La fede, un uso distorto……

intervista a Macha Chmakoff, psicanalista e pittrice, a cura di Paula Boyer
in “La Croix” del 25 giugno 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)
 

La fede, un uso distorto….

 
La fede, può essere utilizzata all’opposto di quello che dovrebbe essere:
un fermento di umanizzazione.
 

Essa induce certi credenti ad evitare se stessi. 

Lasciano nell’ombra interi tratti della loro vita psichica
fino al momento in cui sono sopraffatti da certi sintomi
(angosce, depressioni, malattie psicosomatiche ricorrenti)
o disordini nella loro vita affettiva o sessuale.
 

La pedofilia è emblematica di questo fenomeno. 

[…]
La religione è spesso vissuta come un insieme di precetti e di pratiche
che dà l’illusione di poter essere conformi all’ideale istantaneamente.
 

Allora viene utilizzata per rafforzare l’immagine
che noi inconsciamente abbiamo di noi stessi e che diamo agli altri.
 

Questo fenomeno insidioso riguarda tutte le sensibilità cristiane.
Si può semplicemente dire che più l’impegno è radicale, più i rischi sono forti.
 

[…] 

la religione risponde naturalmente ad un buon numero di angosce inconsce. 

Questo non ha niente di scioccante in sé: il credente è un essere umano e, per far fronte all’angoscia, tutti gli esseri umani ricorrono a questo tipo di funzionamento che si declina in modi più o meno simili negli ambienti laici. 

I problemi sorgono quando la religione non serve più solo ad evitare l’angoscia, ma ad evitare l’origine stessa dell’angoscia.
[…]
Un giovane che entra molto presto in una comunità può evitare di prendere in considerazione la sua difficoltà a diventare autonomo.
 

Una giovane donna che si sposa molto precocemente e che ha molti figli può evitare di affrontare il problema della propria identità reale. 

Il seminarista che ha delle difficoltà sessuali o semplicemente fa fatica a porsi in rapporto con le donne accantona tutti questi problemi. 

Il responsabile di comunità molto generoso può mettersi a distanza da una sofferenza psichica nata da conflitti intrapsichici profondi, donandosi agli altri. 
[…]
L’ideale della castità, nello specifico, incita ad accantonare le difficoltà sessuali o a guardare ad esse come a delle “sbandate”, insomma semplici goffaggini o errori nel cammino arduo della virtù.
Appaiono come delle debolezze e non come segni di una disfunzione profonda.
 

Il soggetto viene così espropriato di una parte del proprio funzionamento psichico. 

… la dinamica del gruppo (comunità o parrocchia) che incita il soggetto a mostrarsi
conforme alle attese che gli sono implicitamente rivolte…..
 
Come premunirsi? 

Non ci sono ricette miracolose. Tuttavia,
…una pastorale che dia ampio spazio all’ascolto
e che miri alla trasformazione personale dei credenti
più che alla loro efficienza apostolica o alla loro esemplarità
sarebbe senza dubbio meno esposta a questi rischi.
 

Ugualmente,
imparare ad ascoltare se stessi,
e riservare un tempo sufficientemente esteso all’ascolto puro e semplice,
alla contemplazione,
rivestono un’importanza capitale.
 

Anche il ricorso alla terapia psicanalitica dovrebbe….. 

(da:
intervista a Macha Chmakoff, psicanalista e pittrice, a cura di Paula Boyer) tutto l’ottimo articolo
su:
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201006/100625chmakoffboyer.pdf
Troppo spesso la fede viene usata in modo distorto per evitare di
guardare nel profondo di se stessi
intervista a Macha Chmakoff, psicanalista e pittrice, a cura di Paula Boyer
 

 

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