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Integralisti senza palle (ci vorrà la pazienza del vaticanista per incoraggiarlo a metterle fuori)

integralisti

Aggiornamento: 05 giu 2014 ore 18:01


Gli integralisti hanno tra le missioni specifiche quella di occupare più spazio possibile a ripetere come un mantra tutto il male possibile di chi non affermi ideologicamente i famosi “valori non negoziabili”
Nei siti dei vaticanisti.


Il 4 Giugno, l’integralista Federico, nella sua foga, attacca la Teologia della Liberazione riportando con un copia ed incolla il pensiero di un prete tradizionalista su un sito tradizionalista, e lo fa riportandolo come pensiero proprio con veemente attacco contro il padre Gustavo Gutierrez.


L’amministratore del blog chiede a Federico da cosa desume la critica d’eresia a padre Gutierrez.


Federico tergiversa.


L’amministratore del blog chiede che appurata la falsità contro padre Gutierrez, abbia l’onestà di ritrattare e scusarsi.


Ma fino ad ora l’integralista Federico se ne guarda bene dal farlo e con disincanto continua a discettere di teologia e chiesa come quando si va al cesso ad evacuare.


Vedremo quando questo “cattolico dai valori non negoziabili” che pubblicamente dà dell’eretico al vecchio 86enne padre Gustavo Gutierrez,
vedremo quando avrà LE PALLE per scusarsi pubblicamente.


Si accettano scommesse…


Alle 15:05 del 5 giugno il paziente amministratore del blog continua a chiedere a Federico l’onestà di ritrattare e scusarsi a più di 24 ore dall’accusa lanciata.


17:03 sembra avvenire il miracolo, Federico, ormai spossato, pubblicamente dichiara scuse e chiede pubblicamente perdono al vecchio padre Gutierrez.


L’amministratore del blog, gli dà il suo buffetto di amicizia e assoluzione, nella comprensione della fatica, pur ricordando, che anche altri nel suo blog sono stati capaci di chiedere scusa, e non dopo 24 ore di tira e molla.


Federico scrive,4 giugno 2014 @ 14:41
….Per Gutierrez “non c’è un altro mondo, ma c’è solo questo”.


• picchio scrive,4 giugno 2014 @ 14:54
Federico
.. un copia incolla di un articolo di P. Giovanni Cavalcoli, op. Copiare un brano senza indicare la fonte è fare un plagio.


• picchio scrive,4 giugno 2014 @ 15:03
ecco da dove federico ha copiato :
http://www.riscossacristiana.it/sulla-teologia-della-liberazione-di-p-giovanni-cavalcoli-op/


• picchio scrive,4 giugno 2014 @ 15:05
pensavo di parlare con uno che avesse qualche idea personale e invece si trattava solo di copia incolla. Vergogna!


• elsa.F scrive,4 giugno 2014 @ 15:06
Potevi evitare caro Federico il copia-incolla da siti ultra-cattolici.
Non ti rende onore questa cosa, Bastava citare la fonte. Anzi la fonte andrebbe sempre citata per capire che quello che si riporta non è farina del proprio sacco, ma voce di uno specifico autore.


• Sara1 scrive,4 giugno 2014 @ 15:09
Federico:
Ho letto alcuni libri di Gutierrez non è affatto chiuso alla trascendenza anzi la sua è una spiritualità molto biblica. (citai tempo fa anche un suo lavoro su Giovanni della croce)


Luigi Accattoli scrive,4 giugno 2014 @ 16:00
Scusa Federico:
tu affermi che “per Gutierrez non c’è un altro mondo, ma c’è solo questo”.
Mi dici per favore in quale o quali opere di Gutierrez tu abbia letto quell’idea?
E’ una domanda per sapere, non per polemizzare.
Io l’ho letto tutto o quasi tutto.
Ma tu, si capisce, sai di più.


Federico scrive,4 giugno 2014 @ 19:07
@Luigi,
il messaggio tra le righe è arrivato chiaramente.
Il mio intento era semplicemente quello di offrire al dibattito un elenco di obiezioni che storicamente sono state opposte alla TDL all’interno della Chiesa Cattolica
(sia pure, come direbbe picchio, attingendo ai “luoghi comuni della destra conservatrice” che comunque esiste e partecipa al dibattito).
L’alternativa sarebbe stata assistere un’apologia a senso unico che non dava ragione delle resistenze che nei decenni ha incontrato la TDL all’interno della Chiesa.
Può darsi benissimo che alcune di queste obiezioni siano infondate (e nel merito del tuo quesito delle 16.00, naturalmente mi fido dei tuoi approfondimenti personali) ma ci sono state, hanno avuto un’eco e hanno contribuito a creare una certa diffidenza nei confronti di quei teologi che le “erinni” di questo blog hanno descritto solo come eroi dei poveri e dei diseredati.
Lo saranno senz’altro, non lo discuto, ma per capire le ragioni di questa diffidenza, inspiegabile nei confronti di chi si erge a paladino dei poveri e degli oppressi in nome di Cristo, occorre almeno tenere presenti le diverse obiezioni, fondate o meno, che storicamente sono state avanzate.
Ho sbagliato a non citare la fonte da cui ho tratto l’elenco di queste obiezioni e ho già spiegato le ragioni di questa infausta scelta, che ha scatenato meritatissime ire e reprimende.
Non “ne so di più” di te e non pretendo tanto in nessun campo, ma certamente la tua domanda mi offre lo spunto per un approfondimento molto più serio e chissà che prima o poi…


Luigi Accattoli scrive,4 giugno 2014 @ 21:55
Federico a me non interessa dove tu abbia preso quel giudizio d’eresia sul padre Gutierrez, mi interessa che tu lo abbia fatto tuo nel mio blog, formulandolo come realtà acclarata:
“per Gutierrez non c’è un altro mondo, ma c’è solo questo”.
Mi piacerebbe che quel giudizio tu lo ritrattassi, non in quanto preso da altri ma in quanto falso.


Luigi Accattoli scrive,4 giugno 2014 @ 21:57
Il padre domenicano Gustavo Gutierrez sta per compiere 86 anni, è una figura veneranda, un uomo al quale i cristiani d’oggi devono molto.
Puoi vedere questo debito nel volume che ha pubblicato nel 2004 in collaborazione con l’arcivescovo Mueller, ora cardinale e prefetto della Fede, che ne garantisce con entusiasmo la totale ortodossia – volume tradotto in italiano l’anno scorso:
Gustavo Gutierrez – Gerardd Ludwig Mueller, Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa, Emi-Messaggero 2013
[titolo originale tedesco: An der Seite der Armen. Theologie der Befreiung: Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione].
Mi piacerebbe che tu – Federico – lo leggessi.


Luigi Accattoli scrive,4 giugno 2014 @ 22:02
Il 12 settembre 2013 Gutierrez, che oggi cammina con il bastone, è stato ricevuto da Papa Francesco.
Nel 2004 il cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Dottrina della Fede, riconobbe pubblicamente che la teologia del padre Gutiérrez “è all’interno della dottrina cattolica”.
Il riconoscimento venne dopo un ventennio di dialogo tra il padre Gutierrez e la Congregazione per la dottrina, che aveva posto sotto esame una decina di sue tesi.
Non è mai stato “censurato” canonicamente, ha sempre celebrato messa, è sempre restato incardinato nel suo ordine religioso, ha sempre goduto della stima dell’episcopato peruviano.


Luigi Accattoli scrive,4 giugno 2014 @ 22:11
Converrai Federico che è singolare che dopo tanta vicenda arrivi uno che lo dà per eretico, praticamente per ateo,
non avendolo mai incontrato e non avendo mai letto nemmeno una riga delle sue opere.

E che lo fa al fine di mantenere equilibrato il dibattito.

Io il padre Gutierrez l’ho incontrato nel 1985 a Lima e ho un ricordo straordinario della tonalità evangelica della sua conversazione.

http://www.luigiaccattoli.it/blog/2014/06/04/galli-della-loggia-e-renzi-come-akela-il-capobranco/#comments


Luigi Accattoli scrive, 5 giugno 2014 @ 15:05
Federico ripeto la domanda che ti ponevo alle 21,55 di ieri (è una domanda per ottenere):
“Mi piacerebbe che quel giudizio [di eresia, ateismo, immanentismo...]
tu lo ritrattassi,
non in quanto preso da altri
ma in quanto falso”.


• picchio scrive, 5 giugno 2014 @ 15:51
Luigi
ripostagli la domanda nel thread sopra di Galli e Renzi, sarà difficile allora non leggerti.


Federico scrive,5 giugno 2014 @ 16:52
Picchio, ti basta mezzo litro di sangue o ti serve una libbra di carne umana?


Federico scrive,5 giugno 2014 @ 17:03
Accogliendo la richiesta di Luigi, che ringrazio ancora una volta per la cortesia e l’ospitalità,
vorrei scusarmi con lui e con i visitatori di questo blog per aver riportato a sproposito (e indirettamente fatto mie) parole che accusavano platealmente padre Gutierrez di eresia, ateismo e immanentismo.
Dalle reazioni suscitate capisco la gravità di un comportamento che non ha giustificazioni.
Riconosco di aver sbagliato e chiedo perdono innanzitutto a p. Gutierrez e a tutti coloro che sono rimasti comprensibilmente offesi e feriti.


Luigi Accattoli scrive, 5 giugno 2014 @ 17:22
Credo che pochi qui in otto anni di pianerottolo siano stati più corretti di Federico, che ringrazio.

La Tradizione nella vita della Chiesa (Carlo Molari)

Vatican council

Durante il Concilio Vaticano II
i Padri hanno discusso a lungo sulla natura e sul valore della Tradizione nella vita ecclesiale.

Il testo definitivo della Dei Verbum,
approvata il 18 novembre 1965
con soli 6 voti contrari su 2350 presenti,
riassume in modo ordinato gli sviluppi della teologia non solo relativi al concetto di Rivelazione
(come economia di eventi accompagnati da parole)
ma anche alla nozione di Tradizione.

Per il Vaticano II, infatti,
«ciò che fu trasmesso dagli apostoli»
non comprende solo le dottrine della fede
bensì «tutto quanto contribuisce alla condotta santa del Popolo di Dio e all’incremento della fede, e così la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede» (DV 8).

Il Concilio Vaticano II
ha assunto un concetto ampio di tradizione
messo a punto negli ultimi decenni del secolo XIX,
in particolare dal Card. Newman e dalla scuola cattolica di Tubinga,
in rapporto sia alla modalità di trasmissione che al suo contenuto.

Riguardo alla trasmissione
il Concilio ha messo in luce l’importanza della comunità dei credenti la quale comunica ciò che crede attraverso ciò che vive.

Riguardo al contenuto
ha precisato che non si tratta di semplici proposizioni da ritenere per vere
ma di eventi da accogliere e rivivere nelle loro dinamiche di salvezza.

La trasmissione avviene
con «l’assistenza dello Spirito Santo»
ma sempre secondo la legge della incarnazione,
cioè con l’assunzione degli orizzonti culturali delle creature operanti e con tutti i loro limiti.

La tradizione autentica, inoltre,
riguarda solo la ‘verità salvifica’, oggetto centrale della rivelazione,
ma si realizza sempre in contesti culturali determinati
che introducono molti elementi eterogenei ed estranei,
rilevabili solo dopo molto tempo.

Ambiguità della tradizione vivente

Alcuni problemi suscitati da tale impostazione sono stati esaminati con approfonditi interventi nel
23° congresso nazionale della Associazione teologica italiana
(Ati, Fare teologia nella tradizione, Centro Ambrosiano di Pastorale, Seveso S. Pietro (Mi) 2-6 settembre 2013).

Le presenze dei teologi Gustavo Gutiérrez (Fare teologia nella tradizione in America Latina) e
Gilles Routhier (Chiesa soggetto di Tradizione),
peruviano il primo e canadese il secondo,
hanno allargato gli orizzonti della ricerca.

In particolare il domenicano teologo della liberazione ha partecipato a tutti i lavori della settimana e il giovedì 5 settembre ha dedicato la mattinata alla esposizione della sua visione sollecitato anche dalle domande rivoltegli dal Prof. Mario Antonelli.

Non posso riassumere lo svolgimento dei lavori congressuali durante il quale 13 interventi in seduta plenaria hanno sviluppato i diversi aspetti del tema e 6 gruppi di approfondimento hanno esaminato
figure che negli ultimi secoli ne hanno affrontato le tematiche essenziali (Yves Marie Congar, Georges V. Florovsky, John Henri Newman, Wolfhang Pannenberg, Maurice Blondel, Hannah Arendt).
Intendo solo riflettere su una delle ambiguità rimaste.

Giuseppe Ruggieri
ha richiamato la convinzione,
già espressa da Joseph Ratzinger immediatamente dopo il Concilio,
che «è rimasto irrisolto il problema del discernimento fra tradizioni autentiche ed inautentiche» e da parte sua Ruggieri ha espresso la convinzione che «non esiste a tutt’oggi un contributo risolutivo di questa aporia della concezione della tradizione recepita dal Vaticano II».

Ci si deve però chiedere se possano esistere criteri a priori per determinare quali tradizioni siano
autentiche e quali no,
o se invece il compito della Chiesa sia quello di camminare continuamente alla ricerca della piena verità, consapevole delle insufficienze e dei limiti di ogni sua formulazione.

Questa condizione spiega perché l’interpretazione di tutta la Tradizione (compresa la Scrittura)
sia sempre aperta e il dialogo con la scienza, le culture e le religioni sia sempre necessario.

In questa prospettiva si capisce, ad esempio, come i primi discepoli di Gesù attendessero come
imminente il ritorno di Cristo.
S. Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica, i quali evidentemente erano diventati discepoli di Gesù nella convinzione di non dover morire:
«non vogliamo fratelli lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come quelli che non hanno speranza.
Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di
Gesù, radunerà con lui tutti coloro che sono morti» (1 Tess, 4, 13-14).

Si potrebbero elencare numerose altre convinzioni che non corrispondevano a verità in ambito
della cosmologia
(la terra al centro e fissa sulle colonne),
dell’antropologia
(il dualismo materia-spirito; la perfezione iniziale; la morte come punizione),
della teologia
(l’azione creatrice di Dio, la dimora nel cielo, la violenza divina).

Modi di pensare che sono stati superati a volte dopo molte resistenze.

Sviluppo vitale della tradizione

A questi cambiamenti corrisponde lo sviluppo della tradizione.

Esso avviene nella dialettica di componenti positive e negative,
di verità ed errori in una continua ricerca di tutta la Chiesa.

Il Concilio Vaticano II
ha riconosciuto che la vita ecclesiale in tutti i suoi aspetti è soggetta a cambiamenti profondi e
nella Costituzione sulla Rivelazione
ha affermato che alla «crescita della Tradizione»
contribuisce anche lo studio e l’esperienza di tutti i fedeli:

«cresce infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse,
sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2, 19 e 51)
sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali,
sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità.

La Chiesa cioè, nel corso dei secoli,
tende incessantemente alla pienezza della verità divina,
finché in essa vengano a compimento le parole di Dio» (Dv 8).

La Costituzione pastorale
ha aggiunto una preziosa indicazione di metodo quando ha parlato della necessaria sintonia con i modelli culturali dei vari popoli e
ha considerato il dialogo quale strumento fondamentale della trasmissione della fede:

«tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione.


Così infatti viene sollecitata in ogni popolo la capacità di esprimere
secondo il modo proprio il messaggio di Cristo e al tempo stesso viene promosso uno scambio vitale tra la Chiesa e le diverse culture dei popoli.


Per accrescere tali scambi, oggi soprattutto che i cambiamenti sono così rapidi e tanto vari i modi di pensare, la Chiesa ha bisogno particolare dell’aiuto di coloro, sia credenti che non credenti, i quali, vivendo nel mondo, sono esperti nelle varie istituzioni e discipline, e ne comprendono la mentalità.


È dovere di tutto il popolo di Dio, in particolare dei pastori e dei teologi,
con l’aiuto dello Spirito Santo,
di ascoltare attentamente,
capire e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo,
e di saperli giudicare
alla luce della parola di Dio,
affinché la Verità rivelata possa essere sempre più profondamente intesa,
meglio capita e presentata nella maniera più adatta» (GSp 44).

La Tradizione
è quindi un processo vitale

  • di accoglienza del passato,
  • di verifica puntuale dei frutti,
  • di esperienze spirituali,
  • di approfondimento dottrinale

che coinvolge tutto il popolo di Dio nelle sue varie strutture e competenze
per riformulare continuamente le verità salvifiche.

La cultura ebraica ha messo a punto
modelli interpretativi delle tradizioni
molto più articolati ed efficaci per coglierne i limiti e le contraddizioni.

In una recente pubblicazione
alcuni ebrei hanno riassunto criteri e acquisizioni con il termine significativo di rimodellazione.

Scrivono:

«Questo porsi nello stesso tempo vicini e lontani, presenti e narranti, ci è parso rappresentare un modo vitale con cui la tradizione può essere tramandata: quello che registra la distanza «ironica» con cui una generazione guarda alle generazioni passate: un modo che prenda sul serio il passato, ma non accetta di considerarlo l’ultima parola e di identificarsi in esso, come fanno i tradizionalisti, ma che dà il segno di una continua rimodellazione.


Occorre salvare la tradizione dai tradizionalisti, direbbe Walter Benjamin,
perché la tradizione non è il passato,
ma la memoria e lo spessore storico di ciò che di volta in volta è attuale»

(J. Bali, V. Franzinetti, St. Levi Della Torre, Il forno di Akhnai.
Una discussione talmudica sulla catastrofe, Giuntina, Firenze 2010 p. 19).

Credo che anche in ambito cattolico
occorra sviluppare criteri che sottraggano la Tradizione dalle spire soffocanti dei tradizionalisti.

L’illusione di verità che restano immutabili nel passare del tempo accompagna ancora in modo troppo vincolante la riflessione teologica cattolica.

Oggi abbiamo gli strumenti per gestire la relatività delle convinzioni senza cadere nel relativismo.
.
“La Tradizione nella vita della Chiesa”
di Carlo Molari
in “Rocca” n. 21 del 1 novembre 2013
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201311/131117molari.pdf

101 anni di fratel Arturo Paoli

Aggiornato

arturo paoli 101 anni

30 novembre 2013
fr. Arturo
completa 101 anni di vita.


Ci accorgiamo che
abbiamo innalzato templi,
organizzato cerimonie e liturgie
per celebrare la persona di Gesù,
per stabilire attraverso tanti concilii “chi è Gesù”.


“Figlio di Dio,
uguale al Padre,
seconda persona della santissima Trinità,
degno di essere adorato,
annunziato,
predicato”.


Tutto questo è vero,
ma
dobbiamo farci un’altra domanda:


veramente Gesù è riuscito a infondere
nel mondo,
nella storia,
nel cammino dell’uomo
l’essenziale che voleva trasmettere a tutta l’umanità?

Fr. Arturo Paoli (Lug.-Ago. 2013 – oreundici.org)


____________________________________
Arturo Paoli, 101 anni, Dialogo della Liberazione, La pazienza del nulla, Perez Esquivel, Lucca, Toscana, Luigi Accattoli, America Latina, Brasile, Charles de Foucauld, Antonio Torrini, poveri, gay, omosessuali, potenti, teologia della liberazione, Italo Castellani, piccolo fratello, 30 novembre 1912, Giusto tra le Nazioni, Yad Vashem, yadvashem.org, panorama, deserto, Pieve Santo Stefano,

Auguri, Arturo Paoli.

Arturo Paoli

Oggi


100 anni


Buon Compleanno


ad


Arturo Paoli


il piccolo fratello di Charles de Foucauld


Arturo Paoli – Biografia
http://www.oreundici.org/arturo_paoli/biografia_arturo_paoli.shtml


Alcuni testi di Arturo Paoli
http://www.giovaniemissione.it/pacennmani/pnmpaoli.htm


Veglia di preghiera per i 100 anni di Fratel Arturo Paoli
http://www.luccaindiretta.it/dalla-citta/item/2757-veglia-di-preghiera-per-i-100-anni-di-fratel-arturo-paoli.html


“La pazienza del nulla” di Arturo Paoli


Incompiutezza – precedenti su Arturo Paoli
http://incompiutezza.wordpress.com/tag/arturo-paoli/


Don Arturo Paoli, 100 anni molto scomodi
di Maurizio Chierici
in “il Fatto Quotidiano” del 30 novembre 2012
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201211/121130chierici.pdf


Il Vangelo secondo fratel Arturo
di Massimiliano Castellani
in “Avvenire” del 29 novembre 2012
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201211/121129castellani.pdf


Arturo Paoli, cent’anni di passione per l’altro
http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Arturo-Paoli-cent-anni-di-passione-per-l-altro


Arturo Paoli: l’amico di Dio e dei poveri
http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Storie/ARTURO-PAOLI-l-amico-di-Dio-e-dei-poveri


Fratel Arturo Paoli, gli auguri del Nobel Perez Esquivel
http://www.luccaindiretta.it/dalla-citta/item/2795-fratel-arturo-paoli-gli-auguri-del-nobel-perez-esquivel.html


Arturo Paoli, mistico della liberazione – Rainews
http://confini.blog.rainews24.it/2012/07/19/arturo-paoli-mistico-della-liberazione/


Arturo Paoli amico dei poveri (Luigi Accattoli)
Intervista pubblica al prete di Lucca che è vissuto cinquant’anni in America Latina
http://www.luigiaccattoli.it/blog/?page_id=92


I cento anni di Arturo Paoli il prete che non ama i potenti
http://iltirreno.gelocal.it/regione/2012/11/11/news/i-cento-anni-di-arturo-paoli-il-prete-che-non-ama-i-potenti-1.6014922


Arturo Paoli, il prete scomodo: “Gli ultimi sono già i primi”
http://cultura.panorama.it/arte-idee/Arturo-Paoli-prete-scomodo-Gli-ultimi-sono-gia-i-primi


“La diversità” – La ricchezza di scoprirsi diversi, la ricchezza di scoprire l’altro un diverso da me.
di fr. Arturo Paoli
http://viottoli.ubivis.org/fedeomosessualita/documenti/appunti107.html


Gli atteggiamenti di Gesù
di fr. Arturo Paoli
http://viottoli.ubivis.org/fedeomosessualita/documenti/appunti106.html


Ecco i 387 giusti italiani che salvarono gli ebrei
Il Blog di Luigi Accattoli
http://www.luigiaccattoli.it/blog/?page_id=393


Yad Vashem – Elenco dei Giusti tra le Nazioni tra gli Italiani
http://www1.yadvashem.org/yv/en/righteous/pdf/virtial_wall/italy.pdf


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Professor Ratzinger, in una chiesa ripiegata e spaventata

Leonardo Boff - 70 anni

Leonardo Boff - 70 anni

Professor Ratzinger

 

Una Chiesa ripiegata su se stessa. Spaventata dal nuovo. Che punta su dottrina e disciplina, non sulla speranza. L’atto di accusa al papa del teologo della liberazione Leonardo Boff

Il teologo Leonardo Boff

Il contrario della fede, nella Bibbia, non è l’ateismo. È la paura. In questo senso la Chiesa di papa Ratzinger vive una profonda crisi di fede, attanagliata come è dal terrore di tutto ciò che la circonda… Il volto di Leonardo Boff, solitamente sorridente, si fa pensieroso.

Il più noto teologo brasiliano, alle soglie dei 70 anni, non mostra risentimento verso il Vaticano, che l’ha inquisito, censurato e poi messo a tacere con punizioni canoniche fino a spingerlo ad abbandonare la tonaca di frate francescano. Con la sua storia personale Boff ha fatto serenamente i conti e vive, da anni, una nuova vita di ‘libero pensatore’, cristiano laico senza voti. Ma per la Chiesa, che resta la ‘sua’ Chiesa, mostra apprensione e un poco di sconforto.

“I credenti non possono avere paura delle novità. Sanno che il mondo è stato salvato in Gesù Cristo”, dice convinto: “E un vero pastore sa che la barca di Pietro non corre il rischio di affondare anche se affronta il mare aperto perché è assistita dallo Spirito Santo. Invece questo papa non è un pastore, è solo un professore. Si preoccupa di fare ogni genere di appunto critico alla modernità, ma non ha irradiazione spirituale, non ha carisma, non mostra il cristianesimo come una cosa buona, una fonte di gioia per l’umanità. In una parola, non fa la cosa più evangelica, quella che Ernst Bloch riteneva la più importante per ogni religione: suscitare speranza. Una Chiesa così, che non è fonte di fiducia nella vita e nel futuro, tutta ripiegata su se stessa, sulla propria identità e sul potere sacrale della gerarchia, completamente paralizzata dalla paura di ciò che sta ‘fuori’, non è più una Chiesa. È una ‘ecclesìola’, una piccola chiesa, con forti tendenze fondamentaliste”.

Di Chiesa, Boff se ne intende: al suo interno ha passato quasi 40 anni. E conosce bene anche Benedetto XVI: quando Leonardo era solo un promettente dottorando alla Facoltà teologica di Monaco di Baviera, il giovane professor Ratzinger era stato suo mentore e protettore. “Era un teologo brillante e aperto che noi studenti ascoltavamo con entusiasmo”, dice con una nota di affetto nella voce: “Ma è sempre stata una persona estremamente timida e i timidi non sanno gestire il potere. Inoltre, da professore è diventato subito cardinale, senza fare mai il parroco né il vescovo. E questo non l’ha aiutato”.

Dai tempi di Monaco tanti anni sono trascorsi. E le traiettorie di vita si sono divaricate. Boff, insieme a Gustavo Gutierrez e altri, ha fondato la Teologia della liberazione, la corrente di pensiero che tra gli anni Sessanta e Settanta ha cambiato il volto della Chiesa latinoamericana, trasformandola da pilastro della società feudale in avvocata dei poveri, degli emarginati e degli oppressi. Ratzinger, invece, ha messo radici nella cittadella fortificata della Curia vaticana, la Congregazione per la dottrina della fede. E una volta prefetto dell’ex Sant’Uffizio, ha preso di mira il suo pupillo di un tempo. Le sue colpe? Aver ‘inquinato’ la ricerca teologica con l’utilizzo degli strumenti di analisi sociale di scuola marxista e aver ricordato troppo chiaramente che la Chiesa è, come dicevano i Padri dell’antichità, “casta meretrix”, santa ma anche profondamente peccatrice.

Dopo un doloroso processo canonico durato oltre un decennio, nel 1992 Boff ha lasciato il sacerdozio. Ma non ha abbondato le comunità cristiane latino-americane. Ha continuato a scrivere (un centinaio di libri) e a far discutere, dentro e fuori la Chiesa. Oggi la sua criniera di capelli neri si è totalmente imbiancata e una leggera zoppìa lo costringe a camminare con un bastone, ma lui ci scherza: “È solo una stampella epistemologica”. La sua franchezza, comunque, è rimasta quella di un tempo. In Italia per un ciclo di conferenze organizzato dalla Rete Radié Resch, un’associazione di solidarietà con il Sud del mondo, spiega i prezzi che ha pagato la Teologia della liberazione: “I processi ecclesiastici subiti da tanti teologi latinoamericani hanno indebolito la Teologia della liberazione, che prima era affermata, riconosciuta e, in alcuni casi come il Brasile, abbracciata ufficialmente persino dalla Conferenza episcopale.

Questo gli ha impedito di diffondersi. Ma, non potendosi espandere, è scesa in profondità. La Teologia della liberazione, insomma, ha approfondito lo studio, ha arricchito le sue intuizioni, ha scoperto nuovi filoni di ricerca: non solo il mondo dei poveri in senso meramente economico, ma anche altri mondi emarginati, come quello degli indios, delle donne, dei discendenti degli schiavi neri. E si è visto che non si trattava di una questione ideologica ‘di moda': il grido degli impoveriti e della stessa Madre Terra, sfruttata e inquinata, rappresentano una sfida pastorale a tutte le Chiese cristiane”.

Bastonata nei sacri palazzi ed espulsa dai seminari, la Teologia della liberazione oggi sembra essersi presa una rivincita in politica, ‘andando al potere’ in parecchi Stati: “I governi di Evo Morales in Bolivia, di Rafael Correa in Ecuador, di Fernando Lugo in Paraguay e dello stesso Lula in Brasile: tutto questo”, dice Boff, “francamente non ce lo aspettavamo. Mio fratello Clodovis, che è un religioso servita, teologo anche lui, è preoccupato che, in questa situazione, la dimensione religiosa venga messa in ombra dalla ‘liberazione politica’. Per me, invece, si tratta di uno storico passo avanti: la liberazione, infatti, è un bene preminente, che appartiene al Regno di Dio, e dunque è più importante della teologia in sé e per sé”.

Il papa e i vescovi, però, sembrano più preoccupati dal calo della pratica religiosa, dal crollo delle vocazioni, dalla secolarizzazione. C’è stato un eccesso di politicizzazione del messaggio cristiano, che ha nuociuto all’evangelizzazione? “No”, risponde Boff, “secondo me la grande responsabilità di questo fenomeno è della Chiesa gerarchica, che di fronte ai cambiamenti, invece di aprirsi, ha avuto paura e si è rivolta al passato, reintroducendo il latino e reinterpretando il Concilio Vaticano II con gli occhi del Vaticano I. Si è andata accentuando talmente l’identità cattolica da escludere tutti gli altri: alle Chiese cristiane non cattoliche si è voluto togliere il titolo di ‘Chiese’ in senso proprio. Ed è stato anche recuperato il vecchio tema medievale secondo cui fuori della Chiesa non c’è salvezza. Questo papa non ha capito che lo Spirito Santo soffia dove vuole e, sicuramente, arriva prima dei missionari.

Lui pensa che Dio abbia la misura della testa del papa, e lo Spirito la misura dello spazio della Chiesa gerarchica. Ma questo è diminuire il messaggio di Gesù e, in qualche modo, tradirlo. Secondo il Nuovo Testamento, Pietro e i suoi successori dovrebbero ‘confortare le sorelle e i fratelli nella fede’. Ecco: io penso che questo papa non li stia confortando. Sta rafforzando solo la dottrina, la disciplina, l’ordine. Non la vita”.

La deriva identitaria, però, non è un’esclusiva del cattolicesimo. Tendenze fondamentaliste si stanno diffondendo in tutte le grandi fedi, dall’Islam all’ebraismo, all’induismo. Sembra un virus planetario. Secondo Boff, “il primo fondamentalismo è quello della visione neoliberista del mercato, che dopo il crollo delle Borse è in profonda crisi. Poi ci sono i fondamentalismi religiosi. Tutti sono espressione di una crisi di civilizzazione, in cui nessuno sa più dire dove va il mondo. Si tratta di un atteggiamento di resistenza al nuovo, una strategia di pura sopravvivenza, non di accettazione del rischio”.

Ma esiste un’istituzione che oggi può permettersi di rischiare? Boff non ha dubbi: “Sì, la Chiesa, che si fonda su Gesù risorto. Solo liberandosi dalla paura di ‘perdersi’ e ritrovando la capacità di aprirsi al nuovo, il cristianesimo può arricchirsi. Solo così può evitare di trasformarsi in un pozzo di acque morte e tornare a essere sorgente di acqua viva”

(30 ottobre 2008)

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