Mio figlio è omosessuale

«La mia prima reazione è di dire:
non utilizzate mai il termine OMOSESSUALE come un nome comune
ma sempre come un aggettivo.
Perchè?
Soprattutto per rispettare al meglio la dignità di questa persona che è vostro figlio.
Dire di lui che è omosessuale,
è ridurre la sua personalità a questo solo tratto psicologico.

Ora una persona non può essere considerata come una cosa sulla quale si incolla una etichetta….

A differenza di un computer, egli non è programmabile, come non è già programmato.
Egli è un essere unico e misterioso.
E se io voglio avere la fortuna di conoscerlo, sarà necessario manifestare verso di lui un rispetto infinito;
questo significa, tra l’altro, che io non devo mai pretendere di sapere al suo posto ciò che è proprio della sua coscienza, delle sue motivazioni, delle sue scelte.

E’ per questo che è preferibile utilizzare il termine omosessuale come aggettivo:
questa persona è una persona omosessuale.
Anzi per essere nel giusto,
l’ideale sarebbe dire:
la sessualità di questa persona è di orientamento omosessuale.»

Xavier Thévenot
Mon fils est homosexuel ! Comment réagir ? Comment l’accompagner ?
p. 13 et 14
Edition Saint-Augustin, collection L’aire de famille – sept 2001

IN ITALIA:
Sempre mio figlio. Omosessualità in famiglia
Thévenot Xavier, 2004, Paoline Editoriale Libri

_________________________

Xavier Thévenot (1938- 2004),

salésien de Don Bosco (SDB),
a complètement transformé cette discipline quand il enseigna la théologie morale à l’Institut catholique de Paris.

Ce n’était plus un enseignement tombant du ciel,
déjà « casqué » et armé,
mais une recherche de la voie du bonheur pour des hommes mélangés, ambigus et complexes.

Une recherche qui n’hésitait pas à s’attaquer à des sujets difficiles comme la sexualité ou les valeurs de la modernité.
Sa réflexion théologique, qui se veut à la fois enracinée dans la Tradition de l’Église et attentive aux recherches de l’anthropologie contemporaine.

Tutti i Libri in Francese di: Xavier Thévenot
http://www.deastore.com/auteur/Xavier%20Th%C3%A9venot.html

Tutti i Libri in Italiano di: Xavier Thévenot
http://www.ibs.it/libri/th%26eacute%3Bvenot+xavier/libri+di+xavier+thevenot.html

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5 responses to this post.

  1. Sì, va bene, mettiamo altre parole, come abbiamo messo “non vedenti” anzichè ciechi, “non udenti” perdire “sordi” o “diversamenti abili” per dire disabili.
    Cambia qualcosa, a parte l’uso di parole diverse? Per loro nulla!
    Ciechi, sordi, disabili on sono parolacce, nè insulti. Sono parole che esprimono una condizione di mancanza, di non normalità. Assumono carattere negativo se la persona che le pronuncia inietta disprezzo o superiorità nel suo dire: che usi le prime o le seconde espressioni nulla cambia.
    Siamo nella stessa ipocrisia di chi, dalla TV, afferma che le persone down sono normali! Davvero? Magari lo fossero! avranno detto i genitori di questi ragazzi che Maria De Filippi esponeva come clow nel suo programma!!!
    Omosessuali ovvero persone che….Idem come sopra. Vogliamo dire, come pare di moda oggi, che l’amore non ha sesso?
    Ditelo se vi piace. Non la penso così e continuerò a dire che c’era e c’è un uomo e una donna e furono creati uomo e donna, a orientamento sessuale masile l’uno e a orientamento sessuale femminile la seconda.
    E non a caso. Dio non fa mai nulla a caso. L’amore fra i due avrebbe dato un frutto, l’amore stesso sarebbe diventato una persona. Donarsi e riceversi nell’amore, due in unione completa, avrebbe dato luogo a una terza persona.
    Ricorda qualcosa questo. A me sì!
    Ciascun uomo è persona e, quindi, ha un rapporto unico e inconfondibile con Dio. Ma oggi la tendenza omosessuale ha invaso anche quelli a rendenza etero che viggiano da una sponda all’altra soltanto per soddisfare perversioni laide, le più squallide che possano esistere insieme alla pedofilia!!!
    Che tendenza sessuale hanno questi ultimi signori?
    Non giudico gli omosessuali, ma voglio soltanto chiamare ogni cosa con il loro nome, senza nascondermi dietro una foglia di fico!

    Rispondi

  2. E menomale che non sta giudicando gli omosessuali. Che grande confusione e poca conoscenza delle cose (gli orientamenti sessuali “maschile” e “femminile” non esistono e fare un paragone con la pedofilia significa non comprendere la differenza tra pratiche sessuali e orientamento). Credere infine che l’omosessualità sia “di moda” è una gran bella barzelletta (come se un eterosessuale possa cambiare il proprio orientamento come un paio di scarpe).

    A parte il commento di chi mi ha preceduto e che meritava un minimo di replica, sono in larga parte d’accordo con il pensiero di Xavier Thévenot… tuttavia non vedo come l’uso di sostantivo possa snaturare il rispetto che si deve a noi omosessuali. Sul piano logico, quando dico di me che sono omosessuale, certo non escludo di essere anche una persona. Anzi! Come quando si dice di qualcuno che è un architetto. Già dentro il sostantivo architetto, si rintraccia l’idea di persona.

    Per quanto riguarda le etichette, mi pare fuorviante porla in questo modo: le etichette non si appiccicano sopra a qualcuno, semmai raccontano qualcosa che già esiste. Io non sono gay perché mi definisco gay. Piuttosto mi definisco gay perché lo sono. Le etichette servono a raccontare, a spiegare in modo semplice una realtà (e non certo a crearla).
    ______________________________________
    da Incompiutezza lun. 24 ott. 2011 ore 12:36

    Replicare? Io?
    Lo faccio se lo sento,
    se lo trovo valido.

    Come vedi,
    è bene che non l’abbia fatto,
    perchè la riflessione l’approfondisci meglio tu.
    Seriamente.

    Essere persona è il fondamento.

    Un etero non ha bisogno di dirsi etero,
    un gay o omoaffettivo, sente il bisogno di affermarlo.
    E,
    tout le mond direbbe che si sta appiccicando una etichetta,
    come glielo attaccherebbero gli altri se prima che architetto, medico, fratello, amico, viene definito gay.

    La sessualità e i suoi orientamenti costituisce la parte essenziale dell’essere persona,
    sono d’accordo.

    La persona è prima di tutto la propria espressione sessuale.

    Ma
    Xavier Thévenot
    nel caso in specie,
    non parte dal racconto che la persona dà anche di se stessa in quanto omoaffettivo o gay,
    ma in quanto gli altri non gay lo rinchiudono nel loro schema precostituito secondo una tradizione culturale tramandata che non tiene conto delle evoluzioni sociali, scientifiche o che altro.

    Un pò quello che è accaduto
    nella nostra storia con la donna.
    La nostra cultura occidentale risentiva della cultura biblica, la donna impura, la donna che non doveva mostrare i capelli perchè era un atto solo delle puttane (nella cultura biblica…).

    Diverse settimane passate,
    in Israele,
    in un’accademia militare,
    una donna militare sale sul palco per una commemorazione,
    dei cadetti hanno abbandonato la cerimonia.
    I cadetti erano degli ebrei ortodossi.
    Per gli ortodossi una donna non può parlare in pubblico,
    è come se si mostrasse nuda….

    Mi sembra che le cose con il tempo sono cambiate.

    Credo che devono continuare a cambiare…. per tutti…

    Relativamente alle parole che
    Xavier Thévenot
    in questo contesto pronuncia,
    non sta dicendo nulla di scontato nella mia tradizione cristiano/cattolica,
    in questo contesto, infatti,
    lui non sta parlando ai gay,
    ma a quelli che gay non sono,
    e si ritrovano con il personale e solitario “dramma!!!” di un figlio gay.

    Certo non credo che un teologo di morale
    a Roma ,
    professore di una pontificia università,
    abbia il coraggio di parlare con quella libertà,
    o di ricercare con la stessa libertà…..
    almeno di questi tempi…. pubblicamente…..
    (in privato già lo fanno, aspettando che cambi l’aria….)

    Relativamente ai commenti di Rita,
    mi sforzo di rispettare la sua libertà,
    a lei non interessa quello che passa nel mio cuore e nella mia mente,
    non interessano i miei dubbi e le mie domande,
    interessa solo affermare le sue certezze.
    Ha la libertà di farlo,
    si vede che questo l’aiuta a vivere meglio.

    Io vivo meglio con i miei dubbi….
    “Ho bisogno che le parole appropriate nei vangeli siano effettivamente state dette da Gesù ?”
    e se all’evangelista o al redattore non interessava ripetere esattamente le parole di Gesù ? ma….

    ____________________________________
    PS
    Sono andato sul tuo blog,
    le riflessioni/analisi sono serie
    non cazzeggianti, ma di vita.
    è un ottimo contributo,
    per aiutare anche gli altri giovani donne o uomini
    a prendere coscienza,
    a prendersi sul serio,
    a vivere la vita con pienezza,
    come anche con leggerezza.
    Continua.

    Rispondi

  3. Ti devo una precisazione 🙂

    Quando ho scritto che il commento precedente meritava un minimo di replica, non intendevo rimproverare in nessun modo – credimi – l’assenza di una tua risposta. Piuttosto stavo giustificando il perché sentissi io necessario fornire una qualche replica. Di fronte a certe affermazione omofobe e razziste sento irresistibile il desiderio di dire la mia, contrastandole. Tutto qui. Non sono né faccio il maestrino, né era mia intenzione, né reclamavo una tua risposta. 🙂

    Per quanto riguarda il rispetto che hai per “la libertà di Rita”, non penso di aver contestato alcunché o di aver chiesto che le venisse tolta. Se lei è contenta di scrivere queste cose, lo faccia, come dici tu. Se tu sei contenta di darle spazio, fai bene, se questo ti aiuta a vivere meglio. Insomma, non sono proprio il tipo che chiede la censura o cose del genere. 🙂 Spero di non aver dato questa idea di me. In ogni caso, come ti ho appena scritto, questi pensieri non mi appartengono.

    Mi spiace essere stato frainteso e temo che per questo anche le mie parole su Xavier Thévenot abbiano assunto un intento polemico, ma – ripeto – non avevano affatto questo senso.

    Buon lavoro con il tuo blog.
    Michele
    ______________________________________
    da Incompiutezza lun. 24 ott. 2011 ore 12:36

    Vedi come è facile fraintendere nel mondo virtuale,
    nel virtuale manca una parte importante della comunicazione,
    il corpo,
    persino nelle vecchie lettere tra amici (ma tu sei troppo giovane)
    a questo suppliva la grafia, che dava corpo alle espressioni.

    Mail, blog e quanto, manca di corposità,
    ecco che generano più facilmente incomprensioni.

    Io non ho pensato minimamente
    che tu mi chiedessi censura,
    e non mi è passato per l’anticamera del cervello
    che tu stessi facendo della sterile polemica.

    Il contrario,
    in questo caso ho sentito l’esigenza,
    non di replicare a te,
    ma di interloquire,
    dialogo,
    che in questo spazio pubblico,
    significa
    che se per caso capita
    qualcuno,
    cerca di capire meglio di cosa stiamo ciaccolando.

    Grazie per la sensibilità

    Rispondi

  4. E tirando le somme è stato per me piacevole questo piccolo dialogo, anche se a rileggerlo sembra zoppicante con le nostre precisazioni, ma tant’è 🙂

    Grazie a te per la disponibilità.

    P.s. “ciaccolando”: prima volta che leggo questa parola (ho cercato il significato su Google) e me ne sono subito innamorato 🙂

    Rispondi

  5. Posted by Rita & R: on 24 ottobre 2011 at 17:42

    Nè omofa nè razzista.
    Ho le mie opinioni e desidero esprimerle come fanno tutti. In tema “omo” sono ignorante, è vero.
    E mi sta bene così. Chiedo venia per i mie errori.
    In quanto a Matteo dice il falso. Mai ho trascurato di comprendere una persona. Ma, a volte, le persone fanno di tutto per non farsi comprendere…Magari questo, per me, è proprio IL caso…

    ____________________________
    da incompiutezza: 24 ottobre 2011 – ore 19:42

    Io non posso avere la pretesa di comprendere tutti e tutto.
    Posso sforzarmi di rispettare le diversità di ogni persona.
    Poi personalmente,
    perchè vuoi che menta?
    Io sono uomo del dubbio,
    tu sei donna di certezze,
    ma non perchè tu debba esserlo veramente o meno,
    ma così mi appari da quello che scrivi.

    Scrivere, nel virtuale è sempre molto limitato.
    Questo è uno dei limiti…..

    Rispondi

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