Inchiesta su Maria (recensione di V. Mancuso)

.inchiesta su maria da mondaDORI

  • Editore:   Rizzoli
  • Collana:   Saggi italiani
  • Pubblicazione: 04/09/2013
  • Pagine:  357 ill.
  • Formato:  Libro rilegato
  • ISBN:   9788817065894

Ave Maria laica

di Vito Mancuso


Dopo l’Inchiesta su Gesù con Mauro Pesce (2006) e
sul Cristianesimo con Remo Cacitti (2008),


Corrado Augias giunge al tema delicatissimo di Maria,


l’umile donna diventata con il tempo Madonna,
cioè Mea Domina, Mia Signora,
termine di origine aulica che prima di entrare nel lessico religioso
ricorreva nella poesia cortese della Scuola siciliana e del Dolce Stil Novo.


La guida cui Augias si affida per districarsi nel labirinto di
testi sacri,
dogmi,
apparizioni e
devozioni mariane
è Marco Vannini,
noto studioso di mistica e autore di numerosi saggi che sfidano la concezione tradizionale della religione.


Ho parlato di labirinto perché in effetti questa è la condizione della lussureggiante costruzione
teologica e devozionale cresciuta nei secoli sulla base dei pochi passi evangelici concernenti la
madre di Gesù.


In singolare contrasto con la sobrietà biblica, la tradizione cattolica ha infatti
elaborato la massima «de Maria numquam satis», «su Maria mai abbastanza»,


generando così

  • più di 30 celebrazioni mariane all’anno,
  • 4 dogmi,
  • le 150 avemarie del Rosario (di recente diventate 200 con l’aggiunta di nuovi “Misteri”),
  • le 50 Litanie lauretane e
  • una serie sterminata di altre devozioni,
  • chiese,
  • ordini religiosi,
  • antifone,
  • musiche,
  • immagini,
  • santuari.


Leggendo il libro


(che esce poco prima dell’arrivo a Roma, il 13 ottobre prossimo, della statua della
Madonna di Fatima, una delle più celebri Madonne accanto a quelle di Loreto, Lourdes,
Czestochowa, Guadalupe, Medjugorje)


pensavo spesso al padre domenicano Yves Congar (1904-1995), benché nel libro non sia nominato.


Teologo stimatissimo,
creato cardinale da Giovanni Paolo II per la preziosità del suo pensiero,
Congar annotava nel diario tenuto durante il Vaticano II e pubblicato postumo nel 2002:

«Mi rendo conto del dramma che accompagna tutta la mia vita: la necessità di lottare, in nome del Vangelo e della fede apostolica, contro lo sviluppo, la proliferazione mediterranea e irlandese, di una mariologia che non procede dalla Rivelazione ma ha l’appoggio dei testi pontifici » (22.9.61).


Eccoci al punto critico: la vera fonte della proliferazione mariologica
non è la Rivelazione,
ma un singolare connubio tra potere pontificio e devozione popolare.


Maria è sì
«una madre d’amore voluta dal popolo»

come scrive Augias,
ma tale volontà popolare
è stata sistematicamente utilizzata dal potere ecclesiastico
per rafforzare se stesso:
tra mariologia ed ecclesiologia il legame è d’acciaio.

Congar proseguiva:

«Questa mariologia accrescitiva è un cancro»
(13.3.64),

«un vero cancro nel tessuto della Chiesa»
(21.11.63).

Il protestante Karl Barth aveva definito la mariologia

«un’escrescenza, una formazione malata del pensiero teologico»,

il cattolico Congar indurisce l’immagine.


Come spiegare il paradosso?
Il fatto è che quanto più crescono il desiderio di onestà intellettuale,
la fedeltà al dettato evangelico,
la volontà di reale promozione della donna all’interno della Chiesa,
tanto più decresce l’afflato mariologico con la sua tendenza baroccheggiante.


E ovviamente viceversa.


Prova ne sia che nel protestantesimo,
dove la dottrina su Maria è contenuta nei limiti indicati dal Vangelo,
il ruolo della donna nella Chiesa è del tutto equivalente a quello del maschio


(è di questi giorni la notizia che alla presidenza della Chiesa luterana degli Stati Uniti è giunta una donna),


e viceversa nel mondo cattolico i più devoti a Maria
sono anche i più contrari al diaconato e al sacerdozio femminile,
basti pensare a Giovanni Paolo II.


Ma non era solo Congar,


anche il giovane Ratzinger, allora teologo dell’università di Tubinga,


scriveva nell’Introduzione al Cristianesimo del 1967:


«La dottrina affermante la divinità di Gesù
non verrebbe minimamente inficiata
quand’anche Gesù fosse nato da un normale matrimonio umano»,


parole da cui appare che il dogma della Verginità di Maria

non è per nulla necessario al nucleo della fede cristiana, e


ovviamente meno ancora lo sono i dogmi recenti
dell’Immacolata Concezione e
dell’Assunzione.


È l’opinione anche di teologi del livello di Rahner e di Küng.


Eppure sembra non ci sia nulla da fare:


Ratzinger cambiò presto idea giungendo a fare della Verginità di Maria


«un elemento fondamentale della nostra fede» e


anche papa Francesco farà arrivare a Roma la statua della Madonna di Fatima
consacrando il mondo al Cuore immacolato di Maria
come già fecero

  • Pio XII nel 1942,
  • Paolo VI nel 1964,
  • Giovanni Paolo II nel 1984,

con i risultati, per quanto attiene al mondo,
che ognuno può valutare da sé.


Tornando al libro in oggetto,
la sua forza consiste nella ricchezza della documentazione e
nella piacevolezza con cui viene offerta:
i testi biblici vengono scandagliati con competenza filologica,
si analizza lo sviluppo

  • del culto mariano,
  • i quattro dogmi,
  • le preghiere tradizionali,
  • i nessi con il culto mediterraneo della Grande Madre e
  • con le altre religioni,
  • la lettura femminista,
  • le altre Marie dei Vangeli e
  • in particolare la Maddalena,
  • le apparizioni e
  • in particolare quella di Lourdes del 1858 con le guarigioni miracolose attestate ancora oggi e quella di Fatima del 1917 con i famigerati tre segreti.


Vi sono anche due dotti capitoli finali su Maria

  • nell’arte,
  • nella poesia,
  • nella musica,
  • nel cinema.


Il libro è solido dal punto di vista dei testi.


Vengono citati Sant’Agostino in latino,
l’esegesi dei testi del Vaticano II,
si ricorda persino la setta di un certo Valesio sconosciuto ai principali dizionari teologici,


anche se poi gli autori scrivono che nelle Scritture

«nessun riferimento si fa mai alla sua miracolosa maternità verginale»,

dimenticando
Matteo 1,18 secondo cui Maria «si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» e
Luca 1,35 che ribadisce il messaggio.


Ma il risultato dell’inchiesta alla fine qual è?
La demolizione della dottrina tradizionale.


Avversata da Augias fin dall’inizio,


da Vannini è sì difesa
(«la devozione a Maria è segno di maturità spirituale»)

ma in modo inaccettabile per il cattolicesimo.


Per esso infatti vi è una connessione inscindibile
tra fatto storico-biologico e significato spirituale,
mentre a Vannini interessa unicamente il secondo,


per lui la verginità e maternità di Maria sono

«non una storia esteriore ma una realtà interiore», e

Maria è
«l’anima che ha rinunciato all’amore di sé».


Con ciò egli si colloca volutamente, come recita il titolo del suo ultimo saggio,
oltre il Cristianesimo.


Ne viene il paradosso di un libro sulla più cattolica delle dottrine
scritto da un non credente e da un “oltrecristiano”!


Ma questo, lungi dall’essere un difetto,
è stata la condizione che ha concesso loro obiettività
nel presentare lucidamente lo sterminato materiale sulla

«fanciulla che divenne mito» e

di offrire uno strumento utile e soprattutto onesto per ritornare alla verità evangelica su MARIA

Fonte:
Ave Maria laica
di Vito Mancuso
in “la Repubblica” del 2 settembre 2013

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201309/130902mancuso.pdf
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/02/ave-maria-laica.html


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3 responses to this post.

  1. Posted by Francesca on 5 settembre 2013 at 12:55

    Non amo molto Augias comunque del tuo post mi hanno colpito molto le citazioni di Congar. E mi ha strappato un sorriso la tua ironia sui “risultati” della Consacrazione a Fatima “per quanto attiene al mondo” .
    Hai citato i protestanti come esempio di onestà intellettuale e aderenza al Vangelo, e ve bene, ma non li prenderei molto ad esempio di una corretta mariologia, dato che praticamente non hanno alcuna mariologia, o quasi.
    Mi pare che gli ortodossi siano più equilibrati, per quanto li ho conosciuti, nel culto mariano.
    Ricordati che noi abbiamo alle spalle il Santo Eymard, col suo Trattato sulla Vera Devozione. E abbiamo una ricca storia di apparizioni. Ciò non può non influenzare la cultura religiosa.
    In merito poi al ruolo di Maria nella Chiesa cattolica un contributo interessante, con ottica femminile, è stato da Michela Murgia in Ave Mary, che certamente conoscerai già.
    Ciaooooooo
    PS ma perchè scrivi i post con tutti quegli spazi tra le righe? Personalmente faccio un po’ fatica a scorrere il testo …

    Rispondi

  2. Posted by lycopodium on 6 settembre 2013 at 15:06

    Innanzitutto, Congar è grande non certo per quelle espressioni che miserevolmente Mancuso riporta.

    Espressioni che hanno molto di etnocentrico e razzistico, considerato che i migliori comunque hanno sempre distinto miracolo da miracolistico, parola divina da parola umana, Rivelazione da rivelazioni.

    San Luigi Maria Grignon de Monfort non aveva l’anello al naso, se nel Segreto ammirabile del Santo Rosario scriveva, con criteriologia inappuntabile:
    “ROSA DECIMA [33] Sono certo che gli spiriti forti e critici del nostro tempo, leggendo questi racconti, ne metteranno in dubbio l’autenticità, come sempre usano fare. Eppure io altro non ho fatto che trascriverli da buoni autori contemporanei e in parte da un recente libro del padre domenicano Antonino Thomas, intitolato Il Roseto mistico. Tutti sanno, del resto, che esistono tre specie di fede da prestate ai vari racconti. Agli avvenimenti narrati dalla Sacra Scrittura dobbiamo una fede divina; ai racconti profani che non ripugnano alla ragione e che sono scritti da seri autori, una fede umana, ai racconti pii riferiti da autori ponderati, non contrari alla ragione né alla fede o alla morale, anche se talvolta sono straordinari, dobbiamo una fede pia. Convengo che non bisogna essere troppo creduli, ma neppure troppo critici e in tutto occorre tenere il giusto mezzo se si vuole scoprire dove sia la verità e la virtù. E sono anche convinto che come la carità crede facilmente tutto ciò che non è contrario alla fede e ai buoni costumi: la carità tutto crede (1Cor 13,7), così l’orgoglio induce a negare quasi tutti i fatti soprannaturali, anche se accertati, col pretesto che non si trovano nelle Sacre Scritture. E questo è il tranello teso dal demonio nel quale sono caduti gli eretici che negano la Tradizione e in cui cadono senza accorgersene i critici odierni, che non credono ciò che non capiscono o che non conviene loro, a motivo del loro orgoglio e della pretesa sufficienza del loro spirito.”

    Infine, alla facciaccia di VM, viviamo ancora in “un singolare connubio tra potere pontificio e devozione popolare”, per effetto del Papa attuale. Deo gratias!

    Rispondi

  3. Posted by Ross84 on 10 settembre 2013 at 17:34

    Stimo moltissimo Corrado Augias. Questa mattina ho letto frettolosamente l’incipit del suo testo e mi ha colpito la stampa della Pieta’. Mi trovavo al supermercato e non sono andata oltre. A breve conto di comprarlo: sara’ sicuramente un contributo prezioso. Augias e’ un intellettuale veramente brillante e soprattutto onesto. Il tema m’incuriosisce perche’ inquadra la vicenda umana e fotografa il limite. Subentra il grande salto oltre l’analisi empirica della storia, dei documenti e dei testimoni. Infatti sono curiosa di leggere il discorso sulla Pieta’ per avere un punto di vista sulla Pieta’ Rondanini e per sapere che valore e’ stato dato al non finito dell’artista e a questa riflessione dal sapore quasi mistico: dal pieno al vuoto!
    E poi sono curiosa di sapere se ci sono altri rimandi alla storia dell’arte e in particolare al Grande Vetro.
    Lo devo comprare.
    Un saluto

    Rispondi

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