Il corvo pontificio, visto da Luigi Accattoli

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I tre volti del corvo

di Luigi Accattoli [05 giugno 2012]
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Dove portano le beccate e le imbeccate del corvo?
O piuttosto dei corvi?
È l’unico aspetto della nera questione che al momento possa essere affrontato da un osservatore esterno.

Mettendo insieme criticamente le informazioni dirette e indirette che vengono dai “documenti” pubblicati e da ogni altra fonte si possono individuare tre obiettivi del corvo sovrano e dei corvidi suoi ausiliari: colpire i più diretti collaboratori del Papa, isolare Benedetto dal “consiglio” di chi non lo frequenta di persona, contrastare la sua opera di governo svelando e avvelenando le tensioni che attraversano la Curia e la Chiesa.

Vedo nell’intera operazione un tentativo di ingigantire le difficoltà che già travagliavano il Pontificato di Benedetto XVI. Contro le patetiche affermazioni della fonte “Maria” – che il collega Nuzzi ad apertura del volume Sua Santità accredita come intenzionato ad aiutare il Papa e la sua “azione di riforma” – sta il fatto oggettivo che la divulgazione di quelle “carte”(“Le carte segrete di Benedetto XVI” è il sottotitolo del volume) esaspera i contrasti e i risentimenti che dividono gli uomini che sono al vertice della Curia Romana e dell’intera cattolicità ma esercita anche un effetto paralizzante nei confronti di chiunque voglia appellarsi al Papa: d’ora in poi – finchè durerà la stagione nidificatoria dei corvi – nessuno persona a Benedetto XVI potrà azzardarsi a inviargli un promemoria, una nota, un appunto su una qualunque materia “calda”, con la prospettiva di ritrovarlo all’indomani in bocca al corvo.

Per esemplificare questi tre effetti basterà fare riferimento alle ultime carte trafugate e consegnate ai media, delle quali ha dato conto La Repubblica di domenica mentre il Papa era a Milano, momentaneamente lontano dagli affanni curiali:
una lettera del cardinale Burke e due biglietti “sbianchettati” di don Georg, il segretario personale del Pontefice.

L’obiettivo di colpire gli immediati collaboratori del Papa è dichiarato nel messaggio con cui il corvo accompagna i tre documenti: “Cacciate dal Vaticano i veri responsabili di questo scandalo, monsignor Gaenswein e il cardinale Bertone”.

Il corvo che al momento si trova in gabbia, il maggiordomo Paolo Gabriele, secondo questo messaggio è “il solito capro espiatorio”, mentre “la verità va cercata nel potere centrale”.

Le due lettere con intestazione, data e firma del segretario del Pontefice, don Georg Gaenswein, sono state “sbianchettate”, precisa il messaggio, “per non offendere la persona del Santo Padre”in quanto segnalano “incresciose nonché vergognose vicende all’interno del Vaticano”; ma il loro con- tenuto – dice sempre il messaggio – sarà reso pubblico nel caso il Papa non si decida ad allontanare i suoi più stretti collaboratori.

Siamo dunque davanti a un ricatto esplicito.

Il terzo documento è una lettera del cardinale Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura Apostolica, indirizzata al cardinale Bertone a riguardo delle pratiche liturgiche dei Neocatecumenali, sulle quali il cardinale solleva forti obiezioni.

Si tratta di un tema che divide la Curia e gli ambienti episcopali e sul quale il cardinale statunitense si esprime con grande libertà, immaginando di parlare al di fuori di occhi e orecchi indiscreti. La pubblicazione di quel testo ovviamente renderà più ardua ogni operazione papale di mediazione tra il rispetto dei “canoni” consacrati dalla tradizione e le novità di cui sono portatori i movimenti ecclesiali sorti dopo il Vaticano II.

Possiamo approfondire l’accertamento di questo effetto divisorio prendendo in esame alcuni dei documenti contenuti nel volume di Nuzzi, vera gerla del corvo.
Vi sono – come fu subito segnalato da tutti i media – tre lettere di Dino Boffo sulla propria vicenda: due inviate per fax a don Georg (6 e 11 febbraio 2010), una inviata – sempre per fax – al cardinale Bagnasco (il 2 settembre 2010) e da questo girata “immediatamente” a Benedetto passando di nuovo per Gaenswein. Poniamo che domani il Papa, o il segretario di Stato, o il presidente della Cei, o i loro successori, vogliano tentare una mediazione o un riavvicinamento tra i due “direttori”o tra i “partiti” che li sostengono: la pubblicazione di quei testi faranno ardua o renderanno impossibile quella auspicabile pacificazione. Altrettanto si può dire delle due lettere inviate nel marzo e nel luglio del 2011, una al Papa e l’altra al Segretario di Stato, dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò (già segretario del Governatorato, ora nunzio a Washington).

Se domani si ponesse il problema di un recupero di rapporti con l’ex presidente dell’Ior Ettore Gotti Tedeschi, quella decina di messaggi e note (riguardanti l’Ici-Imu, l’acquisto del San Raffaele, l’andamento della crisi economica mondiale e italiana, le inchieste sullo Ior per riciclaggio, un documento del Consiglio Giustizia e Pace, il suggerimento al Papa di una “dichiarazione di preoccupazione”per la crisi politico- economica dell’Italia) da lui inviati all’Appartamento papale e dal corvo consegnati a Nuzzi di certo non aiuteranno una tale operazione.

Nel libro del collega Nuzzi c’è anche una lettera del cardinale Paolo Sardi (pochi lo conoscono ma è un curiale di prestigio) che in data 5 febbraio 2009 parla al Papa di mancanza di coordinamento tra gli uffici della Segreteria di Stato e lamenta i troppi viaggi del cardinale Bertone: “Il lavoro è fermo, in compenso si muove il cardinale Segretario di Stato”.

Si può bene immaginare che la pubblicazione di quel testo non faciliti la collaborazione tra Sardi e Bertone.

Nel volume c’è anche un altro testo del buon Sardi.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi il 28 marzo 2011 scrive al Papa per opporsi a una lettera con cui il cardinale Bertone a nome di Benedetto l’aveva “sollevato” dall’onere della presidenza dell’Istituto Toniolo: il Papa, uditi i due cardinali ricevuti insieme, darà ragione a Tettamanzi.

Nella fase istruttoria che precede l’incontro il cardinale Sardi – richiesto di un parere – in una lettera al Papa qualifica come “inaudito”il fatto che nel suo messaggio il cardinale Tettamanzi “tratta col Papa da pari a pari”.

Possiamo immaginare le facce, la prima volta che Sardi e Tettamanzi avranno a incontrarsi.

Sempre in “Sua Santità” troviamo un fax – in Vaticano usano ancora i fax, ormai introvabili altrove – del cardinale Scola che da Milano agli inizi di dicembre 2011 chiede istruzioni a don Georg sull’acquisto del San Raffaele dicendosi contrario anche per le “posizioni” difformi dalla dottrina cattolica sostenute da “molti professori dell’Università”.

E qui è facile immaginare che quelle righe vengano usate contro di lui ogni volta che da arcivescovo ambrosiano avrà da stabilire un qualsiasi contatto con l’università Vita-Salute del San Raffaele, nella quale insegna – per esempio – il suo amico veneziano Massimo Cacciari.

Tra quelle “carte segrete” (!) troviamo ancora un “promemoria” non firmato, da attribuire – ci dice Nuzzi – a “una tonaca della Prefettura degli affari economici”, che segnala al Papa “situazioni problematiche” che si vengono creando nella Curia Romana a motivo dello “strapotere personale” del Segretario di Stato.

Sempre lì apprendiamo che il preposito della Compagnia di Gesù Adolfo Nicolàs l’11 novembre 2011 scrive al Papa allegando la lettera dei coniugi Brenninkmeijer, “antichi e grandi” benefattori dell’Ordine che lamentano il “potere accumulato” al vertice della Curia Romana, insufficienze nelle nomine dei vescovi e nel modo di agire dei Consigli dei Laici e della Famiglia.

Il preposito dice di “condividere” le preoccupazioni dei due. Anche qui è lampante l’effetto fiducia, rasserenamento e governabilità che la pubblicità data a quel testo confidenziale può avere guadagnato al “ministero petrino” affidato a Joseph Ratzinger.

Sempre via Nuzzi apprendiamo che don Rafael Moreno dei Legionari di Cristo, per 18 anni assistente personale del famigerato fondatore Maciel, il 19 ottobre 2011 conferisce con don Georg per segnalare al Papa come gli fosse riuscito impossibile negli anni denunciare a Giovanni Paolo e al cardinale Sodano – ma anche ultimamente al cardinale De Paolis – le malefatte del “fondatore” dei Legionari.

Un ultimo testo dirompente – presente in quell’antologia – mi pare giusto segnalare: il cardinale Zen Zekiun, già vescovo di Hong Kong, nel novembre del 2011 si appella al Papa contro la linea “diplomatica” nei confronti dei governanti di Pechino seguita dalla Segreteria di Stato.

Benedetto XVI appare perfettamente consapevole che l’attacco del corvo e dei corvidi ha di mira innanzitutto i suoi aiutanti: “Rinnovo la mia fiducia e incoraggiamento ai miei più stretti collaboratori e a tutti quelli che quotidianamente con fedeltà, spirito di sacrificio e in silenzio mi aiutano nell’adempimento del mio ministero” ha detto mercoledì al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro.

In quell’occasione – l’unica nella quale fino a oggi abbia parlato dell’attacco corvino – il Papa si è mostrato ben avvertito della posta in gioco, che anch’egli considera mirata a intralciare il suo governo della Chiesa: “Gli avvenimenti successi in questi giorni circa la Curia e i miei collaboratori hanno recato tristezza nel mio cuore, ma non si è mai offuscata la ferma certezza che nonostante la debolezza dell’uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino.

Si sono moltiplicate, tuttavia, illazioni, amplificate da alcuni mezzi di comunicazione, del tutto gratuite e che sono andate ben oltre i fatti, offrendo un’immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà”.

Dunque al momento, in attesa che le tre inchieste – poliziesca giudiziaria e cardinalizia – diano risultati chiarificatori, possiamo dire che la tempesta ha ottenuto il paradossale risultato, certamente non previsto dal corvo e dai corvidi, di rinsaldare l’intesa tra il Papa e la sua cerchia più stretta.
www.luigiaccattoli.it

tratto da:  http://www.liberal.it/2012/06/accattoli_2012-06-05.aspx

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