Dio sposo, tra amore, pazienza, ira e condanna

Giacobbe e Labano - contrattazione per moglie

Una domenica …. risonanza all’ascolto,
mentre a casa la tavola da pranzo
è divenuta mensa per il pasto eucaristico.

Cron.
In quei giorni,
tutti i capi di Giuda,
i sacerdoti
e il popolo
moltiplicarono le loro infedeltà,
imitando in tutto
gli abomini degli altri popoli,
e contaminarono il tempio,
che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.

Il Signore, Dio dei loro padri,
mandò premurosamente e incessantemente
i suoi messaggeri ad ammonirli,
perché aveva compassione
del suo popolo
e della sua dimora.

Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio,
disprezzarono le sue parole
e schernirono i suoi profeti

al punto che l’ira del Signore
contro il suo popolo
raggiunse il culmine,
senza più rimedio.
——————-

Ef.
Per grazia infatti
siete salvati mediante la fede;

e ciò non viene da voi,
ma è dono di Dio;

né viene dalle opere,
perché nessuno possa vantarsene.
————————————-

Gio.
Dio,
non ha mandato il Figlio nel mondo
per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato;

ma chi non crede
è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
—————————————————————–

Contestualizzare

Mi avvio
alla memoria del Pasto eucaristico – morte – resurrezione di Gesù,
e le parole di oggi, lette alla mensa,
danno adito a confusione.

Oggi nelle chiese una parte di mondo
ne darà l’interpretazione catastrofica,

una parte di mondo
ne darà un’interpretazione cercando le espressioni più consolatorie.

Sbaglieranno?

Dio mi ha fatto lasciare queste parole
passate/vissute attraverso le formulazioni limitate
dell’umana comunicazione.

Profezia è capacità di lettura
del presente
attraverso i segni che si discernono,
nella storia che scorre con gli uomini e le donne.

Il redattore di Cronache
ha bisogno di trovare il senso profondo di ciò che accade al Popolo di Israele,
il Popolo che il dio degli avi, Abramo, Isacco, Giacobbe,
si era scelto tra tutti i popoli della terra,
e lo difendeva dagli dei degli altri popoli.

L’ uomo
che prende in possesso, con contratto sponsale, una donna,
si impegna ad amarla
e afferma l’esclusiva nei confronti della propria donna e di ogni donna che prende in proprietà.

E’ il contratto più importante  che avvenga nella vita tribale
del popolo israelita,
infatti trova spazio
nella Legge fondamentale
che fissa permanentemente i paletti
nei rapporti sociali e di negozio tra gli Ebrei:
“Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue,
né il suo asino,
né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.”

Il rapporto istituzionale fondamentale tra l’uomo e la donna,
è il rapporto di proprietà dell’uomo sulla donna.

L’innamoramento
è altra cosa.

Vedo il rapporto-innamoramento Giacobbe-Rachele,
ma per contratto lo scaltro suocero Labano gli farà sposare prima la figlia più grande e racchia, che rischia di rimanere a carico del padre e poi aggiungerà l’amata Rachele.

L’uomo giusto,  (vedo il comportamento Giuseppe-Maria)
dinanzi alla infedeltà contrattuale della donna,
non va subito a chiedere conto del contratto
chiedendo la legittima condanna della donna, che è venuta meno,
piuttosto
ha pazienza,
continua a mostrare premura, compassione, richiama.

Ma umanamente ogni pazienza ha un limite.

Dinanzi alla infedeltà reiterata,
l’ira è l’umano sentimento
di giustizia.

Il redattore di Cronache
ha come griglia di comprensione del “suo” dio,
quel che ha a disposizione,
cioè
il comportamento dell’uomo ritenuto giusto,
che si sforza di essere anche misericordioso,
ma che alla fine per giustizia
deve mettere in conto
l’ira e la morte.

Dio non può forzare la comprensione dell’autore,
ma passa attraverso i suoi schemi di comprensione,
forse perché si è posto come limite il rispetto
della libertà di colui che sta scrivendo e leggendo
la storia di Dio stesso con il suo Popolo.

Tentativo di comprensione…

Gesù,
che fa esegesi del 1° testamento (AT),

porta a compimento e a completamento,
quanto formulato dai redattori del 1° Testamento.

Dio,
con l’offerta del proprio figlio
non fa un nuovo contratto di possesso con gli uomini e le donne,
come intendevano anticamente gli uomini ebrei,
piuttosto
comunica con la vita
il “suo” amore totale,
senza se e senza ma.

Un amore senza costo alcuno da parte degli uomini e delle donne.

Dio non condanna chi non crede,

ma chi avendo il dono si rifiuta di credere all’evidenza
si esclude da solo dal partecipare
alla pienezza di un amore che Dio già ha testimoniato,
permettendo che il suo figlio venisse ucciso.

Chi rifiuta si autocondanna alla mancanza di questo amore,
che è peggio di qualsiasi inferno.

Chi ha umanamente vissuto la fine di un amore,
sa bene che si toccano vertici di un malessere violento,
che rasentano o toccano il suicidio, la morte.

Sembra che l’amore con Dio,
è immensamente di più.

Ecco
così che mi sono anche addentrato a leggermi
la problematica del matrimonio
di cui tanti miei fratelli
hanno profondamente le idee confuse
sulla sua storia,
soprattutto dinanzi alle mutate sensibilità sociali e di costume.

In quei giorni,
tutti i capi di Giuda,
i sacerdoti
e il popolo
moltiplicarono le loro infedeltà,
imitando in tutto
gli abomini degli altri popoli,
e contaminarono il tempio,
che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.

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