5 novembre dal Concilio che crea il papa: ritorno alla collegialità dei vescovi

Council of Costance


Fu un Concilio,
(ritenuto superiore al papa)
che mise fine al Grande Scisma d’Occidente (tre papi in contemporanea!)


Seicento anni fa,
il 5 novembre 1414
cominciava a Konstanz (città tedesca ai confini con la Svizzera)
un Concilio per porre fine al Grande Scisma d’Occidente.


Quel Concilio che durò dal 1414 al 1418, ha qualcosa da dire anche alla Chiesa di oggi.


Cosa era successo?


All’alba del XV secolo c’erano due papi,
ciascuno dei quali considerava l’altro antipapa:
– un papa a Roma,
– l’altro papa ad Avignone.


Allora,
i cardinali che obbedivano a ciascuno dei due papi
per risolvere il problema,
si riuniscono in Concilio a Pisa,
nel 1409 elessero un nuovo papa, Alessandro V.


Ma
gli altri due pontefici non si dimisero,
e
così si ebbero tre papi in contemporanea:


– il romano,
– l’avignonese,
– il pisano.


Papa Giovanni XXIII (successore di Alessandro V),
quasi costretto dall’imperatore Sigismondo,
convocò il Concilio di Costanza
che,
nell’aprile del 1415,
proclamò il Concilio «superiore al papa»…


Intanto il papa romano,
Gregorio XII,
si dimise;


altrettanto,
a malincuore, fece Giovanni XXIII, il papa avignonese,


ma
Benedetto XIII, non volle farlo,
e
il Concilio lo scomunicò.


Il Concilio, nel novembre del 1417,
elesse un nuovo papa,
Martino V,
da tutti riconosciuto.


Terminava, così, il Grande Scisma d’Occidente.


Prima di chiudersi, l’Assemblea stabilì però che i papi convocassero, a scadenze fisse, Concili: il primo sette anni dopo quello di Costanza, e poi uno ogni dieci anni.


Ma Roma non attuò la decisione: e, da allora, in sei secoli ci furono solo quattro Concili: Basilea-Firenze-Roma (1431-45), Lateranense V (1512-17), Trento (1545-63), Vaticano I (1869-70) e II (1962-65).


Il penultimo concilio
definì i dogmi del primato pontificio e dell’infallibilità del papa,
rendendolo quasi un monarca assoluto

[…]


Da parte sua il Concilio Vaticano II
addolcì i dogmi del precedente,
proclamando la “collegialità episcopale” –
anche il collegio dei vescovi,
con il papa e mai senza di lui,
è soggetto di piena e suprema potestà su tutta la Chiesa.


Forse
per fugare perfino le ombre del «conciliarismo»,
Paolo VI,
Giovanni Paolo II,
Benedetto XVI,
hanno dato un’interpretazione monca della «collegialità episcopale»,
e dunque del Sinodo,
finora sempre delegato a dare semplici “consigli” al pontefice.


Ma
papa Francesco ha iniziato a concretizzare con maggior vigore il Vaticano II;
tuttavia,
lunga ancora è la strada per arrivare a un papa
che, di norma,
decida i maggiori problemi insieme ai vescovi.

[…]


Certo, l’ipotesi di sei secoli fa – un Concilio ogni dieci anni – non può essere meccanicamente riproposta;
ma il senso della scelta di Costanza
potrebbe,
anche oggi,
dire qualcosa di importante alla Chiesa guidata da Francesco.

Ma
da ricordare:
il Concilio di Costanza,
sancì
la condanna al rogo come eretico (4 agosto 1415)
del sacerdote e teologo Jan Hus.

Quando era uno sport internazionale nel mondo cristiano bruciare altri cristiani…

_______________________
Tratto anche da:
“Collegialità, le richieste a Francesco” – Luigi Sandri – “Trentino” 3 novembre 2014

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