Miotto un eroe? Il vescovo Mattiazzo risponde.

Da: “La difesa del popolo”
27 gennaio 2011

«Ci sono problematiche di carattere etico, morale, religioso che non è possibile degradare a battuta, a lancio d’agenzia, per poi raccogliere tra politici e intellettuali un florilegio di dichiarazioni buone solo ad accendere le polemiche.

[…]
se trasformiamo il dibattito pubblico in un botta e risposta alimentato più da interessi di parte che dall’amore per la verità, se ci limitiamo a sollecitare la reazione emotiva delle persone, quale contributo date a questa nostra società?»

«E già che ci siamo, sia ben chiaro che sfido chiunque a interpretare le mie parole in senso politico,
come se il vescovo di Padova intervenisse per aiutare un partito piuttosto che l’altro.

[…]
Ai genitori di Matteo ho inviato una lettera personale per assicurare loro la mia vicinanza e il mio conforto.
Ho pregato per Matteo,
così come per il lagunare Matteo Vanzan di cui ho personalmente celebrato le esequie a Camponogara.
Se in questo caso non è avvenuto,
è soltanto perché il funerale solenne era già stato celebrato a Roma da un altro vescovo, l’ordinario militare Vincenzo Pelvi.
Ma questo non modifica in alcun modo né il mio dolore, né la pietà per un ragazzo che considero una vittima».
[…]
Matteo è una vittima perché morto innocente e ingiustamente;
una vittima che pongo accanto alla più grande vittima della storia, che è Gesù Cristo.
E a lui che sa cosa significa essere uccisi innocenti e ingiustamente avrei consegnato nel funerale un ragazzo che ha perso la vita in quel tragico modo.
[…]
proprio la grande pietà che sento per ogni vittima mi spinge a sollecitare una riflessione profonda, per evitare il benché minimo rischio che la sua tragedia venga sfruttata per altri scopi».

[…]
domandiamoci cosa dev’essere messo al centro della nostra attenzione:
la vittima di questa tragedia,
la persona di Matteo con il suo carico di valori e di scelte,
la stessa sofferenza dei suoi cari,
o a dominare la scena dev’essere l’apparato retorico costruito dallo stato attorno al lutto di una intera comunità?

Questo è un rischio che come vescovo sento il dovere di sottolineare,
ed è una questione che va ben oltre il singolo caso e non tocca in alcun modo la persona di Matteo.

[…]
Di fronte alla morte di un soldato,
quel che entra in gioco senza che i cittadini se ne accorgano
può essere la tendenza o la tentazione alla sacralizzazione tipica della religione civile,
di quella dimensione del vivere sociale che al pari della fede cristiana
– e spesso mutuandola da essa – ha elaborato lungo i secoli i suoi specifici riti,
una sua simbologia e un suo linguaggio.

[…]
le accuse di disfattismo
lanciate a papa Benedetto XV
quando definì quella guerra una “inutile strage”,
sono proprio il frutto della rabbia di chi vedeva all’improvviso sconfessata e messa a nudo la retorica della religione civile.
Ma questa per me è poco più che mitologia.
E invece di scandalizzarsi, sarebbe bene ragionare a fondo sulla questione».

[…]
Mi pare un’enfatizzazione retorica, affermare che ogni vita onesta o ogni comportamento coraggioso sia di per sé stesso eroico,
salvo poi celebrare tanto eroismo solo quando a morire è un ragazzo in divisa.
Altrimenti non capisco perché non ci si senta in dovere di pronunciare le stesse parole e di organizzare funerali solenni per le migliaia di nostri cittadini che dopo un’intera vita “eroica” lasciano nella loro comunità un ricordo di onestà, senso del dovere, abnegazione.
Aggiungo di più: ma lo stato ha solo eroi in divisa da commemorare solennemente?

Maria Bonino, la nostra pediatra del Cuamm morta nel 2005 a Luanda, in Angola, di febbre emorragica, non era forse un’eroina?

E i suoi colleghi che scelsero di non scappare dall’area del-l’epidemia, anche a rischio della vita?

La salma del vescovo Padovese assassinato lo scorso giugno in Turchia,
dopo aver offerto una splendida testimonianza di coraggio e di amore,
è tornata su un anonimo aereo da trasporto merci.

A questo punto, di fronte a tante vicende esemplari rimaste sepolte nel silenzio,
non le pare che abbia ragione,
quantomeno a denunciare il rischio di una possibile esaltazione retorica?

Questo non toglie nulla al valore personale davanti a Dio».

[…]
In occasione delle celebrazioni per i 60 anni di Medici con l’Africa Cuamm,
davanti al presidente della repubblica,
ho pronunciato delle affermazioni che giudico molto serie,
ricordando come il sistema della cooperazione internazionale italiana
sia ormai obsoleto e denunciando lo scandalo di un’Italia che è oggi al penultimo posto tra i paesi donatori,
nonostante tutti gli impegni solennemente presi in sede internazionale.

[…] Ma perché la mia affermazione non ha avuto alcuna risonanza?
Perché nessun giornalista si è sentito in dovere di approfondire il tema, o di riflettere sulla drammatica questione delle mine di cui abbiamo disseminato il mondo?

Perché tutto questo non interessa a nessuno?

Perché l’opinione pubblica non è sollecitata a riflettere sul problema della fame nel mondo o del sottosviluppo?

Perché di quel che succede in Costa d’Avorio non parlano mai i nostri telegiornali?

A tutto questo non varrebbe la pena dedicare un dibattito?

Mi chiedo se non prevalga invece una rappresentazione del mondo ancora impregnata di ideologia e di una retorica che spesso serve a coprire interessi economici e politici».

In fondo ogni stato ha costruito lungo i secoli una sua retorica» […]

L’intera intervista di Mgr. Mattiazzo
su
La Difesa del Popolo:
http://www.diocesipadova.it/pls/s2ewdiocesipadova/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=3790

____________________________
Grazie P. Mattiazzo per il coraggio della parola,
quando stampa e politici
ti hanno montato contro l’opinione pubblica.

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4 responses to this post.

  1. Posted by Rita on 2 febbraio 2011 at 14:13

    Viviamo nella retorica, ci gonfiamo i polmoni di retorica e non soltanto dall’alto delle cerimonie ufficiali grandi, piccoli e piccoline. Frasi gonfie, parole identiche, tono adeguato, volto di circostanza, indossati come per un “ciac si gira”.
    Soprattutto davanti ad una bara le parole devono essere piene, estese fino ad arrivare al cielo, per colmare mille vuoti che una parola semplice sabrebbe riempire molto di più.
    Lo vediamo sempre e dovunque, soprattutto nelle disgrazie. Parole che strappano applausi, mentre dovrebbero strappare fischi e rabbia.
    Se qualcuno lo dice c’è sgomento. Nessuno vuole vedere, nessuno vuole togliere la maschera, nessuno ha il coraggio di essere se stesso, cioè un poveraccio.
    E da questa verità ricominciare, con altri poveracci, a camminare come essere liberi e leggeri.

    Rispondi

  2. Posted by Marco Pelvi on 28 ottobre 2011 at 01:15

    Mattiazzo deve solo vergognarsi! Come si permette? Dovrebbe essere cacciato via dalla Santa Sede e basta! Svergognato!

    Rispondi

  3. Posted by Marco Pelvi & R: on 28 ottobre 2011 at 01:23

    Togliete questo articolo di Mattiazzo è offensivo e dissacrante! Toglietelo subito!
    ________________
    da Incompiutezza 28 ottobre 2011 – 13:20

    Sei liberissimo di cambiare canale, non conosci nemmeno di cosa tratta questo Blog!
    se non hai la capacità di cambiare canale e non vivi questa libertà,
    hai qualche problema!

    Rispondi

  4. Posted by Marco Pelvi & R: on 28 ottobre 2011 at 01:26

    Tu si nu quaquaraqua!
    ________________
    da Incompiutezza 28 ottobre 2011 – 13:18

    Sei liberissimo di cambiare canale,
    se non lo fai e non vivi questa libertà,
    hai qualche problema!

    Rispondi

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