Cattolici, finalmente si discute, dopo 25 di pesante cappa

Disputation

(ndr: Quegli ex-papisti ed ex-papolatri che ora dissentono)
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Nelle ultime settimane ha acquistato visibilità mediatica un coro di dissensi per l’approccio pastorale e i contenuti stessi degli interventi di papa Francesco.

La prima reazione è:

finalmente nel mondo cattolico italiano si torna a discutere apertamente,
si esprimono opinioni liberamente,
si dà voce – anche tra il laicato – a idee che non devono coincidere per forza, almeno per ciò che non tocca l’essenza della fede, con quelle della gerarchia.

In effetti, per troppo tempo sulla Chiesa italiana è pesata una cappa che ha soffocato la discussione e il confronto dei diversi punti di vista.

Dunque, benvenute le critiche, anche se rivolte a papa Francesco.
Perché queste sono il frutto di un nuovo stile – voluto dal Pontefice stesso – di maggiore attenzione e ascolto nei confronti di ciò che sentono, provano e vivono i battezzati.

La seconda riflessione riguarda l’atteggiamento di chi dissente.

C’è chi non digerisce Jorge Mario Bergoglio e ha già fatto le valigie
(come il piccolo manipolo dei Lefebvriani, cui Papa Ratzinger aveva inutilmente teso una generosissima mano)
o sembra intenzionato a farle presto.

C’è chi, invece, pur non mancando di sottolineare ciò che non gli piace nel magistero di Francesco, ritiene di dover restare all’interno del mondo ecclesiale, senza cercare facili uscite di sicurezza in gruppetti settari.

Ciò che accomuna tutti è il sentimento di nostalgia per i bei tempi andati,
quando si faceva «come si è sempre fatto».

Insomma,
l’allergia nei confronti di qualunque cambiamento persino nelle priorità pastorali della Chiesa universale.

Due sintetiche considerazioni, in proposito.

La prima:

il cristianesimo si fonda sul principio dell’incarnazione e, dunque, è sempre stato una religione “storica”.

Nella storia la Chiesa si è sempre calata, inculturandosi nei diversi contesti per portare agli uomini di ogni tempo la buona novella del Vangelo.

Appellarsi nostalgicamente a un ideale modello di Chiesa perfetta del passato è una contraddizione.

Seconda considerazione:
«cattolico» significa «universale», cioè plurale.

Quei cattolici che oggi si scoprono su posizioni distanti da chi siede sul seggio di Pietro
riscoprano il valore della pluralità nella Chiesa, che per tanto tempo hanno censurato,
chiedendo pene severe
verso chi esprimeva idee non perfettamente consonanti con quelle del Papa.

Rivalutino anche l’importanza di un certo pluralismo delle idee, in ambito teologico e pastorale.
Questo è il sale di una comunità di credenti sana, vivace, e non solo ossequiosa.

Vedranno che un posto per loro nella Chiesa ci sarà sempre, accanto a tutti gli altri.

“Quel coro di dissensi verso il Papa”
di Antonio Rizzolo
http://www.stpauls.it/jesus/1311je/editoriale.htm

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2 responses to this post.

  1. la fede di Papa Bergoglio è la Croce, tutto il resto rimane ai piedi del Golgota.

    Rispondi

  2. Posted by guglielmo on 16 novembre 2013 at 21:08

    universale è proprio il cotrario di plurale; la Chiesa è universale perchè porta la Fede, la Speranza e la Carità, che sono le stesse nel tempo e nello spazio, per tutti i popoli e per ogni persona. La pluralità è invece caratterizzata dalla relatività dei tempi, dei luoghi e delle persone.

    Rispondi

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