Vendere il sesso a 16 anni, nulla di male ….

sex without love  2

Alla fine, che c’era di male in quello che facevo?

Così dall’alto dei suoi diciotto anni appena compiuti, la baby squillo di Cuneo ha giustificato la vendita del proprio corpo quand’era ancora minorenne e lo faceva in cambio di (molti) soldi e qualche sniffata.

… negli ultimi decenni il sesso ha attraversato una girandola di definizioni davvero spiazzante.

Prima era peccato tout court, il distillato di tutti i tabù.

Due generazioni fa ci è stato insegnato che è un’esperienza positiva, ma imprescindibile dall’amarsi.

Che senza amore non ha senso,
ed è sbagliato.

Poco dopo si è scoperto
che sta in piedi da solo,
che va scoperto e praticato per quello che è.


da un’idea all’altra
qualcosa di forse irreparabile s’è perso per strada.

Che fra il sesso come tabù
e il sesso come esercizio di libertà
dovrebbe stare un tassello importante.

Perché la libertà
– e in particolare quella di considerare e praticare il sesso –

non ha senso senza

– la consapevolezza
– il senso di responsabilità

che in sostanza significa avere, per se stessi e per il mondo che ci circonda,
un minimo di lungimiranza.

La , …
che le nostre azioni e i nostri pensieri portano inevitabilmente delle conseguenze.

Ricavare denaro e beni tangibili
dal «libero» sfruttamento del proprio corpo
ha varcato il confine del tabù:
per le giovanissime generazioni assomiglia sempre di più a una specie di normalità.

Tocca all’educazione stabilire dei confini netti,
non tanto appigliandosi a una moralità astratta e scivolosa
quanto puntando su quel senso di responsabilità verso se stessi che sta alla base di ogni libertà.

Anche e soprattutto quella di pensare e praticare il sesso.

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Estratto da:
(L’illusione di non fare nulla di male – Elena Loewenthal – La Stampa 23.10.2014)

Continua a leggere tutto l’articolo su:
http://www.lastampa.it/2014/10/23/cultura/opinioni/editoriali/lillusione-di-non-fare-nulla-di-male-bmuH6b7E81b6SgoiKtyv0J/premium.html
______________________________________
Loewenthal Elena
Lavora da anni sui testi della tradizione ebraica e traduce letteratura d’Israele, attività che le sono valse nel 1999 un premio speciale da parte del Ministero dei Beni Culturali. Collabora regolarmente con “La Stampa” e con “Tuttolibri”. Ha pubblicato insieme a Giulio Busi Mistica ebraica. Tutti testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo. Con I bottoni del signor Montefiore e altre storie ebraiche ha vinto il Premio Andersen nel 1997.
Da anni sta inoltre lavorando per Adelphi all’edizione italiana dell’opera di Louis Ginzberg Le leggende degli ebrei, di cui sono usciti i primi quattro. Nel 2003 ha pubblicato le Fiabe Ebraiche e il suo primo romanzo Lo strappo dell’anima. Una storia vera con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour come autore esordiente.
Scrive per il quotidiano torinese La Stampa e collabora anche a Tuttolibri, l’allegato del week end dello stesso giornale.
È docente di cultura ebraica alla facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

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