Cosa mi distingue dunque da un non cristiano?

“cosa fa di me un vero discepolo che non solo si dice cristiano, ma lo è per davvero!”
[…]

“Forse
per molti contemporanei di Gesù
la morte in croce è la prova
che gli insegnamenti di questo maestro galileo erano instabili come la sabbia.
Ma è vero il contrario.

Questo ci insegna la fede,
e su questa fiducia poggiamo la nostra casa,
la nostra vita, le nostre famiglie e l’intera comunità cristiana.

Gesù ha mostrato la propria identità e origine non tanto con le parole,
dicendo: “Signore Signore… sono io!!”,

ma lo ha mostrato pian piano nella concretezza delle sue scelte
e nella decisione di non sottrarsi alla morte in croce, segno concretissimo di amore suo e del Padre.

Gesù ha accompagnato indissolubilmente gli insegnamenti ai gesti, le promesse ai fatti…

Non aveva un cartellino o una crocetta sul bavero della veste che ricordasse chi era, ma glielo si leggeva chiaro nella vita.

Cosa mi distingue dunque da un non cristiano?”
Tratto da:
www.gioba.it
del 4 marzo 2011

____________________________________________
Voglio entrare nel tempo di preparazione alla Croce e Resurrezione di Gesù,
con questo brano di riflessione tratto da Gioba

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3 responses to this post.

  1. Posted by Rita on 9 marzo 2011 at 13:07

    Prima di tutto penso che vi siano non cristiani oppure battezzati che hanno perso la fede che vivono una vita buona, come uomini e donne oneste, buone, generosi, disponibili, attenti ai bisogni degli altri e che, quindi, siano molto più avanti di tanti sedicenti cattolici.
    Io ero atea fino ai 40 anni e devo dire che fuggivo dai preti e da certi cattolici che avevo anche in casa o compagni di scuola. Fuggivo via dal loro dire, dal loro confinare quel Dio che volevano darmi e che non contava nulla per loro se non una mezz’ora la domenica. Dicevo sempre che, semmai un giorno avessi incontrato Dio, sarebbe stato un amico ogni giorno.
    Così fu e le persone che, per caso, incontrai erano normalissime, giovani e non giovani. Non mi parlarono di Dio, ma mi offrirono la loro amicizia in un’umanità che mai avevo visto. Un’umanità tale che pian piano mi affascinò al punto tale che volli capire di più. Non erano santi, ma vivevano la loro quotidianità con i problemi di tutti, con al centro Cristo. Lo scopri parlando di tutto e, soprattutto, dell’uomo, vedendo la loro passione per l’uomo.
    Un cristiano che vive la fede così, che sa di essere prima di tutto un peccatore, sa che ha bisogno di Cristo sempre e cammina a testa alta non per la sua bravura o onestà, ma per la salvezza e la speranza che Cristo è, ora e qui. Ed è lieto, sempre!
    Gesù ha portato la SUA PERSONA e ancora oggi noi abbiamo la SUA PRESENZA, lo Spirito di Cristo Risorto che opera in noi, sempre.
    A Un cristiano spetta un’azione molto attiva: lasciarsi andare, abbandonarsi a ciò che Lui vuole da me, suo strumento.
    Ecco la Tua serva, mi accada secondo la Tua Parola.

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  2. Posted by torietoreri on 10 marzo 2011 at 18:45

    Come ha ben detto Rita, la distinzione
    del cristiano è la “non distinzione”, o, se distinzione dev’esserci è una distinzione “in basso”. Il primo segno di riconoscimento del Messia ai pastori è “un bimbo avvolto in fasce, che giace su una mangiatoia”; l’ultimo, al culmine della vita, è la croce: Fra questi due segni “in basso” ci sono innumerevoli segni “alla pari”: la prossimità di Cristo a tutte le persone e ad ogni situazione, senza vergogna. Dio si trova nel prossimo, e il prossimo si trova in Dio.

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  3. Posted by Arnaldo on 4 aprile 2011 at 15:22

    Probabilmente le immagini del lievito e del sale, che perdono la loro identità per far fermentare e dare sapore all’impasto nel quale sono stati messi, ci possono aiutare ad inquadrare il tema della distinguibilità dei cristiani.
    Peraltro, se non vado dicendo fesserie, nella lettera a Diogneto i cristiani sono raffigurati come “IN questo mondo ma non DI questo mondo”, pronti a spendersi per le cose di questo mondo ma con la mente perennemente rivolta alle cose dell’Altro mondo …

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