L’ offerta, fattami dal Direttore del Corriere, di avere a disposizione una pagina al mese per rispondere a domande della gente, ha creato in me un certo imbarazzo e smarrimento. Mi spaventa anzitutto il piccolo numero di questioni che potrò trattare, se paragonato con il grande numero delle lettere ricevute. Mi dispiace pensare che c’è chi rimarrà senza risposta, almeno da parte mia. Mi chiedo poi se sarò capace di rispondere a molte delle interrogazioni. Ho io davvero le conoscenze necessarie per soddisfare tante giuste richieste? Se un detto dei filosofi antichi era hoc unum scio, me nihil scire (questa sola cosa io so, di non sapere un bel niente), che cosa potrò io pretendere di sapere, in un mondo che diviene sempre più vasto? Ma soprattutto mi angustia il problema: che cosa vuol dire «rispondere a una domanda»? Molte volte chi interroga lo fa con la speranza di avere confermato il suo parere; oppure cerca una risposta di tipo «oracolare». Non sono molti, mi pare, coloro che con sant’Agostino nel suo De Magistro, sono convinti che non si dà vera risposta se essa non nasce dal di dentro delle persone, se non emerge dalla propria mente e dal proprio cuore.
Seguendo rigorosamente il principio che in interiore homine habitat veritas, cioè che la verità abita nell’interno dell’uomo, Agostino è del parere che nessuna persona può insegnare alcunché a un’altra. È soltanto possibile far risuonare dall’esterno dei segni che, se approfonditi dalla persona stessa, la aiutano a mettersi con autenticità di fronte a ciò che cerca. Il che vorrebbe dire, per quanto mi riguarda, che devo soprattutto aiutare a mettersi di fronte a quei segni esteriori che indicano il cammino di ricerca che ciascuno deve poi compiere interiormente. Tutto questo rende il mio lavoro ancora più difficile. Perciò inizio la mia collaborazione con un certo scetticismo, con la persuasione che essa deluderà molti. Ma se almeno potessi io imparare qualche cosa, mi riterrò soddisfatto e premiato del piccolo sforzo che ci metterò: soprattutto su una cosa, nel non nascondere mai una verità scomoda. Il mio motto episcopale (preso dalla Regola pastorale di san Gregorio Magno) suona così: Pro veritate adversa diligere, cioè per il servizio della verità essere pronto ad amare le avversità. Oggi la negazione della verità assume spesso la figura dell’omissione voluta e colpevole, condizionata dalla paura o dall’interesse, o anche dalla paciosità: mi guardi il Signore da queste trappole!
Carlo Maria Martini
23 giugno 2009
Quindi neppure Martini puo insegnarci alcunchè. Meno male che te ne sei accorto.
Commento di xyz — 4 Luglio 2009 @ 09:15
e neanche tu, bell’imbusto
Commento di dennyrose — 4 Luglio 2009 @ 14:18
Poveretti quelli che hanno bisogno di insegnanti, o di balie, invece che di confrontarsi, e di provare la paura di rischiare per crescere. Alcuni sono destinati a rimanere bamboccioni.
Commento di Anna — 4 Luglio 2009 @ 18:04
Complimenti signorine, spiegatemi perchè il sito del Corriere della Sera dove si riportano le omelie del monsignore qui presente (perchè il galero gli è stato già tolto in pectore), i commenti sono disabilitati, mentre dove c’è la parola del Papa i commenti ci sono e fioccano gli insulti. Orwell ha fatto scuola: qualcuno è + uguale degli altri.
Commento di xyz — 8 Luglio 2009 @ 20:53
La risposta te la sei data da solo. Tu sei proprio il tipo di persona che per ogni domanda ha la risposta giusta. Un fenomeno da telequiz.
La propensione a non avere dubbi, ma solo certezze è ben nota nella letteratura psichiatrica. Ma non vado oltre perché tu evdentemente non hai niente da imparare da nessuno. Men che meno dal Papa.
Commento di dennyrose — 8 Luglio 2009 @ 22:39
Il fatto stesso che attacchi il card Martini, indica che dal Papa non impari un bel niente;
hai mai sentito il Papa attaccare il card. Martini?
Commento di dennyrose — 23 Luglio 2009 @ 18:53
http://www.corrispondenzaromana.it/media/fides-martini.pdf
Commento di xyz — 25 Luglio 2009 @ 16:38
In cui trovo appunto scritto:
“Nell’anno 2006, durante un Angelus in Piazza San Pietro, papa Benedetto XVI elogiò apertamente il cardinal Martini per le sue doti esegetiche, spirituali e comunicative (specialmente coi giovani)”.
Comunque leggere certa schifezza ti fa male, amico, credimi.
Leggi un po più di vangelo, che non ritieni sia superfluo.
Commento di dennyrose — 26 Luglio 2009 @ 13:59
In realtà il motto è:
Pro adversario, veritatem negligere.
Commento di xyz — 6 Agosto 2009 @ 12:40
Io dal Papa imparo ogni giorno, il card. Martini invece chi si crede di essere?
Commento di xyz — 22 Luglio 2009 @ 21:05