Family 2012: il Papa sul matrimonio


Cari amici,
… diversi tipi di matrimonio:
conosciamo il «mariage coutumier» dell’Africa e il matrimonio occidentale.


Anche in Europa, per dire la verità, fino all’Ottocento, c’era un altro modello di matrimonio dominante, come adesso: spesso il matrimonio era in realtà un contratto tra clan, dove si cercava di conservare il clan, di aprire il futuro, di difendere le proprietà, eccetera.
Si cercava l’uno per l’altro da parte del clan, sperando che fossero adatti l’uno all’altro.
Così era in parte anche nei nostri paesi.


Io mi ricordo che in un piccolo paese, nel quale sono andato a scuola, era in gran parte ancora così.


Ma poi, dall’Ottocento, segue l’emancipazione dell’individuo, la libertà della persona, e
il matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma sulla propria scelta; precede l’innamoramento, diventa poi fidanzamento e quindi matrimonio.


In quel tempo tutti eravamo convinti che questo fosse l’unico modello giusto e che l’amore di per sé garantisse il «sempre», perché l’amore è assoluto, vuole tutto e quindi anche la totalità del tempo: è «per sempre».


Purtroppo, la realtà non era così:
si vede che l’innamoramento è bello, ma forse non sempre perpetuo, così come è il sentimento: non rimane per sempre.
Quindi, si vede il passaggio dall’innamoramento al fidanzamento e poi al matrimonio esige diverse decisioni, esperienze interiori.
Come ho detto, è bello questo sentimento dell’amore, ma deve essere purificato, deve andare in un cammino di discernimento, cioè devono entrare anche la ragione e la volontà; devono unirsi ragione, sentimento e volontà.


Nel Rito del Matrimonio, la Chiesa non dice: «Sei innamorato?», ma «Vuoi», «Sei deciso».
Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento, di purificazione, di più grande profondità, così che realmente tutto l’uomo, con tutte le sue capacità, con il discernimento della ragione, la forza di volontà, dice: «Sì, questa è la mia vita».


Io penso spesso alle nozze di Cana.
Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare.
Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare.
E qui è importante anche che l’io non sia isolato, l’io e il tu, ma che sia coinvolta anche la comunità della parrocchia, la Chiesa, gli amici.
Questo, tutta la personalizzazione giusta, la comunione di vita con altri, con famiglie che si appoggiano l’una all’altra, è molto importante e solo così, in questo coinvolgimento della comunità, degli amici, della Chiesa, della fede, di Dio stesso, cresce un vino che va per sempre.

                                                                                                               BENEDETTO PP. XVI


estratto da:
BENEDETTO XVI alla Festa delle testimonianze
Parco di Bresso
Sabato, 2 giugno 2012
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2012/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20120602_festa-testimonianze_it.html

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Il matrimonio è una realtà in evoluzione.
Innamoramento e amore, crescere nella responsabilità.
Il Vino di Cana
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One response to this post.

  1. difficile credere nel matrimonio ai tempi d’oggi..

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