Gli estremisti cattolici

chatholic traditional war 2

Oggi, le tendenze ideologiche più radicali
sono state sostituite da quelle identitarie, altrettanto – se non più ancora – estreme.

C’è l’identitarismo razziale, che ha fatto dell’insulto alla Ministro Kienge uno sport nazionale;
c’è però – soprattutto – l’identitarismo religioso.

Qui, si è portati a pensare ai Musulmani:
ci sono indubbiamente gli islasmisti fanatici,

ma in fatto di fanatismo non scherzano nemmeno certi estremisti cattolici.

Con i futuri terroristi degli anni Sessanta e Settanta, essi hanno in comune praticamente tutto.

Cominciamo dai modelli storici:
al primo posto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare,
non ci sono le Crociate, già che si trattò anche di un incontro di civiltà diverse, e posto inoltre che le Repubbliche Marinare contaminarono con il loro “business” la purezza ideologica dei fanti e cavalieri cristiani.

Oggi ci si rifà preferibilmente alla Vandea.

Naturalmente, i giovani fanatici degli anni Duemila conoscono gli “chouans” come i loro coetanei di un tempo conoscevano le rivoluzioni del Terzo Mondo: per sentito dire; tuttavia, come si dice in francese, “on s’egage, puis on voit”.

Poi c’è l’atteggiamento intollerante:
qui non c’è bisogno di rifarsi ai Bolscevichi, né ai Nazisti:
basta proporsi di bruciare gli “eretici”.

Per adesso,
il loro rogo è ancora subliminale, e riguarda le idee,
ma – continuando su questa strada – si passerà prima o poi alle vie di fatto.

Lo slogan e l’insulto hanno soppiantato,
sugli attuali mezzi di comunicazione ogni ragionamento.

Siamo dunque al cospetto di una mirabile sintesi tra la considerazione riservata ai dissenzienti ed i metodi di cui ci si intende avvalere per regolare i conti con loro.

Se proiettiamo questi propositi sul clima politico di queste ore, con il Paese spaccato verticalmente, e tutti gli equilibri istituzionali ormai saltati, vediamo rafforzarsi temibilmente l’analogia con la stagione del terrorismo:
alimentata certamente dal fanatismo politico, ma propiziata anche dall’incapacità di sbloccare la “impasse politica” in cui si trovava il Paese.

.

Tratto da:
“Corsi e ricorsi storici: dalla violenza verbale alla violenza fisica”
http://www.mediatrice.net/modules.php?name=News&file=article&sid=5580

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