Conclave, il fenomeno slavina.

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Crolli emotivi e effetti slavina. Momenti chiave dell’elezione

 di Luigi Accattoli

Come suggerisce la parola stessa i Conclavi sono spesso sorprendenti:
«conclavisti» infatti vuol dire «chiusi a chiave» e chi sta chiuso è pressato a fare presto.
Nel Conclave non c’è concertazione  collettiva, ma solo consultazione personale.
I Conclavi dell’ultimo secolo sono durati un giorno o  due, al massimo cinque (quello di Pio XI, nel 1922)
e in quelle poche ore dei pasti o della notte  nessuno riesce a consultare l’insieme.

Con la normativa attuale si fanno due scrutini al mattino e due al pomeriggio, senza intervallo tra  l’uno e l’altro.
Se nel primo si profila un candidato forte, ognuno degli elettori deve decidere «in  coscienza» se votarlo o cercare di contrastarlo convergendo su un nome alternativo,
ma non può  concertare con nessuno la sua scelta.

Il segreto è strettissimo e si hanno solo indiscrezioni ma pare che all’ultimo Conclave,
quello del  2005 che elesse il cardinale Ratzinger al quarto scrutinio, sia stato il crollo emotivo dell’argentino
Bergoglio ad accelerare l’elezione del Papa tedesco:
qualcosa di simile
a quanto immagina il film di Moretti «Habemus Papam» (2011).

Durante la pausa del pranzo l’argentino, che aveva avuto —  pare — 40 voti al terzo scrutinio disse ai sostenitori che era folle votare lui invece che Ratzinger e  una parte di quelli al quarto scrutinio andarono su Ratzinger.

Benedetto si affacciò alla Loggia della Basilica di San Pietro con un maglione nero sotto la veste  bianca,
tanto quell’elezione così veloce l’aveva colto di sorpresa.
Il cardinale belga Dannels dirà ai  giornalisti:
«Abbiamo capito che i tempi non sono maturi per un Papa latino-americano».

Un patema simile, alla Moretti, l’aveva vissuto il cardinale Luciani nel primo dei due Conclavi del  1978,
nel quale era stato eletto — anche lui — con quattro scrutini in poco più di 24 ore di «chiusura a chiave».

Aveva avuto 23 voti al primo scrutinio, risultando secondo dietro a Siri che ne  aveva ottenuti 25.
Ma al secondo era salito a 53 mentre Siri scendeva a 24:
quand’uno sale molto e  l’altro scende, anche solo di un voto,
si attiva il fenomeno slavina.

Al terzo il Patriarca di Venezia ne aveva ottenuti 70 e al quarto era stato eletto con 98.

«Dopo il terzo scrutinio, mi sarebbe piaciuto scomparire senza dare nell’occhio»
confiderà il Papa  dei 33 giorni.

Racconterà il cardinale spagnolo Tarancon:
«Quando i suoi voti superarono il quorum degli 89 voti,
ci alzammo in piedi ad applaudire,
ma non lo vedemmo:
stava rannicchiato  sulla sua sedia,
si era fatto piccolo, piccolo;
voleva quasi nascondersi».

La leggenda vuole che  decisiva per la sua elezione sia stata l’assicurazione,
data (ma da chi?) tra il terzo e il quarto  scrutinio,
che il cardinale Benelli — suo «grande elettore» —
non sarebbe divenuto Segretario di Stato.

La sorpresa totale si ebbe al secondo Conclave del 1978,
quello che elesse il cardinale Wojtyla a  soli 50 giorni dall’elezione del cardinale Luciani.
Giovanni Paolo II viene eletto all’ottavo scrutinio,
con 99 voti su 111: avrebbe avuto 11 voti al sesto scrutinio e 47 al settimo.

I primi cinque scrutini
erano stati dominati dai cardinali Siri e Benelli, arrivati — pare — a 48 e 30 voti.

Il passaggio a un  non italiano era stato preparato, nella notte, dal cardinale austriaco König
con l’aiuto dello statunitense Krol, del tedesco Ratzinger e dell’italiano Pellegrino.

Il cardinale König ebbe a narrare della travagliata conversazione che si trovò a fare in quella notte  con il primate di Polonia cardinale Wyszynski:
gli prospettò l’opportunità di «uscire dall’Italia» e di  «andare in Polonia»
ma l’anziano primate immaginò d’essere lui il prescelto e gli rispose asciutto
«io sono insostituibile in Polonia».

König non ebbe il coraggio di dirgli che si puntava a eleggere  Wojtyla.

in “Corriere della Sera” del 24 febbraio 2013

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201302/130224accattoli.pdf


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