

Chi sono io per giudicare?


Con queste parole pronunciate da Papa Bergoglio nell’agosto 2012, il tema dell’omoaffettività/gay, è entrata a “gamba tesa” nella dialettica del mondo cattolico e della stampa mondiale, che ha costretto lo stesso mondo cattolico a farne i conti.
Conservatori, tradizionalisti, progressisti ed estremisti vari giocano a sconvolgere continuamente le parole di Papa Bergoglio.
Non di meno, questo significa che il tema omoaffettività/gay è una sfida ormai ineludibile,
non più ricacciabile nel nascondimento di un “armadio”.


In Germania è mini-tsunami mediale, qualche giorno fa calciatore cattolico Thomas Hitzlsperger (31 anni), che ha lasciato il calcio da 4 mesi dopo l’ennesimo infortunio, in una lunga intervista al quotidiano tedesco «Die Zeit» (8/01/2014), dice:
«Sono gay…Non mi sono mai vergognato di essere quello che sono…
Per me è stato un percorso lungo e difficile,
…Solo negli ultimi anni mi sono reso conto che avrei preferito vivere con un uomo piuttosto che con una donna.
…L’idea di una dura competitività tra gli atleti non si sposa con l’idea che qualcuno degli atleti possa essere gay
…Immaginate 20 uomini seduti intorno a un tavolo, mentre bevono qualcosa e fanno battute sui gay,
lasci fare se non sono troppe offensive, ma non è facile.
…con Inga, il nostro rapporto mi ha aiutato più di molte difficoltà, perché lei mi è sempre stata vicina.
Abbiamo programmato di sposarci, dopo otto anni di questo rapporto, tuttavia sapeva alcune cose dei miei sentimenti per gli uomini…, e sei anni fa abbiamo chiuso.
È rimasta l’unica donna per me.
Non volevo nessun altro dopo di lei.

… Molte persone credono che c’è un tempo chiaro per una cosa del genere.
Questo è ingenuo.
Io stesso sono cresciuto in Baviera prevalentemente cattolica in una piccola comunità.
L’omosessualità è stata trattata come qualcosa di innaturale, anche penali in merito.
Solo a poco a poco mi sono reso conto….»

.


MA nel 2012, Thomas Hitzlsperger, in attività calcistica, detto Il martello per la potenza del suo tiro, intervistato da «Die Zeit» sconsigliava il coming-out ai calciatori gay, i calciatori che si dichiarano pubblicamente omosessuali
potrebbero avere seri problemi con la carriera sportiva,
chi dichiara apertamente la propria sessualità potrebbe essere costretto a ritirarsi,
anche se, il loro coming out potrebbe dare uno scossone a tutto il mondo del calcio,
ma ci saranno sempre persone che vedranno l’omosessualità come una malattia incurabile.

Dal mondo del calcio al mondo del clero

Da questo avvenimento alla ribalta su tutta la stampa tedesca,
ha preso le mosse l’intervista di Matthias Friebe al teologo e psicologo Wunibald Müller ieri su “www.domradio.de” (traduzione: http://www.finesettimana.org).


Wunibald Müller è teologo, psicologo e direttore della Recollectio-Hauses, una istituzione della abbazia benedettina di Münsterscwarzach, che viene sostenuta finanziariamente da diverse diocesi.
Le sue attività sono rivolte a preti, religiosi e collaboratori ecclesiali in situazione di crisi personale e professionale.

_________

Dopo la GMG in Brasile l’estate scorsa, papa Francesco aveva detto: “Se una persona è omosessuale e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?”
Cosa significa questo per la teologia e per la dottrina della Chiesa?

Significa che sempre, anche nei confronti degli omosessuali, prima di tutto si deve vedere la persona e che non si deve ridurre la persona omosessuale alla sua omosessualità.
Pur sapendo che naturalmente l’omosessualità rappresenta una parte importante della sua vita.
Significa ad esempio che la Chiesa si esprime molto fortemente a favore del rapportarsi con rispetto e amicizia con le persone omosessuali.
E che ad una persona omosessuale deve essere offerto rispetto e amicizia esattamente come ad una persona eterosessuale.

Questo significa fondamentalmente. Il che potrebbe portare naturalmente a determinate
conseguenze, ma io non so naturalmente se la Chiesa arrivi a tanto.
La dichiarazione di papa Francesco durante la conferenza stampa sull’aereo aveva già provocato un certo movimento mediatico.
.


Ma allora è possibile per un prete che vive in maniera celibataria ammettere la propria omosessualità?
Effettivamente dovrebbe essere possibile che un prete che vive in maniera celibataria possa dire che la sua tendenza sessuale è omosessuale.
Infatti la Chiesa distingue essa stessa tra orientamento omosessuale e comportamento omosessuale e dice che l’orientamento omosessuale in sé è sì oggettivamente disordinato, ma che è qualcosa che in fondo non si deve nascondere.

Trovo che sarebbe bene che i preti potessero ammettere con naturalezza, più apertamente di quanto al momento non avvenga, di avere un orientamento omosessuale e di vivere in maniera celibataria.
Cosa che è possibile per chi è eterosessuale e prete.
.


Ma perché i preti non lo fanno, secondo lei?
Perché, naturalmente, ora come un tempo, hanno paura.
Il problema dell’omofobia è naturalmente anche nella Chiesa molto forte.

Hanno paura che la gente possa trattarli come persone di seconda categoria, hanno paura di essere messi al bando.
Paura che una parte importante di sé possa portare altre persone ad avere un atteggiamento di riserbo.
.


Lei si è a lungo occupato di questo argomento. Anche mentre era ancora studente si era già occupato di omosessualità nella Chiesa. Come vive questo dibattito negli ultimi anni?
È cambiato qualcosa?

Il papa arriva a parlarne in una conferenza stampa…
Chiaramente, ha usato la parola “gay”, il che significa già che è di per sé più aperto sul tema dell’omosessualità.
Credo che questo vada di pari passo col fatto che nella Chiesa se ne possa discutere più apertamente.
In tal caso anche le persone omosessuali possono maggiormente aprirsi.

Può anche portare al fatto che un numero sempre maggiore di preti omosessuali abbiano il coraggio di ammettere la loro omosessualità, non abbiano più quella paura che c’era prima e che ha impedito loro di ammettere una parte importante di se stessi.


Pensa allora che questo dibattito proseguirà e che l’agitazione mediatica non sarà superata nel giro di due settimane?
L’agitazione mediatica passerà, ma il dibattito continuerà. Speriamo che porti a considerare l’omosessualità come qualcosa di naturale, a proposito della quale forse non si debba più agitarsi tanto.
Più si riuscirà a parlare di omosessualità in maniera normale, meno la si considererà un grosso problema.

.


Sul coming-out dell’ex calciatore Hitzlsperger.


Una persona ammette apertamente un aspetto intimo di sé. Si sarebbe aspettato che il coming-out di un ex calciatore provocasse tanto scalpore?
Veramente no.
Pensavo, dopo che sindaci e ministri avevano rivelato la loro omosessualità, che ciò non provocasse più una così grande sensazione.


Che significato ha questo scalpore mediatico allora: si percepisce omofobia nella società?
Evidentemente sì, almeno sottile.
Perché ad esempio, dopo che un ministro degli esteri o un sindaco in carica hanno fatto coming-out, si può pensare che si tratti di qualcosa a cui la popolazione reagisca più tranquillamente.
Ma c’è evidentemente ancora una sottile omofobia.
Omofobia significa ad esempio che le persone hanno una paura irrazionale di venire a contatto con i propri impulsi omosessuali.
Oppure che vedano la famiglia messa in pericolo.
Oppure, in contesto teologico:
la convinzione che l’omosessualità non sia in armonia con l’ordine della creazione.
Quindi ci sono ancora queste sottili riserve.
Se ad esempio si pensa al carnevale, quando vengono fatte battute sul ministro degli esteri omosessuale, anche questo è un po’ al limite.
Qui si capisce già che molti la pensano ancora in maniera molto goffa e stupida e primitiva sull’omosessualità.


Non potrebbe anche essere il fatto che si trattava proprio di un calciatore ad aver suscitato tale eco?
Naturalmente, perché proprio un famoso calciatore viene molto idealizzato e si fa fatica a mettere in relazione l’omosessualità con una persona così idealizzata.
Tanto più se è uno sportivo:
in lui si concentra tutto ciò che si attribuisce alla virilità, cosa che spesso non si riesce a conciliare con l’omosessualità.

___
Fonte:
“Qualcosa di normale” Wunibald Müller su omosessualità, Chiesa e caso Hitzlsperger
intervista a Wunibald Müller, a cura di Matthias Friebe
in “www.domradio.de” del 9 gennaio 2014 (traduzione: http://www.finesettimana.org)
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140109mullerfriebe.pdf

http://www.domradio.de/nachrichten/2014-01-09/wunibald-mueller-ueber-homosexualitaet-kirche-und-den-fall-hitzlsperger
_____________________________
Libri in italiano di Wunibald Müller
– L’ Arte di volersi bene – 2011
Soli, ma non in solitudine – 2007
http://www.edizionisanpaolo.it/autore/muller-wunibald_3180111.aspx

__________________

Dal “Corriere della sera” on-line 09 gennaio 2014 :

Non è la prima volta che una stella dello sport fa coming out.

Appena un mese fa, Tom Daley, 19enne campione nei tuffi, disse di essere omosessuale.

L’anno scorso fu la volta di Robbie Rogers, 27 anni, centrocampista del Leeds.
«Mi domando cosa sarebbe accaduto se avessi annunciato che sono gay continuando a giocare», aveva detto l’ex calciatore.
«I tifosi allo stadio non me l’avrebbero fatta passare liscia.
E nel calcio ho incontrato allenatori che dicevano, “non passare la palla come un frocio”, per cui sono certo che non sarebbe stato facile».

In Germania, nel 2012, un giocatore della Bundesliga, intervistato dal magazine «Fluter»,
ammise sotto anonimato di essere costretto a nascondersi
Sono omosessuale, ma sono costretto a recitare ogni giorno», disse,
«se la mia sessualità diventasse pubblica non sarei al sicuro,
ma non so se sarò in grado di mantenere per tutta la carriera questa continua tensione fra il modello di giocatore eterosessuale e la possibile scoperta»).


Mondo cattolico e il coming out di Thomas Hitzlsperger


Il responsabile della pastorale sportiva della Conferenza Episcopale Tedesca Mons.Thomas Nonte,
ha elogiato il coming-out del calciatore cattolico Thomas Hitzlsperger ritenendo l’azione di Hitzlsperger coraggiosa e con un livello di onestà che non ci si può aspettare da tutti,


affermando che in Germania sia in campo politico, sociale ed ecclesiale ci sono già molti tentativi di creare una onesta accettazione di persone che vogliono vivere apertamente la propria omoaffettività.


In questo contesto ha fatto riferimento alla dichiarazione di Papa Francesco: “Chi sono io che posso giudicare?


P. Thomas ritiene che questo è uno stimolo per la pastorale e che l’omofobia turba ancora i rapporti umani nella nostra società e, naturalmente, nello sport.


P. Nonte è anche preoccupato per le possibili reazioni negative alla confessione di Hitzlsperger.


Il prete di Monaco ammonisce a non banalizzare tale confessione in un linguaggio volgare, parolacce e volgarità danneggiano sempre l’autostima dell’uomo.
Al contrario, solo una saggia formazione e coraggio morale avrebbe aiutato, come ha mostrato Hitzlsperger.


La Radio Vaticana, edizione in lingua tedesca, riprende l’intervista a Mons. Thomas Nonte,
da “Muenchner-kirchennachrichten.de”


Il portale “Katholisch Kirche in Deutschland” (katholisch.de) commenta:
Danke, Thomas Hitzlsperger

http://de.radiovaticana.va/news/2014/01/10/d:_sportpfarrer_hat_„hochachtung“_vor_hitzlsperger/ted-762769

http://www.muenchner-kirchennachrichten.de/meldung/article/sportpfarrer-hat-hochachtung-vor-hitzlsperger.html

http://www.domradio.de/themen/bischofskonferenz/2014-01-09/olympiapfarrer-outing-von-hitzlsperger-ermutigung-fuer-andere

http://www.welt.de/newsticker/sport-news/article123744724/Katholischer-Pfarrer-lobt-Hitzlsperger.html

http://www.focus.de/sport/mehrsport/national-katholischer-pfarrer-lobt-hitzlsperger_id_3529934.html

http://www.kna.de/webnews/kwn09/urn_newsml_kna.de_20130101_140109-89-00121-2.html

http://religion.orf.at/stories/2624621/

http://www.kna.de/webnews/kwn09/urn_newsml_kna.de_20130101_140109-89-00121-2.html

______
Fonti:

http://www.zeit.de/sport/2014-01/thomas-hitzlsperger-homosexualitaet-fussball

http://www.zeit.de/sport/2012-09/hitzlsperger-homosexualitaet-schwul-everton

http://www.bz-berlin.de/sport/fussball/riesen-respekt-fuer-sein-mutiges-coming-out-article1786439.html

http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2014/01/08/news/hitzlsperger_coming_out-75402808/

http://www.corriere.it/sport/14_gennaio_08/hitzlsperger-l-ex-laziale-fa-coming-out-sono-gay-mai-facile-resistere-all-omofobia-spogliatoi-966b76ca-785a-11e3-8d51-efa365f924c5.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/08/germania-hitzlsperger-sono-gay-e-il-primo-calciatore-tedesco-a-fare-coming-out/835608/

http://www.lastampa.it/2014/01/08/sport/calcio/lex-laziale-thomas-hitzlsperger-fa-coming-out-sono-omosessuale-LFY7ad3YZ4gxn6ZDG563zI/pagina.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Hitzlsperger

Thomas Hitzlsperger and his girlfriend Inga Totzauer

Thomas Hitzlsperger e la sua compagna Inga Totzauer da cui si separò prima delle nozze nel luglio 2007

Mi sovviene quanto mi ha detto una persona due giorni fà:

« Questi froci, non hanno più il buon senso di nascondersi»