Se la Chiesa entra nella Storia umana come il Divino è diventato uomo

RICOSTRUZIONE di s. Pietro

S. Pietro – Già nella storia passata si è buttato giù per ricostrire la Chiesa, basta CONTINUARE a farlo

(…)
che cosa avverrebbe se le riforme auspicate non andassero in porto
e le attese di una nuova primavera si rivelassero solo illusioni?

Nella relazione al Concistoro straordinario sulla famiglia
Kasper ha affermato che

«dobbiamo essere onesti e
ammettere che
tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia
e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso».
.
.

Quanto affermato per la famiglia
vale a mio avviso per molti altri ambiti della dottrina cattolica,

anzi io penso che
valga per il concetto stesso di dottrina,
intesa
come sistema di verità stabilite che il credente è tenuto a professare e

su cui vigila la Congregazione per la Dottrina della Fede,
che prima del 1965 si chiamava Sacra Congregazione del Sant’Uffizio
e prima del 1908 si chiamava Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione.
.
.

Elencare i molti elementi
che rendono l’insegnamento della Chiesa “lontano dalla realtà e dalla vita” non è difficile.
.

Oltre alla dottrina sul matrimonio
vi sono

  • la regolazione delle nascite con il clamoroso fallimento pratico e teorico dell’Humanae Vitae di Paolo VI, l’identità sessuale e l’omosessualità al cui riguardo occorre cessare di parlare di malattia come ancora spesso si fa,
  • il ginepraio della bioetica da cui non si esce continuando a ripetere solo dei no soprattutto sulla fecondazione assistita,
  • il destino degli embrioni congelati,
  • la diagnosi degli embrioni prima dell’impianto,
  • il principio di autodeterminazione a livello di testamento biologico.

.

Vi sono poi i problemi ecclesiologici
che già nel 1987 Hans Küng definiva “noiose vecchie questioni”,

cioè

  • la scarsità delle vocazioni sacerdotali e religiose,
  • il celibato del clero,
  • i criteri di nomina dei vescovi,
  • la collegialità come metodo di governo,
  • la questione laicale,
  • la questione femminile,
  • la riforma della curia romana,
  • il rispetto dei diritti umani all’interno della Chiesa (di cui “la tratta delle novizie” denunciata dal Papa è solo un aspetto),
  • la libertà di ricerca in ambito teologico.

Qui non accenno neppure ai molti problemi teologici,
sia in sede di teologia fondamentale
sia in sede di teologia sistematica,

che mostrano tutta la fragilità della tanto celebrata dottrina,
se non per dire il problema vero e proprio
concerne l’identità del messaggio cristiano,
al cui riguardo ci si deve chiedere:

qual è oggi la buona notizia di ciò che viene detto vangelo?
.
.

Penso che questo sia il nodo decisivo e
che per scioglierlo occorre alzare la mente e ragionare per secoli.

Se si impara a farlo,

  • si vedrà più lontano,
  • si capirà “che cosa lo Spirito dice alle chiese” e
  • ci sarà meno paura e meno pessimismo.

.
.

Occorre saper vedere infatti non solo quello che muore,
ma anche quello che nasce,

perché a qualcosa che muore
si lega sempre qualcosa che nasce.

Che cosa muore?

Sant’Agostino diceva
che egli non avrebbe potuto credere al vangelo se non l’avesse spinto l’autorità della chiesa cattolica
(Contra ep. Man. 5,6:
“Ego vero evangelio non crederem, nisi me catholicae ecclesiae commoveret auctoritas”),

fondando così il modello della fede che fa del cristiano un ecclesiastico,
cioè un membro di una struttura di cui deve accettare la dottrina.
.
.

Oggi questo modello sta morendo,
l’epoca della fede dogmatico-ecclesiastica c
che implica l’accettazione

  • di una dottrina e
  • di un’autorità

è ormai alla fine

perché il metodo sperimentale della scienza
è entrato anche nella vita spirituale
dove ora il soggetto vuole sperimentare in prima persona,
.

e con ciò la fede di seconda mano mediata dall’autorità ecclesiastica è superata.
.

Al suo posto sta nascendo un cristianesimo non-dogmatico
che dall’esteriorità dottrinale passa all’interiorità esistenziale,
che all’autorità istituzionale preferisce l’autenticità personale.

Il passaggio da Benedetto XVI a Francesco
è una manifestazione di questo movimento epocale,
così come lo sono i risultati del sondaggio mondiale commissionato dal Vaticano
che mostrano una grande distanza tra la dottrina ufficiale e la fede realmente vissuta.

Ne viene
che se il cristianesimo vuole tornare a essere percepito
come una buona notizia che risana e rallegra l’esistenza,
e insieme come verità di quel processo che chiamiamo generalmente mondo,

si deve sottoporre a riforma.
.

La dottrina sulla famiglia è solo il primo inevitabile passo.
.

Se non lo fa,
l’esito è segnato dalle parole di un giovane
riportate nelle Conversazioni notturne a Gerusalemme di Carlo Maria Martini:
Non so che farmene della fede.
Non ho nulla in contrario,
ma cosa dovrebbe darmi la Chiesa?”.
.

È il pensiero della gran parte dei giovani europei.
.

Qualcuno teme che questa riforma possa inquinare l’identità cristiana.
.

Ma per il cristianesimo la rilevanza è parte costituiva dell’identità,
non qualcosa che viene dopo.
.

Un’identità irrilevante
non può essere un’identità cristiana,
tanto meno cattolica cioè universale.

“Voi siete il sale della terra” (Mt 5,13),
“voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14):

l’identità cristiana è da subito relazionale,
è essere-per,
prende senso solo nella relazione,

così come il sale ha senso solo in relazione ai cibi o
il lievito alla farina
(Mt 13,33:
“Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina,
finché non fu tutta lievitata”).

Ne consegue che se viene meno la relazione,
viene meno l’identità.
.

Il cristianesimo vive della logica della relazione con l’alterità
e tale logica lo spinge inevitabilmente verso la riforma,
obbedirle non è una concessione al relativismo,
è semplicemente un dovere verso il Vangelo.
.

Ma se papa Francesco non ce la farà?

Se non riuscirà

  • a sanare lo Ior,
  • a rendere il governo della Chiesa cattolica più conforme al volere del Vaticano II,
  • a incidere sul rapporto con la politica italiana facendo cessare per sempre la compravendita di favori tra cardinali e ministri troppo sensibili agli interessi della Chiesa,
  • a mettere ordine tra i vescovi e i superiori degli ordini religiosi richiamando tutti a uno stile di vita sobrio e conforme ai valori evangelici,
  • a dare il giusto spazio alle donne a livello di condivisione del potere aprendo al diaconato e al cardinalato femminili,
  • a riformare la morale sessuale,
  • a impostare su basi nuove il reclutamento e la formazione del clero,
  • a dare finalmente più libertà alla ricerca teologica?

Se papa Francesco fallisse in tutto ciò?

(…)

Il suo fallimento sarebbe la fine della luce che si è accesa nell’esistenza di tutti gli esseri umani non ancora rassegnati al cinismo e alla crudeltà della lotta per l’esistenza,
e con Roma che tornerebbe a essere periferia del mondo sarebbe la fine per gli ideali della spiritualità in occidente.
Se lo ricordino
i cardinali,
i monsignori
i teologi
che stanno facendo di tutto per bloccare e far fallire l’azione riformatrice di papa Francesco.
.
___________________________
Parzialmente riperso da:
COSA SAREBBE LA CHIESA SE FALLISSE FRANCESCO – Vito Mancuso
Repubblica 14 marzo 2014
(finesettimana.org)

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