Lettera sul Card. Agostino Vallini (firmato: i sacerdoti di Roma)

Non giurerei sull’attendibilità del testo riportato dal blog cattolico-tradizionalista, comunque:

Il card. Agostino Vallini e Il convegno della Diocesi di Roma

Santità,
Questa è una lettera aperta non una lettera anonima di quelle che circolano in Curia in queste settimane. Il contenuto è condiviso dalla grande maggioranza dei sacerdoti di Roma, la sua Diocesi.

Abbiamo conosciuto l’amabilità del Cardinale Ugo Poletti e in seguito l’intelligenza del Cardinale Camillo Ruini. Oggi siamo naufraghi dell’una e dell’altra.

Con quale criterio ci avete mandato l’attuale Cardinale Vicario? All’annuncio della sua nomina, nonostante le pessime notizie ricevute dal clero di Napoli e di Albano, eravamo ben disposti. Dopo tre anni ci permetta di esprimerle il nostro sfogo sincero e doveroso. Siamo molto amareggiati ma non rassegnati. La recente morte di crepacuore di un giovane sacerdote ci ha convinti a esporle alcuni fatti, tra i tanti, che sono ormai l’agire quotidiano del Cardinale Vicario.

1.
L’autoritarismo del Cardinale Vallini è impressionante. Solo come esempio, nel presentare ai capi ufficio del Vicariato il nuovo Segretario Generale ha detto con piglio militare: “Per quanto riguarda il Segretario Generale, non è più come in passato; adesso chi governa sono
solo io.” Nel presentare il nuovo Rettore del Seminario Maggiore ha detto: “Mi rendo conto che Don Concetto è un po’ debole come Rettore, ma alle spalle ci sono io che intervengo.” Nell’uno e nell’altro caso i due tra i più stretti collaboratori sono stati esautorati e delegittimati davanti a tutto il clero. Il Segretario Generale non ha alcuna autorità ed è impaurito di ogni azione che compie per le imprevedibili reazioni coleriche del Vicario; si può immaginare cosa sarà per il seminario.

2.
Un capitolo estremamente doloroso è quello delle vocazioni. In questi tre anni il seminario si è completamente svuotato per la sua testardaggine di accogliere solo i nativi di Roma, privando la diocesi della sua vocazione universale. A Roma infatti giungono tanti giovani da ogni parte d’Italia per gli studi universitari; è naturale che maturino vocazioni sacerdotali, ma il Cardinale Vallini non ne vuole sapere. Come se non bastasse ha mandato via da Roma tutti i sacerdoti non incardinati, anche quelli che erano stati inviati con il pieno consenso dei loro vescovi.
Bravi sacerdoti dediti alla pastorale e agli studi, con il solo difetto di non essere di Roma. Il loro contributo veniva dato nelle parrocchie, negli ospedali e nelle cappellanie. Oggi la Diocesi si ritrova molto più povera di preti e senza vocazioni. Con questo suo criterio dovrebbero lasciare Roma i tre quarti dei sacerdoti, tutti i vescovi ausiliari e, se permette, lo stesso Cardinale Vicario. Nel 2010 sono entrati in seminario solo tre seminaristi e lo stesso avverrà quest’anno. Per il futuro, non sarà certamente un sacerdote del Cammino neocatecumenale a risolvere i problemi vocazionali.

3. Se questi sono i criteri per le vocazioni perché dovremmo avere come Vicegerente un suo amico intimo che viene da Napoli? Il Cardinale non manca di strategie quando vuole. Per Monsignor lannone ha telefonato a tutti i vescovi del Lazio perché presentassero al Nunzio il nome del suo beniamino per il trasferimento da vescovo ausiliare di Napoli alla diocesi di Sora. Adesso lo vuole come Vicegerente. La fama di Mons. lannone ormai è giunta anche a noi. E’ a totale digiuno della conoscenza di Roma e del clero romano. E’ una brutta copia di Vallini: stesso autoritarismo e stessa ossessione per il sesso. Ci domandiamo se Roma è diventata una provincia di Napoli.

4.
Dopo tre anni la Diocesi non sa ancora dove andare. Potevamo capire che il primo anno era dedicato alla revisione ma adesso manca completamente un progetto pastorale di largo respiro per orientare il lavoro delle parrocchie e il nostro impegno di sacerdoti. Il Cardinale Vallini però non è all’altezza. Manca di spessore intellettuale e culturale per elaborare un progetto pastorale; inoltre, non ha nemmeno l’umiltà per riconoscere il suo limite e affidarsi a collaboratori in grado di farlo. Da alcuni atteggiamenti purtroppo sembra riservare un’invidia viscerale nei confronti di sacerdoti ben preparati che erano stati destinati a incarichi accademici o di impegno culturale.
L’emarginazione di Don Marco Frisina è soltanto l’esempio più eclatante.

5.
Un altro capitolo doloroso è il rapporto con noi sacerdoti. Ci eravamo illusi di un giorno della settimana a nostra disposizione per essere ricevuti senza appuntamento. Oggi abbiamo perfino paura di avvicinarci a quell’ufficio. Siamo visti tutti con sospetto, giudicati e rimproverati senza poterci difendere e ricattati con la minaccia di lasciarci senza stipendio. Su ognuno di noi grava l’ipoteca messa dai suoi due fidatissimi consiglieri che non ci conoscono. E’ risaputo quante volte ormai le urla del Vicario oltrepassano il suo ufficio quando riceve qualche povero confratello anche tra i più anziani. I suoi scatti d’ira sono sempre più frequenti, salta perfino sulla poltrona e giunge addirittura ad avere la bava alla bocca per la violenza delle reazioni. E’ ossessionato dal sospetto di omosessualità come se i rari casi accaduti in diocesi devono compromettere la rettitudine dell’intero presbiterio. Potrà sembrare incredibile, ma quando entra nelle parrocchie per la prima volta e
incontra i sacerdoti e il consiglio pastorale le sue uniche espressioni sono quelle del rimprovero, del sospetto e della minaccia. Molti sacerdoti sono stati umiliati con trasferimenti immotivati e repentini senza alcuna giustificazione. Ormai diversi tra di noi per sfuggire alle sue intemperanze hanno scelto di incardinarsi altrove e alcuni pensano seriamente di farlo nel prossimo futuro. Altri non trovando in lui la dovuta paternità hanno abbandonato il sacerdozio. Comportamenti degni di un maresciallo dei carabinieri non di un vescovo.

6. Ci aspettavamo un Vicario sincero e riscontriamo l’ipocrisia e la falsità dei suoi comportamenti dietro un sorriso degno delle iene. Quando ti prende la mano per stringerla sul petto, tipico delle suore, allora è il segno che vuole una confidenza su qualcuno, vera forma di spionaggio, e per questo dobbiamo stare attenti a non compromettere i confratelli. Abbiamo imparato ben presto che quanto il Vicario ti dice davanti raramente corrisponde a ciò che pensa e dice alle spalle. Un comportamento dagli effetti devastanti nel rapporto tra noi e lui e tra tutto il clero. Prevale il clima di sospetto su tutto e su tutti che rende la diocesi un luogo infelice dove non ci fidiamo più di nessuno e siamo costretti al silenzio.

7. Questo clima si riflette anche tra i vescovi ausiliari. Il terrore è tale che non è consentita alcuna critica anche quando motivata. Manca il confronto e il dialogo soprattutto nella nomina dei parroci e nei trasferimenti. Siamo lasciati soli a noi stessi. Succede perfino che i vescovi ausiliari ci consigliano di non parlare e di non contrastare il Vicario per evitare le sue imprevedibili e talvolta violente relazioni.

8. Data la sua ossessione molti di noi si domandano cosa faccia di nuovo a Roma Monsignor Brandolini, nominato dal Cardinale Vallini Vicario capitolare di San Giovanni. Santità, Lei ricorderà Mons. Brandolini perché dalle pagine di La Repubblica ha espresso il suo profondo disappunto nei suoi confronti per il Motu proprio Summorum Pontificum che lui vedeva come un attacco frontale all’opera riformatrice del suo maestro e mentore Mons. Bugnini. Però Mons. Brandolini ha favorito in tutti i modi la nomina di Mons. lannone a suo successore a Sora e adesso è uomo di fiducia del Vicario. Per questo il Cardinale Vallini non sente e non vede quanto succede con lo stuolo di giovani accoliti della Basilica. Le voci corrono veloci ma se toccano Mons. Brandolini si fermano alla soglia dell’ufficio del Vicario.

Santità, Sappiamo che non accadrà nulla. Noi continueremo ad impegnarci nel nostro lavoro pastorale. Roma ha una lunga storia e saprà superare anche questo disastro. Noi però siamo moralmente obbligati a farlo sapere. Ci permetta di dirle che non meritiamo questo momento di terrore, di sfiducia e di decadenza.

I Sacerdoti di Roma

Fonte: http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2011/09/lettera-dei-sacerdoti-romani-sul-card.html

chiave: Agostino Vallini, Diocesi di Roma, Preti,  parroci, chiesaepostconcilio.blogspot.com

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4 responses to this post.

  1. Posted by cristiana on 3 novembre 2011 at 21:30

    La lettera è a dir poco patetica e scritta molto male. Il cardinale Vallini è la persona più retta, disponibile e umile che poteva presiedere il vicariato di roma.

    Rispondi

  2. Posted by Francesco on 30 novembre 2011 at 10:59

    La lettera sarà pure scritta male…ma, é proprio la sua ‘pateticità’ che crea imbarazzo all’indirizzo del suo destinario. Vede, signora “cristiana”, in una società civile, dove il clero cattolico va registrando situazioni al limite del paradosso e della morale, ed in alcuni casi clamorosi viene considerato alla stregua di una associazione di mascalzoni con la tonaca, effettuare una serie di verifiche per accertare la vericidità, o meno, di quanto viene dichiarato nella lettera in questione, non é una questione di come é stata scritta… ma un problema serio che richiede l’intervento di un organismo superiore che verifichi serenamente quanto denunciato.
    Questo, deve avvenire, perché in caso contrario, non é la “rettitudine”, la”disponibilità” e “l’umiltà”
    che trionferà, ma; il silenzio, la prevaricazione e l’ingiustizia.

    Rispondi

  3. anche se appartengo ad una Chiesa Ortodossa non posso approvare l’ atteggiamento squallido di uno sparuto gruppo di sacerdoti che ha osato scrivere un testo per nulla permeato della carità cristiana. padre timoteo delfino
    ____________________________________
    da Incompiutezza 22 apr. 2012 – 16.01:

    Buon Padre Timoteo,
    la carità chiama la carità.

    Lei probabilmente non vive a Roma,
    non frequenta il Vicariatus Urbis, ricettacolo di preti repressi in umanità, affettività e sessualità, …,
    non è parroco o vicario in una delle più di 300 parrocchie romane.

    Può parlare caro p. Timoteo della carità,
    ma non conosce il vissuto in rapporto con il Vicariato di Roma e il suo cardinale.

    Se fosse il parroco di una parrocchia romana, quando le capitasse di fare lunga anticamera per poter parlare con uno dei suoi vescovi respondabili del suo settore,
    con il cappello in mano, e non perchè ci sia la fila come dal medico…
    ma per il senso dell’autorità….

    c’è ben poco di caritatevole da pensare,

    e talvolta anche una lettera di rabbia può essere legittima anche se non caritatevole.

    Se è l’unico modo per far conoscere un malessere che non è affatto di uno sparuto gruppetto di preti.

    Poi…
    ci sono i preti e parroci e vicari votati alla santità,
    tutto sopportano,
    tutto sperano,
    tutto credono.

    Ma la storia della Chiesa la fanno tutti insieme,
    sia quelli
    che questi.

    a tout a l’heure.

    Rispondi

  4. Posted by Francesca on 6 novembre 2013 at 19:22

    Tutto quello che è stato sritto è vero. Dopo un po di tempo si sono verificati tanti fatti che confermano ciò. Io sono una cristiana che vive a Roma sono in relazione con il clero e le comunità religiose. Le cose vanno male c’è bisogno di un intervento della chiesa, se non al meno quello di Dio. Spero che papa Francesco si rende conto e ragisce.

    Rispondi

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