CHIESA, per dirsi la verità nella carità….

Occorre bandire però la sindrome di Calimero per dirsi la verità nella carità:
quanti gli abusi taciuti per anni?

Quante le vocazioni non autentiche
lasciate proseguire per la scarsità di preti o di “manodopera” negli istituti religiosi?

Quante ipocrisie e meschinità compiute con il sorriso sulle labbra?
E molto altro.

Non solo chi non crede,
ma soprattutto chi crede nel Vangelo
oggi chiede a ogni fratello e sorella nella fede una testimonianza credibile,
un’autenticità che non significa perfezione.

Ma che vuol dire:
ho i miei limiti,
ce l’ho messa tutta,
ho anche sbagliato,
ma il mio riferimento resta Gesù Cristo.

Vuol dire tornare a una fede vissuta,
più che proclamata
o gridata a colpi di comunicati ufficiali.

Una fede che si traduce in gesti,
fatti,
parole
e pure silenzi,
sguardi eloquenti
più di tanti discorsi.

Tutto questo si vede in molte comunità cristiane,
nelle parrocchie,
nei gruppi,
nelle associazioni e nei movimenti,
in tante persone che ci credono ancora nonostante tutto.

Tantissimi laici molto, troppo invisibili,
che si prendono carico
non solo della propria croce,
ma anche di quella altrui.

Altro che proclami.

Altro che levate di scudi.

da:
Malcostume nessun gaudio
di Laura Badaracchi | 08 luglio 2010 
in
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=77
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